Quando alcuni economisti hanno esaminato gli effetti di una riforma in questo senso attuata in Spagna nel 2018, hanno scoperto che il beneficio per i clienti era stato parziale: le banche avevano recuperato gran parte dell’imposta aumentando i tassi dei nuovi mutui. Non nella stessa misura per tutti, però: gli aumenti erano stati maggiori per i clienti delle zone più povere e con meno potere contrattuale, più contenuti per le zone agiate o con più alternative. La ricerca (Documentos de Trabajo n. 2040 del Banco de España) merita di essere presa in considerazione ora che si discute della manovra di bilancio, che potrebbe prevedere nuove misure a carico di banche e assicurazioni. Per ora siamo nel campo delle ipotesi. Ma la domanda resta: se lo Stato chiede più soldi agli intermediari finanziari, chi finirà per pagare? Non c’è una risposta valida in ogni caso. Molto dipende da come viene costruito il prelievo, dalla concorrenza e dalla capacità delle imprese di assorbirne il costo. Anche uno studio pubblicato nel 2007 nella collana di ricerca della Banca d’Italia mostra che le banche possono trasferire gran parte dell’onere, soprattutto a chi chiede un prestito (non ai depositanti). Questi studi valgono per le specifiche imposte esaminate, ma il caso spagnolo offre uno spunto per riflettere: non basta stabilire chi debba pagare una tassa per sapere chi ne sosterrà il peso. Quando arriverà il momento di saldare il conto, potrebbe dover mettere mano al portafoglio anche chi pensava che quel prelievo non lo riguardasse. Nel caso, noi saremo pronti a vigilare e a batterci perché questo non accada.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi

