La settimana delle obbligazioni: dinamiche globali
La settimana delle obbligazioni
La settimana delle obbligazioni
Nell’area euro, l’attività economica ha sorpreso positivamente gli analisti grazie a un recupero inatteso del comparto manifatturiero, sostenuto in larga parte dalla Germania. L’indice PMI composito, che sintetizza l’andamento di industria e servizi, è salito a 51,9 a febbraio, in aumento rispetto al 51,3 di gennaio e al di sopra delle previsioni ferme a 51,5. Il miglioramento è stato trainato soprattutto dalla manifattura: il relativo PMI è passato da 49,5 a 50,8 punti, superando sia le attese (49,9) sia la soglia dei 50 punti che delimita contrazione ed espansione. Particolarmente significativo il contributo tedesco, con la produzione industriale tornata in territorio espansivo per la prima volta in oltre tre anni e mezzo, segnale che potrebbe indicare l’avvio di una fase più stabile dopo un lungo periodo di debolezza. Meno brillante il settore dei servizi, cresciuto solo marginalmente da 51,6 a 51,8 punti, al di sotto delle attese, pur restando in area di espansione. Nel complesso, tuttavia, il quadro europeo appare in graduale consolidamento.
In Asia, la Banca centrale cinese è intervenuta per frenare l’eccessivo rafforzamento dello yuan nei confronti del dollaro. Negli ultimi mesi la valuta cinese aveva infatti toccato massimi pluriennali grazie a una forte domanda di conversione (cioè la richiesta di scambiare una valuta con un’altra sul mercato dei cambi), al miglioramento del clima tra Stati Uniti e Cina e alla debolezza del dollaro. Un eccessivo rafforzamento rischierebbe però di penalizzare le esportazioni e di aggravare le pressioni deflazionistiche interne. Nel medio termine, restano comunque fattori strutturali a sostegno della valuta, tra cui l’internazionalizzazione dello yuan e la strategia di lungo periodo delle Autorità cinesi. Il rafforzamento della valuta cinese non si è, però, verificato solo nei confronti del dollaro Usa. Da metà 2025, pur con qualche saliscendi, lo yuan ha guadagnato anche nei confronti dell’euro.
Sempre in Asia, la Bank of Korea ha mantenuto invariato il tasso di riferimento al 2,5%, con decisione unanime e orientamento definito “neutrale”. Salvo sorprese, non sono previsti cambiamenti nei prossimi sei mesi. La Banca centrale monitora con attenzione la volatilità del won, l’andamento dei prezzi energetici e le tensioni sul mercato immobiliare, dove i prezzi a Seul sono in aumento da oltre un anno. Il Governatore ha indicato una possibile crescita più solida nel 2026, destinata però a riportarsi verso l’1,8% nel 2027, in un percorso di graduale riequilibrio.
Negli Stati Uniti, infine, il tasso fisso sui mutui trentennali è sceso al 5,98%, sotto la soglia del 6% per la prima volta da settembre 2022. Dopo aver sfiorato il 7,8% nel 2023, il calo rappresenta un segnale importante per un mercato immobiliare in difficoltà: a gennaio le vendite di case esistenti erano diminuite dell’8,4% su base annua, il peggior dato dall’inizio del 2022. La discesa dei tassi, favorita dal rallentamento dell’inflazione, potrebbe sostenere la domanda, facilitare la rinegoziazione dei mutui e contribuire alla ripresa del settore delle costruzioni, stagnante da due anni, con effetti positivi sulla fiducia delle famiglie e sulla stabilità finanziaria.