Tassi e inflazione: come proteggere la componente in obbligazioni
Tassi e inflazione: come investire con le obbligazioni
Tassi e inflazione: come investire con le obbligazioni
TASSI D’INTERESSE
La reazione immediata dei mercati è stato un rialzo dei tassi, poi tornati a diminuire, ma la situazione è complessa e la volatilità è alta. In questo caso, per salvaguardarsi dal rischio tassi, le strategie sono quelle di cui ti abbiamo già parlato qui.
Sempre in tema di tassi d'interesse, in dollari, e quindi anche rischio valuta, una soluzione da usare è un conto remunerato in valuta. Per definizione, un conto senza vincoli ha duration nulla, quindi riduce automaticamente la duration del portafoglio, ed in più permette di gestire anche il rischio cambio. Puoi trovare tutto spiegato e il prodotto da usare qui.
INFLAZIONE
Il rincaro del petrolio, sebbene il suo prezzo sia sceso dai picchi dei giorni scorsi, fa temere un rialzo dell’inflazione. È normale che il pensiero ora vada a come proteggere il proprio potere d’acquisto. Partiamo da un punto fondamentale: per coprirsi dall’inflazione non è necessario usare solo titoli indicizzati all’inflazione. Ciò che importa è che il tuo intero portafoglio, che è costruito da azioni, obbligazioni…, sia in grado di generare un rendimento reale positivo. È un concetto di cui abbiamo parlato qui. Le azioni, infatti, soffrono nel breve periodo in caso di rialzo dei tassi, ma nel lungo periodo generano rendimenti positivi in termini reali (cioè una volta tenuto conto dell’inflazione, ripagando dunque anche del carovita. Le obbligazioni a tasso fisso sono in grado di competere con l'inflazione a condizione che il carovita effettivo non superi quello già scontato nei rendimenti di mercato. Se è in linea o inferiore, si mantiene o si guadagna in termini reali; se è superiore, si perde potere d'acquisto. È normale attraversare periodi in cui la copertura è parziale e altri in cui il rendimento reale è ampiamente positivo: ciò che conta è che, nel lungo periodo, il rendimento complessivo risulti positivo in termini reali (cioè il rendimento nominale – l’inflazione). Se questa condizione è rispettata, anche le obbligazioni a tasso fisso sono in grado di proteggere. Lo stesso discorso vale se si guarda al rendimento dell’intero portafoglio.
Obbligazioni inflation-linked: utili, ma non infallibili
Quando si parla di un possibile rialzo dell'inflazione, il pensiero corre immediatamente alle obbligazioni legate all'inflazione. Il ragionamento sembra scontato, ma la realtà è più sfumata: questi strumenti sono utili, ma non sono automaticamente la panacea contro il carovita. Non tutti sono ugualmente efficienti nel fornire copertura, e in alcuni contesti possono persino registrare perdite, anche in presenza di inflazione crescente – vedi paragrafo più in basso. Attenzione: non stiamo neanche dicendo che non funzionano. Tutt’altro, ma è importante sapere che l’uguaglianza alta inflazione = comprare inflation linked non è sempre verificata nella sua completezza. Bisogna anche tenere conto di altri elementi, come la dinamica inflattiva, l’andamento dei tassi (te ne parliamo, appunto, più avanti).
Altro problema. La situazione che stiamo vivendo è molto fluida: le prospettive cambiano di continuo. Non è automatico che il rialzo dei prezzi del petrolio si tramuterà in un rialzo dell’inflazione; oppure, se si tramuterà in carovita, il rialzo potrebbe essere temporaneo nel tempo, oppure potrebbe essere prolungato. E se l’inflazione si alzerà, ci sarà una fiammata improvvisa, repentina oppure lenta e graduale a salire, ma anche lenta e graduale a scendere? Sono tanti scenari delineati dove la risposta, in termini di investimenti, dovrebbe essere diversa.
