TASSI
Settimana con movimenti limitati per Cina (-0,01%) o stabili (Norvegia). Tassi in rialzo invece dello 0,03% per Stati Uniti e Italia (per la Germania +0,02%).

VALUTE
Tra le divise che fanno part del nostro portafoglio, non solo a livello obbligazionario, ma anche azionario, solo lo zloty polacco (+0,3%) e la corona norvegese (+0,1%) chiude in positivo. Negli altri casi, i saldi son tutti negativi: -0,3% il peso messicano, - 0,5% il dollaro australiano e lo yuan cinese, -0,6% il real basiliano, -0,8% il dollaro Usa, -1,3% la rupia indonesiana e -1,4% lira turca.
IL CONTESTO
FED e inflazione USA
La Federal Reserve ha lasciato i tassi fermi al 3,50%-3,75% per la quinta volta consecutiva, ma il voto (9 a 3) rivela crescenti divisioni interne. Il presidente Warsh mantiene per ora prudenza, mentre l'indicatore d'inflazione preferito dalla Fed resta al 3,4% annuo, ben oltre l'obiettivo del 2%, sostenuto da tensioni in Medio Oriente, petrolio caro, dazi e domanda legata all'IA. L'economia resta comunque solida: lavoro stabile, investimenti robusti. I mercati hanno reagito con calma, ma il tono più restrittivo del previsto fa presagire che il dibattito futuro riguarderà non tanto se ci sarà un rialzo dei tassi, ma quando ci sarà, con impatti su azionario, obbligazionario e dollaro.
Inflazione eurozona
A luglio l'inflazione dell'area euro è salita al 2,9% (dal 2,8% di giugno), spinta soprattutto dal rincaro dell'energia (+10%) dovuto alle tensioni USA-Iran. Anche l'inflazione core è aumentata più delle attese (2,5% contro il 2,4% previsto), segno di pressioni diffuse. La BCE aveva lasciato i tassi invariati la settimana precedente, ma i mercati ora considerano probabile un rialzo a settembre. In controtendenza l'Italia, dove l'inflazione è scesa al 2,8% annuo (dal 3,0%), grazie al calo di alimentari non lavorati ed energetici non regolamentati, anche se gli energetici regolamentati sono balzati al 14,9%. In Polonia l'inflazione ha invece accelerato al 3%, per il forte rincaro dei carburanti.
BOJ e BOE
Le due banche centrali hanno seguito strade diverse questa settimana, pur convergendo nel mantenere i tassi invariati nel breve periodo: la Bank of Japan conferma un orientamento più aggressivo verso futuri rialzi, mentre la Bank of England raffredda le aspettative di un ulteriore incremento dei tassi nei prossimi mesi.
PIL USA, eurozona e Italia
Nel secondo trimestre 2026 il PIL USA ha rallentato all'1,5% annualizzato (sotto le attese), ma con fondamentali solidi: consumi in crescita (+3,2%) e forte spinta degli investimenti legati all'IA (+8,4%). L'inflazione core PCE è scesa al 3,4%. L'eurozona ha invece sorpreso positivamente con un +0,4% trimestrale, trainato da Germania, Francia, Italia e Spagna. L'Italia è cresciuta dello 0,2% nel trimestre e dell'1% annuo, grazie ai servizi, con una variazione acquisita per il 2026 dello 0,8%.
COSA ASPETTARSI QUESTA SETTIMANA
La settimana prevede, dal punto di vista macro-economico, i dati dul mercato del lavoro Usa. Dopo quanto emerso dalla riunione ella scorsa settimana, sono dati fondamentali per capire le prossime mosse della FED. Ma ci son ancora le trimestrali, con società importanti come Palantir, AMd e CAterpillar che riportano i loro utili, ma anche le banche italiane... lo scopri ascoltando il nostro podcast.

