L'Ungheria merita un capitolo tutto per sè. Il fiorino ungherese ha guadagnato terreno la scorsa settimana (+3,5% sull’euro), risultando per distacco la migliore valuta in assoluto. I titoli di Stato ungheresi decennali, sempre denominati in fiorini, hanno visto scendere il rendimento richiesto dal mercato dal 7,5% al 6,1%.
Questi guadagni sono eccezionali in tutti i sensi: una variazione di tale portata in così poco tempo è rara, ed è dovuta al risultato delle elezioni e al conseguente cambio a livello governativo. Tuttavia, il fiorino non è oggi una valuta consigliata: per quanto possa beneficiare nell'immediato del nuovo assetto di governo, l'entusiasmo per questo cambiamento dovrà essere confermato dall'effettivo operato delle nuove autorità. Non è una valuta su cui puntare al momento.
Sul fronte dei tassi e delle obbligazioni ungheresi denominate in euro, confrontando i rendimenti su un bond a 5 anni — la scadenza che oggi consigliamo — l'extra rendimento dei titoli di Stato ungheresi è dello 0,3% lordo in più rispetto ai titoli italiani. Una differenza piuttosto contenuta per un Paese con rating inferiore a quello dell'Italia: al momento, quindi, non ci sono motivi sufficienti per inserirli all'acquisto.
Un ultimo spunto riguarda come difendersi e reagire di fronte a un rialzo dell'inflazione, che potrebbe rivelarsi temporaneo o più duraturo. Il concetto è semplice: con l'inflazione le spese aumentano e hai bisogno di entrate aggiuntive per poterle coprire. Puoi ottenerle aumentando la quota di titoli che pagano flussi regolari, ovvero obbligazioni con cedole più alte. Inserire nel portafoglio bond con cedole più elevate — a parità di rendimento ed emittente — ti consente di disporre di un flusso regolare di entrate aggiuntive capaci di compensare l'erosione del potere d'acquisto e salvaguardare il tuo patrimonio nel tempo (qui puoi approfondire il tema, dove ti parliamo anche di altri prodotti per aumentare le tue entrate).

