Quando arriva il momento di andare in pensione e si è accumulato un capitale in un fondo pensione (il cosiddetto "montante", ovvero la somma totale risparmiata più i rendimenti ottenuti negli anni), la domanda cruciale è: come trasformare questo capitale in un reddito da spendere durante la pensione? Tradizionalmente la risposta più "sicura" è la rendita vitalizia: un'assicurazione che garantisce un pagamento fisso ogni mese fino alla morte, qualunque sia la durata della vita. Il problema è che gli italiani (e non solo) scelgono raramente questa opzione, preferendo spesso il capitale in un'unica soluzione e questo è uno dei motivi più diffusi per cui non si aderisce al fondo pensione.
Per questo motivo, la manovra ha introdotto dal 1° luglio tre nuove modalità intermedie di rendite, che si collocano a metà strada tra prendere tutto il capitale subito e acquistare una rendita vitalizia.
Le tre opzioni in parole semplici
1. La rendita a durata definita Funziona come una rendita vitalizia, ma con una scadenza: si riceve un pagamento periodico per un numero di anni stabilito in anticipo, non per tutta la vita. È l'opzione più simile a una "vera pensione", perché garantisce stabilità nel tempo.
2. I prelievi liberamente determinabili Qui è la persona stessa a decidere quanto e quando prelevare dal proprio capitale, che resta investito. Massima libertà, ma anche massima responsabilità: bisogna essere disciplinati per non finire i soldi troppo in fretta.
3. L'erogazione frazionata Il capitale viene diviso in rate pagate nel tempo, in modo meccanico e semplice da capire — utile, ad esempio, come "ponte" economico per un periodo limitato (per esempio tra la fine del lavoro e l'inizio della pensione pubblica).
Una caratteristica comune importante
Tutte e tre le opzioni condividono alcuni elementi: non sono cumulabili tra loro, una volta scelte non si può tornare indietro, ma il capitale non ancora erogato resta investito e può sempre essere convertito in rendita vitalizia in un secondo momento. Se la persona muore prima di aver consumato tutto il capitale, ciò che resta va agli eredi designati. E se non si specifica diversamente, il capitale residuo viene automaticamente investito nel comparto più prudente (cioè quello con i rischi finanziari più contenuti) del fondo pensione.
Perché queste opzioni esistono: la psicologia delle scelte finanziarie
L’esistenza di queste rendite non è casuale, ma si basa su alcuni concetti di economia comportamentale, utili per capire perché le persone si comportano in un certo modo con i propri risparmi:
- Present bias: la tendenza a privilegiare il consumo immediato rispetto a quello futuro, anche quando sappiamo che non è la scelta più razionale.
- Myopia (miopia finanziaria): la difficoltà a pianificare correttamente su orizzonti lunghi come una pensione che può durare 20-30 anni.
- Overconfidence: la tendenza a sovrastimare le proprie capacità di gestire bene il denaro nel tempo.
- Illusione di controllo: la sensazione (spesso eccessiva) di poter gestire meglio i propri soldi rispetto a un'assicurazione automatica.
- Mental accounting: la tendenza a trattare mentalmente somme di denaro diverse (capitale, rendita, eredità) come se fossero "scatole" separate, anche quando economicamente sono equivalenti.
Alla luce di questi fattori, la rendita a durata definita risulta la più efficace contro i rischi comportamentali (perché "obbliga" a un consumo regolare), mentre i prelievi liberi sono i più rischiosi su questo fronte, anche se danno più libertà a chi è disciplinato.
Il vero rischio nascosto: il rischio di longevità
Il concetto chiave che attraversa però tutto l’impianto delle rendite è il rischio di longevità: il rischio di vivere più a lungo delle proprie risorse economiche, restando senza soldi negli ultimi anni di vita. Solo la rendita vitalizia vera e propria elimina completamente questo rischio, perché si basa sulla mutualizzazione: chi vive di meno "finanzia" chi vive di più, attraverso l’insieme dei soldi in gestione dalla compagnia assicurativa.
Le tre nuove opzioni, per quanto utili, non eliminano questo rischio: lo riducono solo parzialmente (la rendita a durata definita più delle altre) o non lo affrontano affatto (i prelievi liberi, che dipendono tutto dall'autodisciplina della persona).
Questo fenomeno per cui le persone evitano le rendite vitalizie nonostante la teoria economica le consideri spesso la scelta più razionale (ne abbiamo parlato qui) viene chiamato in letteratura "annuity puzzle" (il "rompicapo delle rendite"): le famiglie attribuiscono grande valore alla liquidità disponibile, alla possibilità di lasciare un'eredità e al controllo sul proprio denaro, anche a costo di esporsi al rischio di rimanere senza risorse in età avanzata.
Il messaggio di fondo
Il messaggio di fondo è che nessuna di queste tre opzioni sostituisce realmente la protezione offerta da una rendita vitalizia tradizionale. Possono però funzionare bene come "rampe di accesso": soluzioni intermedie che permettono un decumulo più disciplinato e graduale del capitale, magari come passo intermedio prima di una scelta di rendita vitalizia vera e propria, oppure come alternativa più flessibile per chi ha già un patrimonio solido e bisogni di spesa irregolari.
In sintesi: più flessibilità si chiede al proprio piano pensionistico, più cresce il rischio di gestirlo male nel tempo; più si vuole stabilità e protezione dal rischio di "rimanere senza soldi", più ci si avvicina (concettualmente) a una rendita vitalizia vera e propria.