A marzo 2026 i dati sull'inflazione di Svizzera, Turchia e Polonia offrono uno spaccato significativo e per certi versi contraddittorio dell'attuale scenario macroeconomico globale, in cui le tensioni energetiche legate ai conflitti in Medio Oriente continuano a giocare un ruolo determinante, pur producendo effetti divergenti a seconda del contesto economico e degli strumenti di politica monetaria adottati. Tre economie molto diverse tra loro si trovano oggi ad affrontare, ciascuna a modo proprio, la medesima sfida: gestire pressioni sui prezzi alimentate dall'instabilità geopolitica senza compromettere la ripresa economica.
In Svizzera, il tasso di inflazione annua è salito a marzo allo 0,3%, il livello più elevato degli ultimi dodici mesi, rispetto allo 0,1% registrato nei tre mesi precedenti. Il dato, pur rimanendo al di sotto delle attese del mercato - stimavano un +0,5% — segnala una ripresa delle pressioni sui prezzi in un'economia tradizionalmente caratterizzata da una stabilità quasi strutturale. Il principale responsabile di questa accelerazione è l'aumento dei prezzi del gasolio da riscaldamento, direttamente influenzato dalle tensioni sull'offerta energetica globale generate dal conflitto mediorientale. L'inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari freschi, si è mantenuta stabile allo 0,4%.
Vale la pena sottolineare che l'impatto dei rincari di elettricità e gas sul paniere dei consumatori svizzeri è ancora parzialmente attutito dalla regolamentazione locale, che tende a trasmettere le variazioni dei prezzi all'ingrosso con un certo ritardo. Il franco svizzero forte, che normalmente esercita un effetto calmierante sui prezzi delle importazioni, non è riuscito questa volta a compensare integralmente la spinta al rialzo proveniente dal comparto energetico. In questo quadro, le implicazioni di politica monetaria sono rilevanti: il nuovo dato riduce le probabilità di un ritorno ai tassi negativi da parte della Banca Nazionale Svizzera, che dall'estate scorsa mantiene il tasso di riferimento a zero e stima per l'intero 2026 un'inflazione media dello 0,5%. Se la tendenza al rialzo dovesse consolidarsi nei prossimi mesi, non si può escludere a priori un futuro inasprimento della politica monetaria, sebbene la grande maggioranza degli economisti escluda rialzi dei tassi nell'orizzonte 2026–2027.
Anche la Polonia ha registrato a marzo un brusco ritorno dell'inflazione, che è risalita al 3% annuo dal 2,1% di febbraio, raggiungendo il livello più alto da luglio 2025. La principale causa dell'accelerazione è il forte rincaro dei prezzi dell'energia, questa volta legato direttamente allo scoppio del conflitto con l'Iran, che ha prodotto nuove turbolenze sui mercati delle materie prime energetiche. Il dato, pur fermandosi leggermente al di sotto delle attese di mercato, che indicavano un +3,2%, interrompe in modo netto il precedente trend disinflazionistico che aveva caratterizzato l'economia polacca negli ultimi trimestri, consentendo una riduzione complessiva dei tassi di 200 punti base a partire dal 2025.
Le implicazioni per la politica monetaria polacca sono immediate e concrete. La Banca Nazionale di Polonia aveva tagliato il tasso di riferimento al 3,75% il 4 marzo, una mossa effettuata a ridosso dell'inizio del conflitto, e ora si trova in una posizione delicata: i membri del consiglio monetario hanno già escluso ulteriori riduzioni dei tassi per tutta la durata della guerra, mentre alcuni di essi non escludono possibili rialzi qualora le pressioni sui prezzi dovessero risultare persistenti. Sul fronte della politica fiscale, il governo guidato da Donald Tusk ha annunciato un pacchetto di misure per contenere l'impatto del caro-carburanti sui consumatori, tra cui un taglio di IVA e accise e l'introduzione di un tetto ai prezzi dei carburanti. Interventi che, se efficaci, potrebbero limitare ulteriori spinte inflazionistiche e ridurre la necessità di un inasprimento monetario, alleggerendo così la pressione sulla banca centrale.
Sul fronte opposto, la Turchia ha registrato a marzo 2026 un calo dell'inflazione superiore alle previsioni, in controtendenza rispetto alle attese e nonostante le medesime pressioni energetiche che hanno interessato l'Europa. Il tasso annuo si è ridotto al 30,9% dal 31,5% di febbraio, mentre l'inflazione mensile è scesa all'1,94%, ben al di sotto delle stime degli analisti. Un risultato reso possibile soprattutto dall'intervento fiscale sul carburante, che ha parzialmente neutralizzato l'impatto dei rincari petroliferi sul mercato interno. La reazione dei mercati finanziari è stata nel complesso contenuta: i rendimenti dei titoli di Stato turchi sono lievemente calati, il settore bancario in borsa ha mostrato volatilità, mentre la lira turca ha accusato solo un modesto deprezzamento.
La banca centrale turca, pur avendo sospeso il ciclo di tagli dei tassi di interesse avviato nei mesi precedenti, ha ribadito il proprio impegno verso una politica monetaria restrittiva, ritenuta indispensabile per sostenere il processo di disinflazione in corso. Tuttavia, il sentiment degli investitori rimane prudente: in molti temono che i rincari energetici legati al conflitto in Medio Oriente possano produrre una riaccelerazione dell'inflazione nel corso dei prossimi mesi, rendendo il percorso verso la stabilità dei prezzi ancora incerto e non lineare.
COME INVESTIRE
Non investire in Svizzera, né sulle azioni, né sulle obbligazioni. Per quanto riguarda la Turchia e la Polonia, i bond in lire turche e in zloty polacchi non sono da acquistare, ma, a seconda dei portafogli, puoi investire nelle rispettive Borse.