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La settimana delle obbligazioni

La settimana delle obbligazioni

Data di pubblicazione 29 giugno 2026
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Autore: Alberto Cascione

La settimana delle obbligazioni: rally dollaro, nuove attese su Bce e Fed

Tassi in calo negli Stati Uniti e in Italia, lieve allargamento dello spread. L'inflazione Usa torna ai massimi da tre anni, mentre la Cina lancia un'emissione record di bond in euro.

I TASSI. Negli Stati Uniti i tassi (parliamo sempre di quelli a 10 anni) sono scesi dello 0,11%, in Norvegia dello 0,10%, in Cina sono invece rimasti praticamente fermi. In Italia il rendimento del nostro BTp decennale è invece sceso dello 0,11%, mentre quelli dei Bund dello 0,14% e questo ha portato a un leggero aumento dello spread di 3 punti base (cioè 0,03%).

LE VALUTE. Tra le divise presenti nei nostri portafogli, sia obbligazionari sia azionari dato che il cambio influenza anche gli investimenti in azioni, spicca il +0,6% del dollaro, a cui fa da contraltare il -1,8% della Norvegia. A perdere sono stati anche il peso messicano (-0,5%), il dollaro australiano (-1%) e lo zloty polacco (-0,6%), mentre chiudono in positivo la rupia indiana (+0,5%) e, seppur in misura minore, lira turca (+0,2%), yuan cinese (+0,2%), real brasiliano (+0,3%) e rupiah indonesiana (+0,3%).

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IL CONTESTO. I mercati finanziari stanno rivedendo al ribasso le aspettative di un rialzo dei tassi nella zona euro nel 2026. Per la prima volta da aprile, gli investitori non scontano più un aumento completo dello 0,25% che avrebbe portato il costo del denaro al 2,5% entro fine anno. Questa correzione è legata soprattutto al calo del prezzo del petrolio, tornato ai livelli pre-conflitto dopo un'intesa temporanea tra Stati Uniti e Iran, con un conseguente raffreddamento delle aspettative inflazionistiche: quelle a due anni sono scese sotto il 2,2%, contro oltre il 3% di aprile. Alcuni membri della Bce restano, però, cauti e non escludono nuovi interventi se le condizioni dovessero richiederlo. Negli Stati Uniti, invece, il quadro appare più complesso: l'inflazione è risalita al livello più alto degli ultimi tre anni, con il PCE – l’indice dei prezzi delle spese dei consumatori - in crescita del 4,1% annuo (massimo dal 2023) e il dato di fondo al 3,4%, ben sopra l'obiettivo del 2% della Fed. Allo stesso tempo la spesa reale delle famiglie è aumentata dello 0,3% mensile, sostenuta da un incremento dei redditi, in un'economia che cresce ancora a un ritmo del 2,1% annualizzato. Gli investitori attribuiscono ora una probabilità dell'80% a un nuovo rialzo dei tassi in settembre. Le contemporanee revisioni su Bce e Fed hanno spinto il dollaro al rialzo, con il cambio sceso sotto 1,14 per euro per la prima volta da giugno 2025. Sul fronte obbligazionario, la Cina ha lanciato un'emissione record di titoli sovrani in euro, fino a 5,7 miliardi, articolata su scadenze a 5, 8 e 12 anni e anticipata rispetto al consueto calendario annuale, arrivando solo sette mesi dopo un'emissione precedente che aveva raccolto una domanda superiore a 100 miliardi di euro. L'operazione punta a cogliere una finestra di mercato favorevole prima di possibili pressioni inflazionistiche e di un eventuale irrigidimento della politica monetaria europea, oltre a rappresentare un banco di prova della domanda globale in un momento di rapporti commerciali delicati tra Pechino e Bruxelles.

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COSA CI ASPETTA QUESTA SETTIMANA. Questa settimana gli eventi più importanti a livello macroeconomico che avranno impatto sui mercati sono l’inflazione della zona euro e i dati sul mercato del lavoro Usa, due variabili chiave e su cui si basano le scelte di Bce e Fed. Non mancheranno poi altri dati a cui il mercato è sensibile, come l’indice Pmi cinese. Puoi approfondire tutto questo nel nostro podcast settimanale.

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