BANCHE CENTRALI IN PAUSA: IL MONDO IN ATTESA TRA ENERGIA E INCERTEZZA
La settimana è stata piena di riunioni delle Banche centrali, non solo quelle di Fed e Bce. Oltre alle tre di cui ti abbiamo parlato martedì 17, altre quattro grandi Banche centrali — Bank of Japan, Riksbank (Svezia), Swiss National Bank (Svizzera) e Bank of England — hanno annunciato le proprie decisioni di politica monetaria. Il filo conduttore è uno solo: l'incertezza generata dalla guerra in Medio Oriente, che sta riscrivendo le previsioni su energia, inflazione e crescita in tutto il mondo. Le Banche centrali si trovano così nella situazione chiamata, in letteratura, “una stanza buia” – te ne abbiamo parlato nel nostro podcast lunedì 16 marzo.
GIAPPONE: APERTURA CAUTA AL RIALZO
La Bank of Japan ha mantenuto il tasso di riferimento allo 0,75%, in linea con le attese. Il governatore Kazuo Ueda non ha chiuso la porta a un possibile rialzo già ad aprile, subordinandolo però a due condizioni: che l'attuale rallentamento economico si riveli transitorio e che la traiettoria dell'inflazione rimanga orientata verso l'obiettivo. La BOJ ha inoltre valutato come potenzialmente temporanei gli effetti negativi della guerra sull'economia nipponica, mantenendo così un profilo attendista, ma non passivo.
SVEZIA: TASSI BASSI A LUNGO, SCENARIO SEMPRE PIÙ NEBULOSO
La Riksbank ha lasciato invariato il tasso all'1,75% per la quarta riunione consecutiva, ai minimi degli ultimi tre anni. La novità principale riguarda le proiezioni: l'istituto centrale svedese prevede ora che i tassi rimangano a questo livello per tutto il 2026 e fino al 2027. Nel frattempo, la guerra in Medio Oriente ha costretto a rivedere al rialzo le stime sull'inflazione per il 2026 — dall'0,9% all'1,5% — e al ribasso quelle sulla crescita, con il PIL 2026 tagliato dal 2,9% al 2,5%. La Riksbank ha delineato tre scenari possibili: uno base con impatto moderato e tassi stabili, uno inflazionistico che potrebbe richiedere rialzi, e uno recessivo in cui tornerebbero i tagli.
SVIZZERA: FRANCO TROPPO FORTE, TASSI A ZERO E MASSIMA VIGILANZA
La Swiss National Bank ha confermato il tasso a zero per il terzo incontro consecutivo, in una situazione che la rende unica nel panorama globale. Il problema principale non è l'inflazione — anzi, il rischio è quello opposto — ma la forza eccessiva del franco, spinto ai massimi degli ultimi undici anni dai flussi di chi cerca rifugio. La SNB ha ribadito la propria disponibilità a intervenire sul mercato valutario per vendere franco, e non ha escluso il ritorno a tassi negativi qualora l'inflazione diventasse troppo bassa. Le previsioni di inflazione per il 2026 sono state riviste leggermente al rialzo allo 0,5%, ma il quadro complessivo resta fragile, con una crescita attesa attorno all'1% per l'anno in corso.
REGNO UNITO: LA SVOLTA HAWKISH PIÙ NETTA
È la Bank of England a mandare il segnale più deciso. I tassi sono rimasti fermi al 3,75% — con un voto unanime 9-0 del comitato di politica monetaria, fatto insolito dopo anni di divisioni interne — ma il tono delle comunicazioni ha segnato un cambiamento netto rispetto a febbraio. Il governatore Andrew Bailey ha avvertito che la Banca è pronta ad agire se le pressioni inflazionistiche legate allo shock energetico si dovessero rivelare persistenti. I mercati hanno risposto prontamente: i trader ora prezzano pienamente due rialzi dello 0,25% entro fine anno. L'inflazione di marzo è già rivista al 3,5%, con rischi al rialzo legati ai prezzi dei carburanti e alle bollette energetiche. Tutto questo mentre l'economia britannica resta debole, con crescita fiacca, mercato del lavoro in rallentamento e un debito pubblico che sfiora i tremila miliardi di sterline.
COME INVESTIRE
Per quanto riguarda gli investimenti, Regno Unito, Giappone, Svizzera e Svezia non fanno parte dei nostri consigli, né sotto con azioni, né con obbligazioni. Per sapere la composizione dei nostri portafogli, e dunque su quali mercati puntare, vedi qui.