La Banca Centrale dell'Indonesia ha annunciato un aumento dei tassi dello 0,5%, una mossa più decisa rispetto all'atteso rialzo dello 0,25%. La decisione porta il tasso principale al 5,25%, in un contesto in cui l'inflazione rimane contenuta al 2,4% ad aprile, offrendo al Paese tassi reali ampiamente positivi. La motivazione principale risiede nell'indebolimento della rupia indonesiana, che rischia di alimentare l'inflazione importata. Oltre alla pressione valutaria, il mercato azionario di Jacarta attraversa una fase di turbolenza legata a questioni di governance, con MSCI che ha rimosso dal proprio indice indonesiano circa sei grandi capitalizzazioni caratterizzate da una proprietà molto concentrata. Dal punto di vista macroeconomico, l'Indonesia mantiene fondamentali solidi, con livelli di crescita attrattivi e un processo di riforme orientato ad attrarre investimenti esteri, in particolare nel settore delle risorse naturali.
Cina: tassi fermi per il dodicesimo mese consecutivo
La People's Bank of China ha confermato per il dodicesimo mese consecutivo i propri tassi di riferimento invariati: il tasso LPR a un anno resta al 3%, quello a cinque anni al 3,50%. Una scelta in linea con le attese del mercato, che riflette la necessità di trovare un equilibrio tra il sostegno a un'economia in rallentamento e la gestione delle pressioni inflazionistiche. I dati macroeconomici di aprile 2026 dipingono un quadro di debolezza diffusa: gli investimenti fissi sono calati dell'1,6% nei primi quattro mesi dell'anno, la produzione industriale è cresciuta solo del 4,1% — il livello più basso in quasi tre anni — mentre le vendite al dettaglio hanno registrato un incremento marginale di appena lo 0,2%. Segnali chiari di una domanda interna debole, nonostante la solida performance del PIL nel primo trimestre. L'economia cinese si conferma a "due velocità": da un lato, i settori export-oriented — tecnologia, semiconduttori, automobili elettriche — mostrano buona tenuta, con le esportazioni in crescita di circa il 15% nei primi mesi dell'anno; dall'altro, consumi interni e settore immobiliare restano sotto pressione. Il calo della spesa delle famiglie è trasversale a molte categorie (con punte come il -21% nel segmento dei gioielli) e le famiglie mostrano una crescente propensione al rimborso del debito piuttosto che ai consumi. Sul fronte dei prezzi, la banca centrale osserva con cautela l'impennata del petrolio legata alle tensioni con l'Iran, anche se i prezzi alla produzione sono tornati positivi per la prima volta in oltre tre anni, segnalando un aumento delle pressioni sui costi. La People's Bank of China mantiene un orientamento "moderatamente accomodante", ma il mercato si aspetta misure di stimolo mirate — come un possibile taglio delle riserve obbligatorie — piuttosto che riduzioni generalizzate dei tassi. Le prossime decisioni di politica economica sono attese per la riunione di luglio, con la crescita del secondo trimestre stimata intorno al 4,1% e il rischio concreto di mancare l'obiettivo annuale del 4,5-5%.