In precedenza, ti abbiamo presentato il rischio tassi delle obbligazioni, mostrandoti in cosa consiste, perché esiste e dicendoti che si tratta non solo di uno dei principali rischi, ma anche dei più frequenti. Esistono metodi per calcolarlo e quantificarlo, ma prima di arrivare a vedere le formule, c’è bisogno di sapere quali sono i fattori che influenzano questo rischio tassi.
OBBLIGAZIONI A TASSO FISSO
Scadenza. Più è lunga la scadenza di un’obbligazione, maggiore sarà il suo rischio tassi, aumentando la sensibilità dei suoi prezzi al variare dei tassi.
Cedola. Sempre considerando che tutte altre le variabili siano uguali, tanto più basso è il valore della cedola e tanto maggiore è il rischio tassi.
Rendimenti di mercato. Il rischio tassi è tanto più basso tanto più bassi sono i rendimenti di mercato.
Per quando visto sopra, vale, ovviamente, anche il contrario.
Presenza di opzioni call/put. La presenza di un’opzione di rimborso anticipato, a favore di emittente o del detentore, riduce il rischio tassi. Prendiamo per esempio il caso del bond callable, molto presenti sul mercato. Più precisamente, la sensibilità del bond callable ai tassi di interesse è compresa tra quella di un titolo identico ma senza call e quella di un titolo che ha una scadenza pari alla data in cui il titolo può essere richiamato. La sensibilità è tanto più vicina a quest’ultimo caso quanto più elevata è la probabilità del titolo di essere richiamato – dunque quando in contesti di calo dei tassi sul mercato. Non è però uguale, e cioè il prezzo salirebbe meno in caso di calo dei rendimenti rispetto ad un titolo analogo senza call, perché sul prezzo del bond callable incide negativamente il rischio di rimborso.
Tutto quanto visto è sotto l’ipotesi di parità delle altre condizioni.
OBBLIGAZIONI A TASSO VARIABILE
Le obbligazioni a tasso variabile sono in generale meno sensibili ai tassi d’interesse dei bond a tasso fisso. Il motivo risiede in quanto spiegato nella precedente analisi: se cambiano i tassi sul mercato, deve variare il prezzo del bond a tasso fisso per riequilibrare il rendimento offerto, in quanto la cedola è, appunto, fissa. Le cedole delle obbligazioni a tasso variabile, invece, possono cambiare, e quindi l’aggiustamento richiesto al prezzo è inferiore.
Anche però per i bond a tasso variabile ci sono dei fattori che incidono sulla sensibilità dei prezzi ai tassi, cioè sul rischio tassi. Ecco quali sono.
Distanza temporale tra le cedole. La relazione in questo caso è: tanto minore è la distanza tra una cedola pagata e l'altra, tanto minore sarà la sensibilità del prezzo ai tassi (e ovviamente viceversa). Infatti, se un bond a tasso variabile paga cedole annuali, e nel frattempo i tassi sono saliti, l'investitore continuerà a percepire un livello più basso di cedola rispetto a quello di mercato per un elevato lasso temporale. Avrà quindi un sotto-rendimento cedolare che deve essere colmato dal prezzo. Se invece la cedola è più frequente, ipotizziamo un trimestre, il prezzo deve scendere di meno. Questo perché l'investitore dovrà aspettare meno tempo e quindi ricevere per meno tempo una cedola più bassa prima di ottenere il rendimento allineato quello di mercato. In altri in altri termini, il prezzo deve colmare un periodo inferiore di rendimenti più bassi e quindi deve scendere meno.
Margine. L’algoritmo di calcolo delle cedole dei tassi variabile può essere di molte tipologie. Può essere un tasso di interesse “puro”, per esempio la cedola trimestrale sarà uguale all'Euribor tre mesi oppure può essere, e questo capita spesso, legato ad un margine: l'Euribor tre mesi più un valore fisso. Una volta emessa l'obbligazione, il valore del margine rimane fisso per tutta la durata dell'obbligazione. Che cosa succede se variano i tassi di interesse e allo stesso emittente, dunque, per un'obbligazione identica a quella già emessa, stesso tasso variabile, stessa scadenza… viene richiesto dal mercato un margine diverso? Il prezzo dovrà variare di conseguenza, altrimenti, a parità di tutte le altre condizioni, il margine diverso impatterebbe sul rendimento del bond. Per cui, se il margine richiesto dal mercato dovesse aumentare, il prezzo dovrà scendere e viceversa.
Cap. Può capitare che le obbligazioni a tasso variabile abbiano un cap, cioè un tetto, un livello massimo oltre al quale il valore della cedola non può andare. Dunque, se i rendimenti sul mercato salgono e, lo fa quindi anche il tasso di interesse a cui è indicizzata la cedola del tasso variabile, lo fanno ad un livello per cui il valore della cedola che deve essere pagata dal bond è superiore al cap, la cedola non salirà più. A quel punto, per mantenere il rendimento di questo bond uguale a quello offerto dal mercato, non potendo più varare la cedola, dovrà variare il prezzo. La presenza di un cap rende più sensibile il bond tasso variabile ai tassi di interesse.