La Banca di Corea ha alzato per la seconda volta quest'estate i tassi, portandoli al 3%, una mossa che riflette sia la solidità dell'economia sia il crescente nervosismo delle autorità per alcuni eccessi finanziari. L'inflazione, al 2,8%, resta sopra l'obiettivo del 2%, mentre le prospettive di crescita migliorano grazie al forte export tecnologico legato a semiconduttori, memorie elettroniche e componenti per l'intelligenza artificiale. Il vero nodo, però, è l'indebitamento delle famiglie: i coreani continuano a indebitarsi pesantemente sia per l'immobiliare sia per investimenti finanziari, spesso concentrati e a leva, per cavalcare il boom tecnologico. Con il rialzo dei tassi, la banca centrale punta a raffreddare questa euforia prima che diventi un rischio sistemico, in un contesto di valutazioni elevate e mercato particolarmente vulnerabile a shock improvvisi.
Anche la Reserve Bank of New Zealand ha proseguito la stretta monetaria, alzando i tassi dello 0,25% al 2,75%, secondo rialzo consecutivo nel tentativo di domare un'inflazione ancora sostenuta. La governatrice Anna Breman ha indicato che le prossime mosse dipenderanno dalla valutazione degli effetti dei due rialzi recenti e dall'evoluzione del quadro macroeconomico, con un percorso di aumenti ora atteso più graduale del previsto. ul piano economico, la ripresa neozelandese continua a essere trainata dalle esportazioni, ma l'inflazione al secondo trimestre ha toccato il 4,1%, ben oltre il target 1-3%, spingendo la RBNZ a posticipare al 2028 il ritorno stabile al 2%.

