Quando si parla di Buoni fruttiferi postali dedicati ai minori, il rendimento massimo è il dato che attira subito l’attenzione. È naturale: è il numero più semplice da confrontare e quello che spesso orienta la prima valutazione.
Ma nel caso dei Buoni per minori il rendimento massimo non basta per capire se il prodotto sia davvero interessante. La variabile più importante è un’altra: l’età del bambino al momento della sottoscrizione.
La serie oggi in collocamento, TF118A260724, prevede un rendimento annuo effettivo lordo a scadenza che arriva fino al 4% per le durate più lunghe. È meno del 5% riconosciuto dalla serie precedente nello scaglione finale, ma il confronto tra i due numeri racconta solo una parte della storia.
Per capire se il Buono per minori ha ancora senso, bisogna partire da una domanda più concreta: quanti anni mancano al compimento dei 18 anni?
Perché l’età del minore è decisiva
Il Buono fruttifero postale dedicato ai minori non ha una durata uguale per tutti. La scadenza coincide con il compimento dei 18 anni dell’intestatario: significa che la durata effettiva dipende dall’età del minore alla data di sottoscrizione.
Un buono sottoscritto per un neonato può restare investito per quasi 18 anni. Un buono sottoscritto per un ragazzo di 14 o 15 anni avrà invece una durata molto più breve. È questa differenza a determinare il rendimento applicabile.
Nella nuova serie, il rendimento è fisso e crescente in funzione del tempo che manca alla scadenza. La tabella dei rendimenti prevede diversi livelli: si parte dal 2% lordo annuo per le durate più brevi e si arriva al 4% lordo annuo per quelle più lunghe. Tra questi estremi ci sono scaglioni intermedi al 2,25%, 2,50%, 2,75%, 3%, 3,25% e 3,50%.
Il punto è semplice: il 4% è il rendimento massimo, non il rendimento riconosciuto a tutti.
Cosa cambia rispetto alla serie precedente
Rispetto alla serie precedente, il cambiamento più evidente riguarda proprio il rendimento massimo. La vecchia serie arrivava al 5% lordo annuo per le durate più lunghe. La nuova serie si ferma al 4% lordo annuo.
Questo peggioramento pesa soprattutto per i bambini molto piccoli, cioè per quei casi in cui il buono può restare investito più a lungo. Su orizzonti di 17 o 18 anni, un punto percentuale in meno non è una differenza marginale: incide anno dopo anno, perché gli interessi maturati si sommano al capitale e producono a loro volta altri interessi.
Per fare un esempio, nella serie precedente 1.000 euro investiti per un neonato potevano arrivare a circa 2.400 euro lordi a scadenza. Con la nuova serie, il coefficiente lordo finale indicato nel foglio informativo è 2,01261737: significa che, nei casi di durata massima, 1.000 euro diventano circa 2.013 euro lordi al compimento dei 18 anni. Il coefficiente netto indicato è 1,88604020, pari a circa 1.886 euro netti ogni 1.000 euro sottoscritti.
La differenza è quindi significativa, ma non pesa su tutti allo stesso modo.
Per chi il taglio dal 5% al 4% pesa di più
Il passaggio dal 5% al 4% è particolarmente rilevante per chi sottoscrive il buono a favore di un bambino appena nato o comunque molto piccolo. In questi casi, infatti, il capitale può restare investito per molti anni e beneficiare più a lungo della capitalizzazione composta.
Per un minore più vicino alla maggiore età, invece, il confronto con il vecchio 5% pesa meno. Quel rendimento massimo, infatti, non sarebbe stato comunque applicabile se il tempo residuo fino ai 18 anni fosse stato troppo breve.
È qui che l’età del bambino diventa il vero criterio di lettura. Due minori possono avere lo stesso buono, sottoscritto nella stessa serie, ma ottenere rendimenti diversi perché hanno età diverse e quindi durate diverse davanti.
Quando il Buono per minori può ancora avere senso
Il taglio del rendimento massimo rende la nuova serie meno interessante della precedente sulle durate più lunghe. Tuttavia, il Buono per minori conserva alcune caratteristiche che possono renderlo ancora coerente con determinati obiettivi di risparmio familiare.
