BTP Italia vs BTP Italia Sì: differenze nel calcolo della cedola
La prima domanda che sorge spontanea è: qual è la differenza tra il BTP Italia e il BTP Italia Sì? In realtà, la risposta era già contenuta nel primo comunicato del Tesoro, e nel nostro precedente testo: non era stata però esplicitata e richiedeva una lettura attenta. Ecco allora la risposta in maniera chiara.
Il BTP Italia Sì prevede una cedola calcolata — come afferma lo stesso Tesoro — in maniera semplificata: essa è data dalla somma della parte fissa di cedola più la rivalutazione dell'inflazione. Rispetto al calcolo del BTP Italia classico, manca un elemento: la rivalutazione del capitale. Il BTP Italia, infatti, rivaluta non solo la cedola ma anche il capitale, mentre il nuovo BTP Italia Sì non rivaluta il capitale su cui viene applicata la parte fissa di cedola.
Un esempio numerico
Ipotizzando un valore di emissione pari a 100, una cedola fissa del 2% annuale (quindi 1% semestrale) e un'inflazione semestrale dell'1,6%:
- la cedola del BTP Italia sarebbe pari al 2,616% (ovvero l'1% applicato al capitale rivalutato di 101,6, cioè 1,016, più la rivalutazione di 1,6);
- la cedola del BTP Italia Sì sarebbe invece pari a 2,6% (somma del tasso semestrale dell'1% e dell'inflazione semestrale dell'1,6%).
La differenza è minima, con il vantaggio che il nuovo meccanismo risulta molto più comprensibile per il risparmiatore comune.
La differenza di calcolo è rilevante per la scelta?
Il BTP Italia Sì comporta quindi una lieve penalizzazione rispetto al BTP Italia, ma stiamo parlando di variazioni al secondo decimale. Nell'esempio ipotizzato — con un'inflazione annua italiana del 3,2%, che corrisponde all'1,6% semestrale, la differenza è di appena lo 0,016%.
Se si considera poi che l'alternativa al BTP Italia Sì, restando sui titoli di Stato italiani, è acquistare il BTP Italia sul mercato secondario con le relative commissioni di acquisto, queste ultime potrebbero già annullare quel minimo vantaggio. Inoltre, il BTP Italia Sì, se sottoscritto e mantenuto fino a scadenza, prevede un premio fedeltà una tantum dello 0,6% che, spalmato su cinque anni, equivale a circa lo 0,12% annuo. In sostanza, ciò che si perde nella differenza di calcolo della rivalutazione si recupera ampiamente con il premio fedeltà e con l'assenza di commissioni bancarie.
Va detto anche che i due strumenti non sono direttamente confrontabili, poiché hanno scadenze diverse: i confronti andrebbero fatti su criteri omogenei, inclusa la medesima scadenza. In ogni caso, anche con questo metodo di calcolo, il BTP Italia Sì rimane un prodotto che offre una copertura dall'inflazione.
Quando la cedola corrisponde solo al tasso minimo garantito
Come per il BTP Italia, anche con il BTP Italia Sì vale la stessa domanda: quando la cedola è pari unicamente al tasso garantito, senza alcuna rivalutazione? La risposta è: in caso di deflazione nel semestre di riferimento. Poiché la cedola viene pagata ogni semestre, è il dato inflazionistico di quel singolo semestre a essere rilevante.
Può accadere, ad esempio, che nell'arco di 12 mesi l'inflazione complessiva sia stata del 2%, ma che questa sia stata la risultante di un semestre con deflazione (ad esempio -0,5%) e uno con inflazione (ad esempio +2,5%). In tal caso, il detentore del BTP Italia Sì avrà incassato solo una cedola rivalutata — quella del secondo semestre — mentre la prima sarà stata pari al solo tasso minimo garantito. L'arco temporale rilevante, quindi, è il singolo semestre, non l'anno.
