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Data di pubblicazione 27 aprile 2026
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Autore: Alberto Cascione

Cosa faranno Bce e Fed?

Questa settimana si riuniranno i più importanti istituti monetari mondiali. Ecco un quadro di quali saranno le loro decisioni

Al di là delle specificità nazionali, il quadro generale è quello di Banche centrali costrette a navigare a vista in un contesto geopolitico instabile. Lo shock energetico legato al conflitto mediorientale è il denominatore comune che condiziona le decisioni, con il rischio di effetti inflazionistici persistenti che si scontra con la fragilità della crescita globale. I mercati faranno bene ad ascoltare non solo le decisioni sui tassi, ma soprattutto le parole che le accompagneranno.

Bce: pausa ora, rialzo in arrivo a giugno. La Banca centrale europea lascerà invariato il tasso sui depositi al 2%, ma il vero messaggio arriverà sul futuro. Tutti si aspettano che Francoforte prepari i mercati a un rialzo dello 0,25% a giugno, che porterebbe il tasso al 2,25%. La mossa è considerata "assicurativa": la Bce vuole scongiurare che lo shock energetico si traduca in un'inflazione più radicata attraverso quegli effetti chiamati di secondo round – cioè che gli aumenti dei prezzi dell’energia arrivino poi a tutte le altre componenti. L'inflazione nell'area euro è già salita al 2,6% a marzo — dall'1,9% di febbraio — e nelle previsioni aggiornate supererà il 3% nei prossimi trimestri, con una media annua del 2,7%. Sullo sfondo, una crescita economica debole: il Pil dell'eurozona è stato rivisto al ribasso.

Fed: niente tagli in vista, almeno fino a fine 2026. Oltreoceano, la Federal Reserve è alle prese con un dilemma speculare. Il primo taglio dei tassi, a lungo atteso, viene ora posticipato almeno alla fine del 2026. I tassi rimarranno fermi nella fascia 3,50%–3,75% per diversi mesi ancora, con la maggioranza degli economisti che non si aspetta interventi almeno fino a settembre. L'indice PCE — la misura dell'inflazione preferita dalla Fed — è previsto ben al di sopra dell’obiettivo del 2%, e anche le voci più accomodanti all'interno della Banca centrale riconoscono che non ci sono ancora le condizioni per allentare la politica monetaria.

Bank of Japan: tassi fermi, ma occhio a giugno e luglio. La Banca del Giappone manterrà i tassi allo 0,75%, ma con un tono più cauto e segnali che aprono la strada a possibili rialzi già a giugno o luglio. Il Giappone è particolarmente vulnerabile allo shock energetico, data la sua forte dipendenza dalle importazioni di petrolio, e l'inflazione si mantiene sopra il 2% da quasi quattro anni. Le imprese mostrano una crescente propensione a scaricare i costi elevati sui consumatori. Nel rapporto trimestrale atteso in settimana, la BoJ dovrebbe rivedere al ribasso le stime di crescita e alzare quelle sull'inflazione per il 2026, preparando i mercati a un possibile inasprimento monetario senza, però, impegnarsi a mosse immediate.

Bank of England: attendere e osservare. Anche la Banca d'Inghilterra terrà i tassi fermi al 3,75%, in un contesto che si fa sempre più complicato. Le previsioni di crescita per il 2026 sono state riviste al ribasso — la stima si attesta allo 0,7% — mentre l'inflazione è destinata a toccare un picco nei prossimi mesi prima di rallentare nel 2027. La parola d'ordine a Londra è prudenza: la politica monetaria è già sufficientemente restrittiva, e un nuovo rialzo rischierebbe di aggravare ulteriormente un'economia che mostra segnali di stagflazione.