C’è quindi il rischio che lo scenario che si realizzerà non sarà quello ottimale per le inflation linked: i rendimenti, non contando l’inflazione, sono infatti molto bassi: con un carovita che non sale particolarmente, si rischia di avere un rendimento (nominale) basso. È il rischio di investire negli inflation linked: aiutano con l’inflazione, ma possono essere poco redditizi in caso di mancata alta inflazione. È la dimostrazione che non esistono pasti gratis in finanza, tranne la diversificazione. Ecco perché un portafoglio diversificato, tra asset class e diversi prodotti – tra cui anche qualche inflation linked, è la soluzione migliore per investire in ogni momento, non solo quando si teme o c’è inflazione elevata. Inserire in maniera strutturale e permanente una quota di inflation linked in portafoglio ha senso. Ed infatti, tra i nostri titoli all’acquisto c’è, fin da quando è stato collocato a fine maggio nel 2025, il BTp Italia 1.85% 04/06/2032 (Isin IT0005648255; 102,21) ed è rimasto stabilmente in acquisto nel nostro selettore. La motivazione è semplice: all'interno della quota dedicata ai titoli di Stato italiani, diversificare tra BTP a tasso fisso e BTP Italia consente di avere anche una componente indicizzata all'inflazione. Il consiglio rimane valido ancora oggi.
QUANDO I TITOLI LEGATI ALL’INFLAZIONE POSSONO DELUDERE?
Sebbene i titoli indicizzati all'inflazione (e gli Etf) siano progettati specificamente per proteggere il potere d'acquisto, esistono diversi scenari tecnici e di mercato in cui non sono in grado di offrire una copertura perfetta o possono addirittura registrare perdite significative. Ecco i principali casi in cui la protezione dal carovita fallisce o risulta incompleta.
Rialzo dei tassi di interesse reali (Rischio Duration)
Questa è la causa più comune di perdita di valore, specialmente per gli Etf. Il prezzo di un titolo indicizzato è inversamente correlato al suo rendimento reale. Se le banche centrali alzano i tassi di interesse nominali più velocemente rispetto alla crescita delle aspettative di inflazione, i tassi reali salgono. Il calo del prezzo del titolo dovuto alla "duration" (sensibilità ai tassi) può essere superiore al guadagno derivante dalla rivalutazione del capitale per l'inflazione. Un esempio eclatante è il 2022: nonostante l'inflazione elevata molti titoli hanno perso a causa dell'impennata dei tassi reali.
Ritardi di indicizzazione
I titoli non reagiscono istantaneamente all'inflazione attuale a causa di un ritardo tecnico, necessario per la raccolta e la pubblicazione dei dati ufficiali (es. l'indice CPI o FOI). In presenza di inflazione crescente: Questo ritardo riduce il rendimento reale effettivo rispetto a un'indicizzazione senza ritardi, perché i pagamenti sono basati su prezzi rilevati mesi prima. In presenza di inflazione calante: Il ritardo può paradossalmente favorire l'investitore, poiché il titolo continua a rivalutarsi su tassi passati più alti.
Aspettative di mercato già prezzate (Breakeven Inflation)
Il vantaggio di un titolo indicizzato rispetto a uno nominale dipende dal tasso di inflazione di breakeven, ovvero l'inflazione già prevista dal mercato al momento dell'acquisto. Se acquisti un titolo quando le aspettative di inflazione sono altissime (es. 3%) ma l'inflazione reale si rivela inferiore (es. 2,5%), un'obbligazione nominale tradizionale avrebbe offerto un rendimento migliore. In questo caso, il titolo "fallisce" perché il costo dell'assicurazione contro l'inflazione era troppo elevato.
Liquidità e stress di mercato
I mercati dei titoli indicizzati sono generalmente meno liquidi rispetto a quelli dei titoli nominali. Durante eventi di forte stress (come la crisi del 2008 o l'inizio della pandemia nel 2020), gli investitori tendono a vendere gli asset meno liquidi per ottenere liquidità immediata ("flight-to-quality"). Questo può causare un crollo dei prezzi dei titoli indicizzati proprio quando l'investitore si aspetterebbe un comportamento da bene rifugio.