Può avere senso per chi vuole mettere da parte somme per figli o nipoti con un orizzonte lungo, senza esporsi alle oscillazioni dei mercati finanziari. Il rendimento è conosciuto in anticipo, non sono previsti costi di sottoscrizione o rimborso e il prodotto è assistito dalla garanzia dello Stato italiano.
Anche l’importo minimo è accessibile: si può sottoscrivere a partire da 50 euro e per multipli di 50 euro. Questo lo rende utilizzabile anche per accantonamenti graduali o per somme ricevute in occasione di regali, ricorrenze o piccoli risparmi familiari.
Il punto, però, è che il buono dà il meglio se viene mantenuto fino alla scadenza naturale, cioè fino ai 18 anni del minore.
Il limite da non sottovalutare: il rimborso anticipato
Prima di sottoscrivere un Buono per minori, bisogna considerare anche l’eventualità di avere bisogno del capitale prima della scadenza.
Il rimborso anticipato è possibile, ma se l’intestatario è ancora minorenne serve l’autorizzazione del giudice tutelare. Inoltre, se il rimborso avviene prima che siano trascorsi 18 mesi dalla sottoscrizione, non vengono riconosciuti interessi.
Anche dopo i 18 mesi, il rendimento riconosciuto in caso di rimborso anticipato è molto diverso da quello a scadenza. La nuova serie prevede infatti, per il rimborso anticipato, un tasso nominale annuo lordo dello 0,5%.
Questo aspetto cambia la valutazione: il Buono per minori non è pensato per chi potrebbe avere bisogno di liquidità nel breve periodo. È più coerente con un obiettivo preciso: lasciare il capitale investito fino alla maggiore età del minore.
Le condizioni principali da ricordare
Il Buono fruttifero postale dedicato ai minori può essere intestato esclusivamente a un minore e non può essere cointestato. Non è consentita la sottoscrizione a favore di chi abbia più di 16 anni e 6 mesi, né di chi compia questa età nel mese della sottoscrizione.
Il prodotto è emesso da Cassa Depositi e Prestiti e collocato da Poste Italiane. Può essere sottoscritto in forma cartacea o dematerializzata; nel caso dei buoni dematerializzati, è necessario il collegamento a un Libretto di Risparmio Postale intestato al minore.
Gli interessi sono soggetti a imposta sostitutiva del 12,5%. I buoni sono esenti da imposta di successione. L’imposta di bollo non si applica se il valore complessivo di rimborso dei buoni non supera 5.000 euro. Inoltre, ai fini ISEE, i buoni fruttiferi postali rientrano tra gli strumenti esclusi dal patrimonio mobiliare entro il limite complessivo di 50.000 euro per nucleo familiare, insieme ad altri prodotti garantiti dallo Stato.
Quindi, conviene ancora?
La risposta dipende soprattutto da due fattori: l’orizzonte dell’investimento e lo scopo.
Rispetto alla serie precedente, la nuova serie è meno interessante per i bambini molto piccoli, perché il rendimento massimo passa dal 5% al 4% lordo annuo. È proprio sulle durate più lunghe che questa riduzione pesa di più, perché limita l’effetto della capitalizzazione composta sul capitale finale.
Allo stesso tempo, il Buono per minori conserva una sua funzione per chi cerca uno strumento semplice, garantito dallo Stato, con rendimento noto in anticipo e pensato per arrivare fino ai 18 anni.
La domanda corretta, quindi, non è solo se il 4% sia alto o basso. La domanda è se il prodotto è coerente con l’obiettivo: costruire nel tempo un capitale per un figlio o un nipote, accettando che il buono dia il meglio solo se portato fino alla scadenza.
Per chi ha davanti molti anni e non prevede di chiedere il rimborso anticipato, il Buono per minori può ancora essere una soluzione da valutare. Per chi invece potrebbe avere bisogno di liquidità prima dei 18 anni, il rendimento massimo conta poco: in quel caso, le condizioni di uscita anticipata diventano il vero punto critico.
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