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Investimenti e demografia

Investimenti e demografia

Data di pubblicazione 28 luglio 2026
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Autore: Alberto Cascione

L’Europa di fronte alla sfida demografica

L’Europa verso il declino demografico: meno lavoratori, più anziani e una crescita economica sempre più fragile.

Il 14 luglio la Commissione europea ha pubblicato il suo terzo rapporto sulla trasformazione demografica nell’Ue; un rapporto che annuncia un declino demografico dalle conseguenze importanti.

Una popolazione ai massimi storici

Al 1° gennaio 2025, l’Unione europea contava il numero record di 450,6 milioni di abitanti contro appena 354,5 milioni nel 1960, un numero che, secondo le ultime proiezioni della Commissione europea, continuerà a crescere fino al 2029 per poi declinare inesorabilmente. Con solo 1,34 nascite per donna, il tasso di fertilità è sceso ad un minimo storico, ben lontano dalla soglia del 2,1 necessaria per assicurare il ricambio generazionale (escludendo l’immigrazione). Dal 2012, i decessi hanno superato le nascite nell’Unione europea, anche se finora questo saldo naturale negativo è stato più che compensato dall’immigrazione. Tra pochi anni non sarà, però, più così. Verso il 2100, la popolazione europea scenderà sotto i 400 milioni, tornando al livello della seconda metà degli anni Settanta. In futuro, quindi, ci saranno molti meno europei e saranno, per di più, più anziani. Dall’età mediana di 44,9 anni nel 2025, si passerà a 51,5 anni nel 2100. Nei prossimi decenni la quota degli over 65 raddoppierà rappresentando un terzo della popolazione. Questo declino e questo invecchiamento avranno importanti conseguenze.

Un declino che crea problemi

Avere meno abitanti significa anche avere meno lavoratori, meno consumatori e meno attività economica nell’Unione europea. Senza contare che il mercato del lavoro è direttamente influenzato dai cambiamenti demografici ben prima della diminuzione effettiva della popolazione. Già oggi, infatti, la popolazione in età lavorativa sta diminuendo. Entro il 2050, i Paesi europei perderanno ogni anno 1,2 milioni di potenziali lavoratori. E le carenze di manodopera, già presenti in alcune regioni e professioni, inevitabilmente si intensificheranno nei prossimi anni; il che ostacolerà automaticamente l’attività economica, già indebolita anche da una domanda interna in calo a causa della diminuzione della popolazione.
E anche le finanze pubbliche subiranno pesantemente il declino demografico. Le entrate fiscali, strettamente legate al dinamismo economico, oggi si basano soprattutto sulle tasse pagate dai lavoratori di cui il numero è destinato a diminuire nei prossimi decenni. In cambio, il costo delle pensioni e dell’assistenza sanitaria aumenterà con l’invecchiamento della popolazione e quindi la spesa pubblica lieviterà.

Soluzioni insufficienti

Certo è possibile attenuare le conseguenze del declino demografico dei prossimi decenni, ma non sarà affatto facile. Se il tasso di partecipazione della forza lavoro (detto anche tasso di attività) raggiungesse ovunque il livello della Svezia – che ha uno dei migliori tassi di occupazione nell’Ue - l’effetto del declino demografico sul mercato del lavoro sarebbe quasi completamente compensato nell’Unione europea. Tuttavia, questo scenario ideale è pressoché impossibile da raggiungere a medio termine. È molto difficile reinserire nel mercato del lavoro persone senza qualifiche o inattive da molto tempo. Cambiare le abitudini, le norme sociali o semplicemente la realtà quotidiana, come per esempio la cura dell’infanzia che penalizza il tasso di occupazione, richiede, infatti, molto tempo. Certo aumentare la produttività permetterebbe anche di compensare la riduzione della forza lavoro. Ma, ancora una volta, non accade in un batter d’occhio. Molte speranze sono riposte nell’intelligenza artificiale, il che spiega il boom degli investimenti e il fervore degli investitori su questo settore. Tuttavia, ci vuole tempo perché una rivoluzione tecnologica sia ben integrata e generi significativi guadagni economici. L’immigrazione è il terzo elemento che potrebbe ammortizzare il declino demografico. Sta già giocando un ruolo importante: senza gli immigranti extra-comunitari, il declino della popolazione attiva sarebbe oggi due volte più veloce. Tuttavia, per evitare completamente il declino demografico dell’Unione europea, sarebbe necessario accogliere milioni di persone in più ogni anno. E, almeno attualmente, ciò sembra politicamente impossibile.

Che impatto per l’investitore?

Con il declino demografico, il potenziale di crescita dell’Unione europea è valutato poco superiore all’1% dalla Commissione europea. Una performance onorevole considerando la diminuzione della popolazione attiva, ma deludente rispetto ad altre regioni del mondo. E le deboli prospettive economiche del Vecchio continente spiegano perché la nostra strategia di investimento eviti i mercati azionari europei nel loro complesso. Solo le azioni polacche ci sembrano interessanti, grazie al particolare dinamismo interno della Polonia: controlla nei nostri portafogli quando puoi puntare su questo mercato. Tuttavia, anche nei mercati azionari europei esistono opportunità per gli investitori. Se da un lato, i mutamenti demografici penalizzano l’attività economica, dall’altro favoriscono settori come la sanità e le nuove tecnologie.Ci sono poi delle singole azioni di società europee su cui puoi puntare: le trvi nella nostra selezione di azioni.

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