TASSI
Settimana con calo dei tassi. Meno accentuato per Cina (-0,01%) e Italia (-0,03%), più ampio per Germania e Usa (-0,07%) e Norvegia (-0,08%).
VALUTE
Tra le valute che hanno guadagnato nei confronti dell’euro questa settimana ci sono il peso messicano (+0,8%), la rupia indonesiana (+0,7%) e lo zloty polacco (+0,4%). In tutti gli altri casi le valute hanno perso terreno: -0,1% il dollaro australiano, -0,3% la rupia indiana e la corona norvegese, -0,4% lo yuan cinese e il dollaro Usa, -0,8% per la lira turca e -1,2% per il real brasiliano.
IL CONTESTO
Negli Stati Uniti il quadro macro si fa più incerto. A luglio l'occupazione non agricola è calata di 23.000 unità, contro attese di crescita di circa 80.000 posti, con revisioni al ribasso dei due mesi precedenti che ridimensionano la tenuta mostrata finora. Il tasso di disoccupazione scende al 4,1%, ma soprattutto per il calo della partecipazione alla forza lavoro, mentre i salari crescono appena dello 0,1%. I tagli si concentrano in pubblica amministrazione, tempo libero e retail, mentre sanità e assistenza reggono; il dato rafforza le scommesse su una Fed più prudente a settembre, spingendo al rialzo i futures azionari. Diverso il segnale degli indici ISM: i servizi salgono a 54,1 punti, quinto mese di espansione, con 13 settori su 18 in crescita, pur con occupazione in calo e prezzi pagati a 70,3. La manifattura tocca 55,6, massimo da maggio 2022, con produzione e ordini in accelerazione e occupazione tornata positiva dopo mesi, sostenuta da consumi, investimenti e spesa pubblica, tra costi ancora elevati e dazi.
L'Eurozona torna a crescere: il PMI composito sale a 52 punti, massimo da otto mesi, trainato dai servizi (51,7), con Spagna in forte accelerazione, Italia solida, Germania in ripresa e Francia ancora unica in contrazione. L'occupazione si stabilizza dopo sei mesi di tagli e l'inflazione rallenta, per un PIL trimestrale stimato attorno allo 0,3%, una ripresa definita "sorprendentemente resiliente".
In India la RBI lascia i tassi al 5,25%, privilegiando il sostegno alla crescita: la stima del PIL viene rivista al rialzo al 6,7% e l'inflazione attesa scende al 5%, nonostante pressioni sui prezzi legate soprattutto all'offerta.
Il Brasile taglia i tassi per la quarta volta consecutiva, dal 14,25% al 14%, senza indicazioni precise sulle prossime mosse: l'inflazione rallenta ma resta ancora sopra il target, tra rischi geopolitici, petrolio ed El Niño.
Banxico conferma la pausa al 6,5% per la seconda riunione consecutiva: l'inflazione core resta stabile al 3,95%, quella dei servizi scende leggermente al 4,36%, ancora sopra l'obiettivo del 3%.
In Svizzera l'inflazione scende allo 0,4%, la più bassa tra le economie avanzate: i tassi potrebbero restare fermi allo 0% fino a fine 2027, in assenza di shock esterni.
In Turchia l'inflazione rallenta al 31,8% annuo, secondo mese di miglioramento, ma il rincaro del petrolio legato alle tensioni tra Stati Uniti e Iran resta il principale rischio per la disinflazione.
L'Indonesia cresce del 5,29% nel secondo trimestre, sopra le attese, grazie a consumi, investimenti e forte spesa pubblica, pur con cautela sull'export di materie prime e sulla politica economica.
COSA CI ASPETTA QUESTA SETTIMANA
La settimana prevede il dato sull’inflazione Usa, fondamentale in ottica Fed. Non solo: arriva anche il dato sul Pil della zona euro. Puoi approfondire tutto questo nel nostro podcast settimanale.


