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Analisi Mercati

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Data di pubblicazione 20 luglio 2026
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Autore: Alessandra Bigoni

SpaceX e le quotazioni in Borsa: perché spesso si investe troppo tardi

Le quotazioni in Borsa vengono spesso presentate come un’occasione unica per salire a bordo di un’azienda prima di tutti gli altri. Spesso, però, è troppo tardi: perché?

SpaceX US84615Q1031

11/08/2026 Nasdaq

133,29 USD

-5,45 USD (-3,93 %)

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Le quotazioni in Borsa vengono spesso presentate come un’occasione unica per salire a bordo di un’azienda prima di tutti gli altri. In realtà, molti piccoli risparmiatori arrivano quando il razzo è già decollato e una buona parte del potenziale di rialzo è già stata incassata dai primi investitori che han venduto. L’esempio di SpaceX e di altre recenti Ipo mostra perché è necessario essere prudenti quando si investe in una società appena quotata.

SpaceX: il decollo e poi il ritorno sulla Terra

SpaceX (123,99 usd, ISIN US84615Q1031) rappresenta perfettamente questo meccanismo.

Al momento della quotazione, l’azione è stata offerta a 135 dollari. Nei giorni successivi il prezzo vola fino a circa 201,8 dollari, con un rialzo di quasi il 50% in pochissimo tempo. Poi l’euforia si attenua progressivamente: il titolo torna intorno ai 140 dollari, appena sopra il prezzo di collocamento.

È uno schema frequente nelle quotazioni in Borsa. I maggiori guadagni dei primi giorni vanno spesso a chi rivende rapidamente le azioni. L’investitore privato, invece, acquista frequentemente quando l’entusiasmo è al massimo, proprio mentre i primi vincitori stanno già incassando i profitti.

Perché una Ipo arriva spesso nel momento migliore per chi vende

Una quotazione in Borsa, o Ipo (Offerta pubblica iniziale), viene presentata come un’opportunità per partecipare alla crescita di un’azienda “promettente”. Ma il momento scelto per la quotazione raramente è casuale.

In pratica, gli azionisti storici — fondatori, fondi di private equity e manager della società — scelgono la Borsa quando:

  • la valutazione dell’azienda è elevata;
  • il mercato mostra una forte domanda per quel tipo di titoli;
  • la storia costruita intorno all’azienda è particolarmente attraente, per esempio grazie all’innovazione, alla crescita o all’appartenenza a un settore di moda.

Gli azionisti approfittano quindi di questo contesto favorevole per vendere una parte delle loro quote a un buon prezzo.

Per l’investitore privato si pone una domanda semplice: se l’opportunità è davvero così eccezionale, perché alcuni azionisti di lungo periodo scelgono proprio quel momento per ridurre il loro investimento?

L’esempio di CSG: successo mediatico, rendimento deludente

Il gruppo ceco della difesa CSG (14,26 euro, ISIN NL0015073TS8) mostra lo stesso paradosso in un altro settore.

Spinta dall’entusiasmo per i titoli della difesa, CSG viene quotata in Borsa nel gennaio 2026 al prezzo di 25 euro per azione, con una valutazione di circa 25 miliardi di euro, un record per il settore.

Già nelle prime ore di contrattazione, il titolo sale oltre i 32 euro, con un rialzo di quasi il 30% rispetto al prezzo di collocamento. L’operazione viene celebrata come un enorme successo.

Sei mesi più tardi, però, l’azione si muove intorno ai 14 euro, circa il 45% sotto il prezzo di quotazione.

Anche in questo caso, il miglior affare non è stato realizzato dai piccoli risparmiatori che hanno partecipato all’offerta, ma dagli azionisti storici, che hanno sfruttato un contesto ideale per vendere una parte delle loro quote.

Il vero rischio delle Ipo: comprare una storia invece di un valore

Il rischio principale delle quotazioni in Borsa è proprio questo: spesso si acquista una storia seducente più che un’azione a una valutazione ragionevole.

Al momento dell’Ipo:

  • l’azienda presenta la propria storia nel modo più favorevole possibile, insistendo su crescita, innovazione e prospettive del mercato;
  • gli investitori sono entusiasti;
  • i mezzi di informazione danno grande risalto all’operazione.

Una volta svanito l’effetto novità, le azioni appena quotate fanno spesso fatica a battere i principali indici di Borsa. Storicamente, la maggior parte delle Ipo non riesce a sovraperformare stabilmente il mercato dopo i primi mesi di quotazione.

La lezione per il piccolo risparmiatore

Per un piccolo risparmiatore, una quotazione in Borsa non è necessariamente un cattivo affare, ma di rado è un “affare” come spesso è suggerito dalla comunicazione che accompagna l’operazione.

Alcuni principi possono aiutare:

  • non confondere il clamore mediatico con il valore reale dell’azienda;
  • chiedersi perché alcuni azionisti storici abbiano deciso di vendere proprio in quel momento;
  • accettare di lasciar passare l’euforia dei primi giorni e aspettare che il prezzo si stabilizzi.

In molti casi, la scelta migliore è non precipitarsi ad acquistare il giorno della quotazione, osservare l’andamento dell’azienda per qualche mese e investire soltanto se il titolo resta interessante a un prezzo più ragionevole.

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