Lo shock energetico che potrebbe derivare da una situazione conflittuale prolungata in Medio Oriente fa temere un rialzo dell'inflazione accompagnato da un rallentamento dell'economia: uno scenario che prende il nome di stagflazione.
Un problema per le banche centrali…
La stagflazione rappresenta una condizione economica particolarmente complessa, e costituisce un vero grattacapo per le banche centrali. Il motivo è semplice: essa combina due problemi che richiederebbero soluzioni diametralmente opposte. Per contrastare l'inflazione, infatti, sarebbe necessario alzare i tassi d'interesse; per sostenere un'economia in stagnazione, invece, bisognerebbe abbassarli. Le banche centrali si trovano così costrette a scegliere, sapendo che qualunque decisione comporterà un costo. L'evidenza empirica suggerisce che il male minore sia quello di tenere l'inflazione sotto controllo, anche a rischio di una recessione, piuttosto che lasciarla correre liberamente.
…ma anche per gli investitori
La stagflazione, tuttavia, non è un problema soltanto per le banche centrali: lo è anche per chi investe. Non è detto, infatti, che uno strumento utile a proteggersi dall'inflazione sia adatto anche a un contesto di economia stagnante, e viceversa. La soluzione, per quanto possa sembrare ovvia, parte da un presupposto fondamentale: per quanto dolorose — non solo sul piano macroeconomico, ma anche su quello personale — le fasi di stagflazione son una fase del ciclo economico e, in un arco temporale sufficientemente lungo, tendono a rientrare e a risolversi. Questo significa che gli investimenti concepiti con un orizzonte temporale esteso attraverseranno inevitabilmente dei periodi poco performanti, se non addirittura negativi. Si tratta, però, di fasi transitorie. La perdita di valore degli investimenti durante una stagflazione è, in fondo, uno dei tanti possibili motivi di calo del portafoglio, al pari di ciò che può accadere durante una bolla speculativa, una crisi finanziaria o una recessione.
Diversificare: la strategia vincente
Attenzione, però, a non interpretare questo ragionamento come un invito all'inerzia assoluta. Non fare nulla può essere la scelta giusta, ma solo se si è già adeguatamente preparati. La diversificazione rimane la strategia migliore in assoluto. È bene tenere presente, tuttavia, che la componente azionaria del portafoglio — quella con un orizzonte di lungo periodo, da non toccare — è storicamente in grado di proteggere dall'inflazione nel tempo. Esistono però altre componenti del portafoglio che possono essere aggiustate in chiave tattica, per renderlo più reattivo nell'eventualità di una stagflazione.
Portafogli diversificati: il nucleo del tuo investimento
L'80% minimo del tuo patrimonio investito è rappresentato dalla componente diversificata, cioè dai portafogli. Non sei obbligato a limitarti all’80%: è solo il minimo. Puoi arrivare anche al 100%. Per costruirla puoi scegliere tra due strade: il fai-da-te, replicando autonomamente uno dei nostri tre portafogli acquistando singolarmente gli ETF, i bond o gli strumenti che preferisci, oppure affidarti direttamente a uno dei tre portafogli ideati per Altroconsumo.
Se operi con il portafoglio fai-da-te, e scegli i singoli bond, oggi i rendimenti si sono alzati proprio sulla scia dei timori di un'inflazione più persistente. In questo contesto, posizionarsi su scadenze relativamente brevi — due o tre anni — consente di ottenere rendimenti interessanti senza esporsi eccessivamente al rischio tassi, anche laddove la duration complessiva del portafoglio si attesti già intorno ai cinque anni. Un'ulteriore soluzione è rappresentata dalle obbligazioni inflation linked: non è necessario che l'intera componente obbligazionaria sia indicizzata all'inflazione, ma inserire strumenti come il BTP Italia — con le dovute cautele e la piena consapevolezza dei rischi se l’inflazione poi non sarà alta — può offrire una protezione aggiuntiva. Ci sono poi le obbligazioni con cedole elevate — sempre privilegiando scadenze medio-brevi e, a parità di rendimento e duration, titoli con un prezzo di acquisto più alto ma cedole più generose — che permettono di costruire un flusso cedolare che funge da rendita aggiuntiva per far fronte agli extra costi (sul punto vedi più avanti).
La seconda opzione sono i Portafogli per Altroconsumo. Di questa seconda tipologia ti abbiamo parlato in diverse occasioni. Si tratta di portafogli composti da fondi diversificati non solo per area geografica e tipologia di strumento finanziario, ma anche per stile di gestione. Sono presenti, ad esempio, fondi con strategia cosiddetta "absolute return", ovvero slegati da un benchmark di riferimento, che puntano a generare un risultato positivo indipendentemente dal contesto di mercato. Ci sono inoltre fondi che investono in prodotti indicizzati all'inflazione, e così via (trovi qui la descrizione delle diverse strategie adottate). La gestione attiva affidata a un gestore professionale rende questi strumenti particolarmente utili perché, di fatto, delegano a qualcuno di competente le decisioni tattiche all'interno dei fondi, sollevando l'investitore dalla necessità di aggiornare continuamente il proprio portafoglio (su questo punto puoi approfondire qui).
In un contesto come quello attuale, caratterizzato da elevata incertezza e volatilità, un portafoglio gestito attivamente e diversificato anche per stile di gestione risulta ancora più efficace per affrontare uno scenario di stagflazione rispetto a un portafoglio costruito esclusivamente con ETF. Quest'ultimo ha ovviamente il vantaggio di essere diversificato e di replicare perfettamente i mercati, rendendolo assolutamente corretto e adeguato in un'ottica di lungo periodo: una volta superata la fase di stagflazione, con il recupero dei mercati, anche un portafoglio basato su ETF tornerà a performare senza alcun problema. Tuttavia, se l'obiettivo è difendersi meglio anche durante le fasi di mercato più difficili, la gestione attiva rappresenta un valido supporto. I portafogli ideati per Altroconsumo, infatti, mescolano le carte sia a livello geografico sia nella tipologia di strumenti: non si limitano alle obbligazioni a reddito fisso, ma includono titoli indicizzati all'inflazione, strategie più difensive e più dinamiche, obbligazioni con duration breve e lunga. Sono portafogli progettati in modo che, in qualsiasi contesto di mercato, alcune componenti tendano a guadagnare mentre altre attraversano fasi meno brillanti — e viceversa — evitando così che l'intero investimento si muova in un'unica direzione.
La componente accessoria
Il restante 20% è rappresentato da investimenti extra-portafoglio, speculativi (10%) e non speculativi (10%). Se rinunci alla componente speculativa, puoi portare quella non speculativa al 20% (come spiegato qui). In caso di stagflazione, una soluzione tattica è rappresentata dal creare un reddito aggiuntivo dalle cedole, per coprire gli extra costi. La componente accessoria può essere affiancata senza problemi sia che tu costruisca la componente core con il portafoglio fai-da-te, sia con i portafogli per Altroconsumo.
Cedole alte per difendere il reddito
Quando l'inflazione erode il potere d'acquisto, le spese aumentano e diventa essenziale trovare fonti di entrata che compensino i costi crescenti. In quest'ottica si inseriscono i certificati. Puoi leggere l'approfondimento su questa tema qui.