Cosa succede in caso di disinflazione
La disinflazione è una situazione in cui l'inflazione rallenta, ossia il tasso di crescita dei prezzi diminuisce, pur rimanendo positivo. Questo è ben diverso dalla deflazione. Applicando lo stesso ragionamento precedente: se in un semestre l'inflazione è stata del 2,5% e in quello successivo del 2%, si tratta comunque di crescita dei prezzi in entrambi i periodi. Il semplice fatto che nel secondo semestre il ritmo sia stato più lento non impedisce la rivalutazione della cedola: non c'è stata deflazione, quindi la cedola viene regolarmente rivalutata. Se si ragiona in termini annuali, il rallentamento dal 2,5% al 2% su 12 mesi può essere determinato da semestri più lenti, ma sempre positivi oppure da un semestre in deflazone. Ma si torna all'esempio precedente. Il ragionamento però è sempre lo stesso. Bisogna guardare alla dinamica dei prezzi semestrale.
In sintesi, finché in ogni singolo semestre si registra un'inflazione positiva — indipendentemente dal fatto che sia maggiore o minore rispetto al periodo precedente — la cedola del BTP Italia Sì viene pagata con la componente di rivalutazione.
BTP Italia Sì — Gli esempi di calcolo spiegati in modo semplice
Il punto di partenza degli esempi ufficiali
A corredo di quanto abbiamo detto poco sopra, riportiamo i tre esempi di calcolo che sono pubblicati sul sito stesso del MEF. Si tratta di tre esempi che rappresentano proprio le situazioni di inflazione, disinflazione e deflazione. I numeri e i calcoli sono esattamente gli stessi, ma sono spiegati in una maniera ancora più semplificata. Gli esempi del MEF ipotizzano di investire 1.000 € in un BTP Italia Sì con scadenza 23 giugno 2031 e un tasso fisso minimo del 2% annuo (pagato semestralmente). Si ipotizza inoltre che l'indice dei prezzi di riferimento alla data di emissione sia pari a 100.
Traduciamo: investi 1.000 euro. Il tasso fisso annuo è 2%, quindi ogni 6 mesi ti spetta almeno l'1% fisso = 10 euro garantiti, a prescindere da tutto.
Esempio 1 — Inflazione del 5% nel primo semestre
Se l'inflazione al termine del primo semestre è pari al 5%, significa che l'indice dei prezzi giornaliero di riferimento alla data di pagamento della prima cedola (il 23/12/2026) è salito a 105.
In parole semplici: i prezzi sono aumentati del 5% in quei 6 mesi.
Come si calcola la cedola?
- Parte fissa: 1% di 1.000 € = 10 €
- Parte inflazione: 5% di 1.000 € = 50 €
- Totale: 10 + 50 = 60 € lordi (al netto della tassazione agevolata al 12,5% riceveresti circa 52,50 €)
Esempio 2 — Inflazione 5% nel primo semestre, poi 2% nel secondo
Secondo semestre: i prezzi salgono ancora, ma solo del 2% rispetto al semestre precedente (non dall'inizio).
La remunerazione complessiva del titolo a fine del secondo semestre al lordo delle imposte risulta pari a 30 €, data dalla somma della componente fissa (10 €) e della componente indicizzata all'inflazione maturata nel relativo semestre (20 €).
In parole semplici:
- Parte fissa: 1% di 1.000 € = 10 € (sempre la stessa)
- Parte inflazione: 2% di 1.000 € = 20 €
- Totale 2° semestre: 30 € lordi
Ogni semestre si guarda solo l'inflazione di quei 6 mesi, non quella totale dall'inizio.
Esempio 3 — Deflazione del 2% (i prezzi scendono)
Se al termine del primo semestre si verifica una deflazione pari al 2%, l'indice dei prezzi si riduce a 98. Il Coefficiente di Indicizzazione calcolato è pari a 0,98. Pertanto, non essendosi verificato un aumento dell'inflazione nel corso del semestre, la componente cedolare indicizzata all'inflazione non viene corrisposta, mentre continua ad essere pagata la componente cedolare fissa.
In parole semplici: i prezzi sono scesi. La parte variabile va a zero, ma la parte fissa ti viene pagata lo stesso.
- Parte fissa: 10 € (garantita)
- Parte inflazione: 0 € (non si paga se i prezzi scendono)
- Totale: 10 € lordi
Questo è il "pavimento" di protezione: non puoi prendere meno di 10 € ogni 6 mesi su 1.000 € investiti.