Il conflitto in Medio Oriente incide significativamente sulla visibilità dell'economia globale. Gli effetti sui prezzi dell'energia sono già chiaramente visibili e continueranno a ripercuotersi su tutte le nostre economie. L'inflazione rappresenta di nuovo una minaccia e la crescita è sempre meno certa. Tutto ciò ci spinge ad adottare un approccio più prudente e a ricercare asset solidi in grado di fungere da bene rifugio in questo contesto particolarmente incerto, offrendo al contempo rendimenti interessanti e buone prospettive future. A tal fine, guardiamo alla Norvegia e alla sua corona, che abbiamo incluso in tutti i nostri portafogli.
LA PRUDENZA È D’OBBLIGO
L'economia globale naviga in acque inesplorate: Banche centrali e investitori lamentano la mancanza di visibilità e temono scenari sfavorevoli. Di fronte a tale incertezza, i modelli economici, basati su previsioni effettuate con visibilità limitata, potrebbero rivelarsi meno utili del solito. È quindi importante adottare un approccio prudente e aumentare la quota di beni rifugio all'interno di un portafoglio diversificato per limitarne il rischio. Inoltre, anche la ripresa dell'inflazione e l'indebitamento incontrollato delle economie occidentali – destinato ad aumentare per proteggere le economie dall'impennata dei prezzi dell'energia – rappresentano motivi di preoccupazione. Sebbene le obbligazioni rappresentino un bene rifugio privilegiato, il loro valore è quindi generalmente in calo dall'inizio del conflitto.
Anche lo yen ha deluso le aspettative degli investitori e resta molto debole. Se, infatti, in circostanze normali, i giapponesi hanno sempre rimpatriato i propri capitali al minimo segno di crisi, rafforzando così la propria valuta, questa volta non è stato così. I giapponesi temono, infatti, che la loro economia - una delle più dipendenti dal petrolio e dal gas che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz – sia molto colpita dal conflitto in Medio Oriente.
Certo il franco svizzero continua a svolgere il suo ruolo tradizionale di bene rifugio, attirando investitori di ogni tipo. Tuttavia, ciò non è gradito alle autorità svizzere, preoccupate per la competitività del Paese e pronte a intervenire per frenare l'apprezzamento della loro valuta. Non bisogna perciò aspettarsi un apprezzamento del franco rispetto ai livelli attuali, mentre i rendimenti offerti rimangono molto limitati.
LA CORONA NORVEGESE: UN’ALTERNATIVA INTERESSANTE
Di fronte alle cattive notizie che riguardano tanti beni rifugio tradizionali, gli investitori sono a corto di alternative. La diversificazione resta, comunque, un elemento chiave per la riduzione del rischio di un portafoglio. Ed è proprio in quest’ottica che abbiamo introdotto la corona norvegese in tutti i nostri portafogli.
La Norvegia ha, come la Svizzera, una situazione finanziaria particolarmente solida. Certo, il suo debito pubblico (la somma di tutti i deficit pubblici del passato) è aumentato notevolmente negli ultimi anni, raggiungendo il 55% del PIL, rispetto al 15% della Svizzera. Ma la Norvegia ha un asso nella manica: il suo fondo sovrano, il più grande al mondo, ha superato infatti la soglia dei 1.900 miliardi di euro, ovvero circa quattro volte il PIL norvegese (tutta la ricchezza prodotta dal Paese). Investendo in più di 7.000 società, detiene circa l'1,5% di tutte le azioni quotate a livello mondiale. Ovviamente, il ricorso a questi fondi, destinati a garantire il futuro del Paese, sarebbe altamente controverso, ma non ci aspettiamo che la Norvegia debba far fronte a problemi finanziari. In ogni caso; il suo rating AAA è particolarmente solido.
In più, la corona norvegese, nonostante una salita del 7% dall'inizio dell'anno, rimane, secondo noi, sottovalutata rispetto all'euro. A ciò si aggiungono i suoi livelli di rendimento ancora interessanti. Con un tasso del 4,4%, il rendimento dei titoli di Stato norvegesi a 10 anni è, infatti, in linea con quelli offerti dagli Stati Uniti e superiore a quelli dell'eurozona. Un rendimento molto interessante, tanto più considerando la solidità finanziaria della Norvegia. Al momento, tra i Paesi con rating AAA, solo l'Australia offre rendimenti più elevati (di circa il 4,9% per la stessa scadenza), ma il dollaro australiano è, però, attualmente correttamente valutato e offre un potenziale di apprezzamento inferiore rispetto alla corona norvegese.
Da considerare, infine, che, mentre molte valute soffrono per l'impennata dei prezzi dell'energia, la corona norvegese ne beneficia e per due motivi principali. Primo, gli idrocarburi arricchiscono la Norvegia e i suoi cittadini: anche se le entrate derivanti dal petrolio e dal gas finanziano in primo luogo il fondo sovrano, la crescita del settore ha comunque un impatto sull'intera economia. Secondo, la continua e forte domanda di una fonte “affidabile” di idrocarburi, sostenendo gli investimenti nel settore energetico del Paese, rafforza ulteriormente la corona norvegese.
PRIORITÀ ALLA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO
L'attuale periodo di incertezza dovrebbe spingere gli investitori, indipendentemente dal loro profilo di rischio, ad adottare un approccio lungimirante per proteggere i propri portafogli. A tale scopo, in un momento in cui alcuni classici beni rifugio mostrano i loro limiti, la corona norvegese sembra idealmente posizionata per soddisfare questa ricerca di stabilità.
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