Gran Bretagna: Pil quarto trimestre e il punto della situazione
Pil UK, azioni ed obbligazioni
Pil UK, azioni ed obbligazioni
Nel quarto trimestre del 2025 l’economia del Regno Unito ha mostrato segnali di rallentamento, registrando una crescita molto contenuta pari allo 0,1%, un dato inferiore alle attese che prevedevano un incremento dello 0,2%. Anche il trimestre precedente aveva evidenziato una dinamica debole, con un analogo +0,1%, confermando così una fase di stagnazione nella seconda parte dell’anno.
La debolezza dell’economia britannica emerge in modo particolare dall’andamento degli investimenti aziendali, scesi del 2,7%: si tratta del calo più significativo dal 2021 e rappresenta uno dei fattori principali che hanno frenato la crescita. Il settore dei servizi, tradizionalmente il motore dell’economia del Paese, è rimasto sostanzialmente fermo, anche a causa degli scioperi dei medici che tra novembre e dicembre hanno limitato la produttività. A questo si aggiunge la contrazione del comparto delle costruzioni, che ha segnato un -2,1%, il peggior risultato degli ultimi quattro anni.
Un dato relativamente positivo arriva dall’industria manifatturiera, cresciuta dello 0,9% grazie soprattutto al recupero del settore automobilistico, dopo le difficoltà causate dal grave cyberattacco che aveva colpito Jaguar Land Rover e costretto alla chiusura temporanea degli impianti. I consumi, pur restando in territorio positivo, sono rimasti molto deboli, con un incremento limitato allo 0,2%, mentre la spesa pubblica è stata l’unico elemento a sostenere il PIL nel trimestre, registrando un aumento dello 0,4%. Il quadro complessivo è stato ulteriormente indebolito dal commercio estero, con un deficit in ampliamento che ha sottratto ulteriore slancio alla crescita.
Questi risultati hanno avuto anche effetti sul piano politico. Le performance deludenti dell’economia hanno infatti aumentato la pressione sul Primo Ministro, già sotto osservazione per alcune scelte controverse all’interno del governo. Anche la sterlina non ha reagito positivamente ai dati, mantenendosi debole.
Nonostante la frenata finale, l’anno 2025 nel suo complesso si è chiuso con una crescita dell’1,3%, superiore alle previsioni e sufficiente a collocare il Regno Unito come il Paese con la crescita più elevata tra i membri europei del G7. Tuttavia, l’andamento è risultato molto sbilanciato: a un primo semestre dinamico ha fatto seguito un secondo semestre nettamente più fragile. Inoltre, il PIL pro capite ha segnato una flessione per il secondo trimestre consecutivo, evidenziando un indebolimento del potere d’acquisto delle famiglie nonostante il dato annuale complessivo fosse ancora positivo (+1%).
Guardando al futuro, le prospettive rimangono incerte. La Bank of England ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2026, portandole allo 0,9% rispetto all’1,2% stimato in precedenza. I mercati si aspettano almeno un ulteriore taglio dei tassi d’interesse nel corso dell’anno, e attribuiscono un’alta probabilità anche a un secondo intervento. Persistono tuttavia rischi legati all’indebolimento del mercato del lavoro e alle tensioni politiche interne, che potrebbero continuare a frenare la fiducia di imprese e consumatori.
Non investire nel Regno Unito, né con le obbligazioni, né con le azioni.