Per anni i mercati privati (private equity, debito privato e infrastrutture) sono stati un territorio riservato agli investitori istituzionali e ai grandi patrimoni. Oggi quella porta si sta aprendo anche ai piccoli risparmiatori.
Con la riforma europea ELTIF 2.0 e la distribuzione attraverso le piattaforme online, è possibile investire nell’economia reale non quotata partendo da poche migliaia di euro e, in alcuni casi, anche da meno.
La promessa è interessante: rendimenti potenzialmente più alti rispetto ai fondi tradizionali e possibilità di diversificazione diverse da quelle offerte dalle Borse. Ma rendere un investimento più accessibile significa anche allargare la platea di chi ne assume i rischi. Il principale è l’illiquidità, cioè la difficoltà di tornare in possesso del capitale quando se ne ha bisogno.
Che cosa sono gli ELTIF
Gli ELTIF, acronimo di European Long-Term Investment Funds, sono fondi di investimento alternativi armonizzati a livello europeo. Nascono per indirizzare il risparmio verso l’economia reale: piccole e medie imprese non quotate, infrastrutture e progetti di lungo periodo.
La differenza rispetto ai fondi comuni tradizionali riguarda innanzitutto gli investimenti sottostanti. Mentre questi ultimi acquistano azioni e obbligazioni scambiate ogni giorno in Borsa, gli ELTIF investono in attività non quotate, per le quali non è disponibile un prezzo di mercato aggiornato quotidianamente. Questo incide sia sul modo in cui viene determinato il valore delle quote, sia sulla possibilità di ottenere il rimborso dell’investimento.
ELTIF 2.0: che cosa ha cambiato la riforma
La riforma ELTIF 2.0, in vigore da gennaio 2024, ha abbassato o, in molti casi, eliminato le soglie minime di ingresso per i piccoli investitori e ampliato le categorie di attività ammesse.
Ha inoltre permesso di strutturare questi fondi anche in formato aperto o evergreen, con la possibilità di sottoscrivere e chiedere il rimborso in finestre periodiche. Non è quindi sempre necessario attendere la scadenza del fondo, spesso fissata tra gli otto e i dodici anni.
Un’altra modifica riguarda la composizione del patrimonio: la quota minima da destinare alle attività ammesse è scesa dal 70% al 55%, lasciando più spazio alla liquidità. La possibilità di chiedere rimborsi periodici, però, non equivale a poter disporre del denaro in qualsiasi momento. Tempi, condizioni e possibili limitazioni restano aspetti decisivi da comprendere prima della sottoscrizione.
Perché i private market stanno arrivando ai piccoli investitori
A favorire questa apertura sono due forze che si rafforzano a vicenda.
Da un lato, dopo l’impennata del 2022, il rallentamento o la discesa dei tassi rende meno generosi i rendimenti dei titoli di Stato e dei conti deposito. La ricerca di rendimento spinge così risparmiatori e consulenti verso gli investimenti alternativi.
Dall’altro, l’industria del risparmio gestito ha individuato nel cliente al dettaglio un nuovo bacino di crescita. Grandi operatori come BlackRock, Apollo, KKR e Blackstone hanno iniziato a proporre prodotti pensati anche per il singolo piccolo investitore.
A completare il quadro è la distribuzione digitale: diverse piattaforme online permettono di sottoscrivere ELTIF in autonomia, con soglie minime che in alcuni casi partono da poche migliaia di euro. Il passaggio dal collocamento attraverso il private banker all’acquisto con un click rende ancora più importante conoscere il funzionamento di questi strumenti. La facilità di acquisto non elimina la complessità dell’investimento.
Sul nostro sito abbiamo parlato anche degli ELTIF acquistabili con Fundstore.
ELTIF ed ETF: la differenza che conta davvero è la liquidità
I due acronimi si assomigliano, ma indicano strumenti molto diversi. Un ETF tradizionale replica un indice, ha in genere costi contenuti e si compra e si vende in Borsa, come un’azione. Un ELTIF investe invece in aziende non quotate, debito privato o infrastrutture: punta a rendimenti maggiori, ma richiede di rinunciare alla disponibilità immediata del capitale.
È il cosiddetto premio per l’illiquidità: un’opportunità di rendimento potenziale che va valutata insieme al vincolo imposto al risparmiatore.
| Caratteristica | ETF | ELTIF 2.0 |
| Investimenti sottostanti | Indici di titoli quotati | Aziende non quotate, debito privato, infrastrutture |
| Liquidità | Acquisto e vendita in Borsa in tempo reale | Finestre periodiche, con preavviso per il rimborso |
| Valore della quota (NAV) | Giornaliero, legato ai valori di mercato | Periodico, spesso basato su stime di fair value |
| Orizzonte di investimento | Variabile in base alla tipologia di ETF | Lungo, anche otto anni o più |
| Costi | In genere bassi | Generalmente più elevati e articolati |
| Soglia minima di ingresso | Prezzo di una quota | Poche migliaia di euro, in alcuni casi anche meno |
I tre aspetti da conoscere prima di investire in un ELTIF
Il nodo non è soltanto il prodotto, ma la consapevolezza con cui lo si acquista. Liquidità, valutazione delle quote e costi richiedono particolare attenzione.
1. La liquidità promessa non è liquidità immediata: come funzionano davvero i rimborsi
Negli ELTIF che prevedono finestre di rimborso, l’uscita non è garantita su base giornaliera. Le finestre possono avere una cadenza mensile, trimestrale o semestrale e la richiesta va presentata con anticipo: in alcuni casi, fino a dodici mesi prima. Inoltre, se troppi investitori chiedono di uscire contemporaneamente, il gestore può limitare o sospendere i rimborsi. Lo scopo è evitare di dover svendere le attività del fondo per raccogliere il denaro necessario.
Una finestra di rimborso, quindi, non è una garanzia di poter recuperare tutta la somma richiesta nel momento desiderato.
2. Il valore delle quote non viene aggiornato ogni giorno
Il valore della quota, indicato con la sigla NAV, viene aggiornato a intervalli prestabiliti, spesso sulla base di stime di fair value, anziché attraverso prezzi rilevati quotidianamente sul mercato.
Il prezzo al quale si entra o si esce può quindi non riflettere il valore reale di mercato delle attività in quel preciso momento.
3. Possono esserci blocchi iniziali e costi più elevati
Molti fondi prevedono un periodo iniziale di blocco, da uno a cinque anni, durante il quale non è possibile vendere.
A questo vincolo si aggiungono commissioni generalmente più alte e articolate rispetto a quelle di un ETF. I costi possono assorbire una parte del rendimento atteso e vanno quindi considerati insieme alle prospettive di guadagno.
Cosa succede quando troppi investitori vogliono uscire insieme
Il mercato americano mostra le difficoltà che possono emergere quando prodotti illiquidi raggiungono una platea ampia di investitori. Le masse gestite sono raddoppiate in quattro anni, superando i 530 miliardi di dollari a fine 2025. Nello stesso periodo, però, di fronte a un’ondata di richieste di rimborso, alcuni fondi di credito privato non sono riusciti a onorare oltre 20 miliardi di dollari di riscatti. Gli investitori si sono visti liquidare, in media, soltanto la metà di quanto avevano chiesto.
Il quadro è quello di un rallentamento selettivo, non di un deterioramento generalizzato, che porta anche gli operatori a una maggiore selettività nell’impiego dei capitali. Per il risparmiatore, resta centrale il problema della disponibilità del denaro: chiedere il rimborso non significa necessariamente ottenerlo per intero.
ELTIF per tutti? In Italia la democratizzazione è ancora parziale
L’Italia è il secondo mercato europeo per gli ELTIF, con circa 4,5 miliardi di euro nelle mani degli investitori a fine 2025.
Dietro al racconto di un private equity aperto a tutti, però, la distribuzione rimane più selettiva. Le reti bancarie e le società di gestione continuano a collocare questi strumenti soprattutto presso la clientela private, cioè i clienti con patrimoni molto elevati.
Alcuni operatori richiedono disponibilità di almeno un milione di euro, classificano gli ELTIF tra i prodotti più complessi e li inseriscono soltanto come quota minoritaria del portafoglio.
L’abbassamento delle soglie di ingresso, dunque, non significa che questi fondi siano adatti a qualsiasi risparmiatore.
Cinque domande per capire se un ELTIF è adatto al tuo portafoglio
Prima di investire in un ELTIF, verifica di saper rispondere a queste domande.
- Posso lasciare immobilizzata questa somma per molti anni? Non dovresti dover contare su quel denaro per affrontare spese impreviste.
- Ho capito quando e a quali condizioni posso chiedere il rimborso? Devi conoscere le finestre di uscita ed essere consapevole che i rimborsi potrebbero essere limitati o sospesi per un certo periodo.
- So quanto incidono le commissioni sul rendimento atteso? La valutazione deve riguardare i costi complessivi, non soltanto le prospettive di guadagno.
- La somma che vorrei investire è una quota ragionevole del mio patrimonio? Occorre evitare di concentrare il risparmio su un singolo strumento illiquido.
- Sto scegliendo in base al mio profilo di investitore o alla facilità di acquisto? Un investimento a portata di click richiede comunque una valutazione attenta della sua adeguatezza.
ELTIF: un’opportunità da valutare con prudenza
Per chi ha un orizzonte lungo, un patrimonio adeguato e piena consapevolezza dei rischi, gli ELTIF possono offrire opportunità di diversificazione diverse da quelle dei prodotti quotati.
Aprire il private equity al grande pubblico ha però senso soltanto se l’accesso è accompagnato da informazioni chiare, costi trasparenti e una verifica seria dell’adeguatezza al profilo dell’investitore. L’illiquidità non è una formalità nascosta nelle ultime pagine del prospetto. È un vincolo concreto, da comprendere prima di impegnare il proprio denaro: la possibilità di entrare con una piccola somma non garantisce di poter uscire quando serve.

