Dopo anni dominati da shock, inflazione e politiche restrittive, il 2026 si profila come un possibile punto di svolta per l’economia globale. Non un ritorno alla “normalità” pre-crisi, ma l’avvio di una nuova fase. Uno scenario complessivamente più favorevole, che però non elimina i rischi strutturali accumulati nel tempo. Il primo fattore di discontinuità è la politica monetaria. L’avvio del ciclo di riduzione dei tassi negli Stati Uniti ha segnato la fine di una fase di restrizione, ma non significa automaticamente un ritorno a condizioni espansive diffuse. Accanto alla leva monetaria, torna centrale la politica fiscale, specie in Europa, dove non mancano i tentativi di rilanciare una crescita rimasta troppo a lungo anemica. Ma perché siano efficaci, queste politiche dovranno tradursi in riforme che migliorino la competitività. Dobbiamo poi considerare l’intelligenza artificiale, il vero elemento di rottura, che non solo è entrato nella nostra vita di tutti i giorni, ma che si sta anche rivelando una forza macroeconomica capace di modificare i modelli di investimento, l’organizzazione del lavoro e la dinamica della produttività. Sullo sfondo, infine, restano nodi irrisolti: tensioni geopolitiche (quella Usa/Venezuela ha dato il via al nuovo anno), sostenibilità del debito e vulnerabilità finanziarie. Il 2026 potrebbe dunque essere un anno di accelerazione, ma in un percorso stretto che vede la coesistenza di rischi e opportunità. Noi, come sempre, saremo al vostro fianco per aiutarvi a fare le scelte migliori.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi