Lo hanno ricordato anche alcuni economisti della Bce: le grandi rivoluzioni tecnologiche (pensiamo all’elettricità, alle ferrovie, a internet) hanno sempre trasformato in modo permanente l’economia, ma non hanno impedito agli investitori di pagare talvolta a caro prezzo, e troppo presto, le promesse del futuro. L’intelligenza artificiale può davvero aumentare la produttività e gli utili, ma ciò non significa che qualsiasi prezzo sia giustificato. Il problema è che nessuno sa quale sarà il momento in cui il mercato farà capire di aver corso troppo. Vendere oggi per timore del prossimo crollo può essere costoso quanto ignorare il rischio. Le Borse potrebbero deragliare già domani, o salire per anni. Per questo la domanda da porsi non è se siamo arrivati al massimo, ma cosa succederebbe ai vostri investimenti se da questi livelli arrivasse un calo del 20% o del 30%. Per essere esposti a questo rischio non serve avere comprato direttamente i colossi dell’AI. Molti prodotti globali sono assai concentrati sulle grandi società Usa, quindi, cercare di indovinare quando sarà il momento di alzare il piede dall’acceleratore non è la strategia giusta. Meglio viaggiare fin d’ora con un portafoglio diversificato, in linea col vostro orizzonte temporale e abbastanza robusto da non costringervi a vendere nel momento peggiore. Sfruttate il ritorno dalle vacanze per controllare se siete in linea coi nostri consigli o se dovete riallineare i vostri investimenti. Il motore può continuare a spingere. Ma più si corre forte, più si deve verificare che sia in grado di tenere la strada.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi

