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rapporto abi

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Data di pubblicazione 24 agosto 2026
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Autore: Pia Miglio

Gli italiani sono più ricchi, ma è soprattutto merito delle azioni

In un anno le attività finanziarie delle famiglie sono aumentate di 447 miliardi di euro. Non abbiamo però risparmiato tutta questa somma: a fare la differenza è stato soprattutto l’aumento del valore di azioni e partecipazioni. Intanto, torna a crescere il ricorso ai mutui per comprare casa.

Alla fine del 2025 le famiglie italiane possedevano attività finanziarie per 6.488 miliardi di euro, il 7,4% in più rispetto ai 6.041 miliardi di un anno prima. In dodici mesi la loro ricchezza è quindi aumentata di 447 miliardi.

Il dato emerge dal Monthly Outlook – Economia e mercati finanziari-creditizi di luglio 2026 dell’ABI, elaborato sulla base dei dati della Banca d’Italia. Letto così, potrebbe far pensare che gli italiani abbiano accantonato una montagna di nuovo risparmio. In realtà, non è andata proprio così.

La ricchezza finanziaria cresce quando mettiamo da parte altro denaro, ma anche quando aumenta il valore degli investimenti che già possediamo. Ed è soprattutto questo secondo elemento ad aver spinto il patrimonio delle famiglie.

Azioni e partecipazioni fanno la differenza

I depositi e il denaro contante sono passati da 1.580 a 1.603 miliardi di euro, con una crescita limitata all’1,5%. Azioni e partecipazioni, invece, sono aumentate del 16,4%, da 1.784 a 2.077 miliardi.

In pratica, dei 447 miliardi in più registrati nell’arco dell’anno, 293 miliardi arrivano da questa sola componente. Azioni e partecipazioni rappresentano ormai il 32% delle attività finanziarie delle famiglie, contro il 29,5% di un anno prima. Il peso del denaro e dei depositi, al contrario, è sceso dal 26,2% al 24,7%.

Serve però una precisazione. I dati ABI riuniscono in un’unica categoria le azioni quotate e le partecipazioni societarie, comprese quelle non negoziate in Borsa. Non possiamo quindi affermare che gli italiani abbiano investito 293 miliardi in nuove azioni, né che tutto l’aumento dipenda direttamente dal buon andamento dei listini.

Il dato ci dice piuttosto che è cresciuto il valore complessivo di azioni e quote societarie già presenti nei patrimoni. Si tratta quindi, almeno in buona parte, di una rivalutazione della ricchezza esistente e non di nuovo denaro messo da parte.

Più ricchi, ma non necessariamente con più soldi sul conto

La differenza non è soltanto teorica. I soldi depositati sul conto sono subito disponibili, mentre per utilizzare il valore di un investimento bisogna prima venderlo. Inoltre, ciò che oggi vale di più potrebbe valere meno domani, se i mercati dovessero cambiare direzione.

Anche la distribuzione di questa crescita può essere molto diseguale. Chi possiede azioni o partecipazioni ha beneficiato maggiormente del loro aumento di valore. Chi conserva quasi tutto sul conto corrente ha visto crescere molto meno il proprio patrimonio. Dietro il dato medio convivono quindi famiglie che hanno guadagnato parecchio e altre che potrebbero non essersi accorte affatto di questo presunto boom della ricchezza.

Non sono cresciute, comunque, soltanto le azioni. Le quote dei fondi comuni sono aumentate del 6,9%, raggiungendo 902 miliardi di euro, mentre le obbligazioni sono salite del 5,6%, a 524 miliardi. All’interno di questa categoria, i titoli pubblici hanno registrato un incremento del 10,6%, passando da 310 a 343 miliardi. Assicurazioni vita e fondi pensione sono arrivati invece a 1.150 miliardi, il 4,1% in più rispetto a un anno prima.

Per comprare casa torna centrale il mutuo

Accanto alla ricchezza finanziaria, il rapporto ABI offre anche un’indicazione interessante su quella che per molte famiglie resta la parte principale del patrimonio: la casa.

Nel primo trimestre del 2026 il 64,5% degli acquisti di abitazioni è stato finanziato con un mutuo ipotecario, contro il 63,8% del trimestre precedente. Il finanziamento ha coperto mediamente il 77,2% del valore dell’immobile.

Tradotto in cifre, per una casa da 200.000 euro la banca finanzierebbe in media circa 154.400 euro. L’acquirente dovrebbe quindi disporre dei restanti 45.600 euro, ai quali aggiungere le imposte e le spese legate all’acquisto.

Anche i prestiti già concessi per comprare casa sono aumentati: a maggio 2026 la crescita è stata del 3,3% rispetto a un anno prima. A giugno il tasso medio sulle nuove operazioni si è attestato al 3,48%, in lieve calo rispetto al 3,50% di maggio. La grande maggioranza dei nuovi mutuatari continua a preferire la certezza della rata: l’82,3% delle nuove erogazioni è a tasso fisso.

La ricchezza non è tutta uguale

Il patrimonio delle famiglie italiane è dunque cresciuto, ma il numero complessivo racconta soltanto una parte della storia. Non tutti i 6.488 miliardi sono immediatamente disponibili e non tutti i 447 miliardi aggiunti in un anno derivano da nuovi risparmi.

Una parte consistente della crescita è legata al valore di azioni e partecipazioni e può quindi cambiare insieme ai mercati. Nel frattempo, per acquistare l’altro grande pilastro della ricchezza familiare, la casa, quasi due compratori su tre continuano ad avere bisogno della banca. Gli italiani risultano più ricchi, insomma, ma una parte di questa ricchezza è scritta nei prezzi degli investimenti e un’altra si costruisce ancora pagando una rata alla volta.

 

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