L’altra è meno immediata, meno battuta, forse anche meno intuitiva: destinare parte del proprio reddito alla previdenza complementare, accettando che il tempo diventi un alleato. Finora molti lavoratori sono rimasti fermi davanti a questo bivio senza accorgersene davvero. Non sempre per sfiducia. Più spesso per disattenzione, mancanza di informazioni, o perché la pensione sembra un tema troppo lontano, specie se si è appena cominciato a lavorare. Dal 1° luglio le nuove regole cambiano proprio questo punto di partenza: non obbligano a scegliere una strada, ma rendono più difficile ignorare che quella strada esiste. Chi entra per la prima volta nel lavoro privato sarà iscritto automaticamente al fondo pensione di categoria, salvo rifiuto esplicito entro 60 giorni. La scelta resta libera, ma cambia l’impostazione di partenza: non bisogna più attivarsi per entrare, bisogna semmai attivarsi per restare fuori. È una differenza importante, perché molte decisioni previdenziali non vengono rimandate per convinzione, ma per inerzia. La riforma interviene anche su altri aspetti, tra cui il comparto nel quale verranno destinati i soldi: sul nostro sito trovi tutti i dettagli di questa che non è una rivoluzione, ma un sentiero reso più evidente nel bosco delle decisioni sul nostro futuro. Nessuno è costretto a percorrerlo, ma diventa meno facile passargli accanto senza accorgersene. E forse, anche nella previdenza, la differenza può nascere proprio da questo (decisivo) momento, quello nel quale scegliamo davvero la strada che intendiamo percorrere.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi