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Data di pubblicazione 30 marzo 2026
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Autore: Alberto Cascione

Moody's taglia le stime di crescita dell'Italia

Nella consueta revisione di giudizi, l'agenzia di rating ha messo mano alle stime sull'Italia. Sono impattate quelle sul Pil, ma anche sull'inflazione

Secondo Moody’s Il giudizio sull’affidabilità economica dell’Italia, espresso attraverso il rating Baa2 con outlook stabile, riflette una combinazione di punti di forza e di elementi di fragilità. Da un lato, il Paese può contare su un’economia ampia, diversificata e con un elevato livello di reddito, oltre a una solida base di investitori domestici che sostiene il finanziamento del debito pubblico. Inoltre, l’appartenenza all’Unione Europea e all’area euro rappresenta un importante ancoraggio istituzionale e politico.

Dall’altro lato, però, permangono criticità significative. Il debito pubblico italiano è molto elevato e limita la capacità dello Stato di intervenire in modo flessibile in caso di difficoltà. A questo si aggiungono prospettive di crescita moderate nel medio periodo, influenzate da fattori strutturali come l’invecchiamento della popolazione e la bassa produttività. Inoltre, i conti pubblici risultano sensibili ai cambiamenti delle condizioni di finanziamento, come eventuali aumenti dei tassi di interesse.

Negli ultimi mesi, l’andamento economico e fiscale si è mantenuto in linea con le aspettative. Nel 2025 la crescita del PIL reale è stata dello 0,5%, leggermente inferiore rispetto allo 0,8% del 2024, soprattutto a causa della debolezza della domanda estera e di condizioni finanziarie più restrittive. Tuttavia, la domanda interna ha mostrato una buona tenuta. Anche il mercato del lavoro ha registrato miglioramenti, con un tasso di disoccupazione sceso al 6,1%, favorendo i consumi e le entrate fiscali.

Sul fronte dei conti pubblici, il deficit è diminuito al 3,1% del PIL nel 2025, mentre il saldo primario è migliorato, tornando in avanzo. Le entrate fiscali sono cresciute più del previsto, anche grazie a riforme che hanno rafforzato la compliance fiscale. Tuttavia, la spesa è aumentata più del previsto, in parte per gli effetti residui del superbonus, contribuendo a un ulteriore aumento del debito pubblico, arrivato al 137,1% del PIL.

Considerando il conflitto militare in Medio Oriente, Moody’s ha leggermente ridotto la previsione di crescita del PIL reale per il 2026 allo 0,7% dallo 0,8%, e aumentato la previsione di inflazione al 2,1% dall’1,8%.

Nel complesso, l’economia italiana presenta solide basi, ma anche limiti strutturali che ne frenano il potenziale di crescita. Le istituzioni e la governance sono considerate solide, mentre la forza fiscale resta più debole a causa dell’elevato debito. Il rischio legato a eventi esterni, in particolare geopolitici, rimane un fattore da monitorare.

L’outlook stabile indica un equilibrio tra questi aspetti positivi e negativi. Miglioramenti potrebbero arrivare da riforme che rendano più efficiente la pubblica amministrazione e più dinamico il sistema produttivo, favorendo investimenti e innovazione. Al contrario, una crescita più debole del previsto o un rallentamento nel percorso di consolidamento dei conti pubblici potrebbero peggiorare la situazione.