Secondo Moody’s Il giudizio sull’affidabilità economica dell’Italia, espresso attraverso il rating Baa2 con outlook stabile, riflette una combinazione di punti di forza e di elementi di fragilità. Da un lato, il Paese può contare su un’economia ampia, diversificata e con un elevato livello di reddito, oltre a una solida base di investitori domestici che sostiene il finanziamento del debito pubblico. Inoltre, l’appartenenza all’Unione Europea e all’area euro rappresenta un importante ancoraggio istituzionale e politico.
Dall’altro lato, però, permangono criticità significative. Il debito pubblico italiano è molto elevato e limita la capacità dello Stato di intervenire in modo flessibile in caso di difficoltà. A questo si aggiungono prospettive di crescita moderate nel medio periodo, influenzate da fattori strutturali come l’invecchiamento della popolazione e la bassa produttività. Inoltre, i conti pubblici risultano sensibili ai cambiamenti delle condizioni di finanziamento, come eventuali aumenti dei tassi di interesse.
Negli ultimi mesi, l’andamento economico e fiscale si è mantenuto in linea con le aspettative. Nel 2025 la crescita del PIL reale è stata dello 0,5%, leggermente inferiore rispetto allo 0,8% del 2024, soprattutto a causa della debolezza della domanda estera e di condizioni finanziarie più restrittive. Tuttavia, la domanda interna ha mostrato una buona tenuta. Anche il mercato del lavoro ha registrato miglioramenti, con un tasso di disoccupazione sceso al 6,1%, favorendo i consumi e le entrate fiscali.
Sul fronte dei conti pubblici, il deficit è diminuito al 3,1% del PIL nel 2025, mentre il saldo primario è migliorato, tornando in avanzo. Le entrate fiscali sono cresciute più del previsto, anche grazie a riforme che hanno rafforzato la compliance fiscale. Tuttavia, la spesa è aumentata più del previsto, in parte per gli effetti residui del superbonus, contribuendo a un ulteriore aumento del debito pubblico, arrivato al 137,1% del PIL.
Considerando il conflitto militare in Medio Oriente, Moody’s ha leggermente ridotto la previsione di crescita del PIL reale per il 2026 allo 0,7% dallo 0,8%, e aumentato la previsione di inflazione al 2,1% dall’1,8%.
Nel complesso, l’economia italiana presenta solide basi, ma anche limiti strutturali che ne frenano il potenziale di crescita. Le istituzioni e la governance sono considerate solide, mentre la forza fiscale resta più debole a causa dell’elevato debito. Il rischio legato a eventi esterni, in particolare geopolitici, rimane un fattore da monitorare.
L’outlook stabile indica un equilibrio tra questi aspetti positivi e negativi. Miglioramenti potrebbero arrivare da riforme che rendano più efficiente la pubblica amministrazione e più dinamico il sistema produttivo, favorendo investimenti e innovazione. Al contrario, una crescita più debole del previsto o un rallentamento nel percorso di consolidamento dei conti pubblici potrebbero peggiorare la situazione.