Meno sportelli, più problemi
Desertificazione bancaria
Desertificazione bancaria
Se pensi che la chiusura delle filiali bancarie non ti riguardi direttamente, probabilmente è solo perché non ne hai ancora sentito davvero gli effetti. La cosiddetta “desertificazione bancaria” non è un problema astratto né lontano: incide sempre più spesso sulla vita di tutti i giorni, sul tempo che perdi per raggiungere uno sportello, sulla difficoltà di parlare con un operatore in carne e ossa, sulla gestione dei risparmi se non sei a tuo agio con il digitale, o sull’accesso al credito se sei un piccolo imprenditore o un lavoratore autonomo.
Nel 2025 in Italia sono stati chiusi altri 516 sportelli bancari – vedi qui. In un solo anno, il numero totale delle filiali è sceso a 19.140, ben al di sotto della soglia dei 20 mila. Questo significa che oggi quasi la metà dei comuni italiani è completamente priva di sportelli e che circa 11,5 milioni di cittadini vivono in territori dove l’accesso ai servizi bancari è assente o fortemente limitato.
Tradotto in termini concreti: più distanza da percorrere, meno possibilità di scelta, più dipendenza da strumenti digitali che non tutti sono in grado o nelle condizioni di utilizzare con facilità.
Gli effetti si fanno sentire soprattutto sulle persone più anziane, su chi ha minori competenze digitali e su chi vive in aree già fragili dal punto di vista dei servizi. Ma non riguarda solo i cittadini: anche le micro e piccole imprese pagano il prezzo della desertificazione bancaria.
Nel solo 2025 sono quasi 17 mila in più le imprese che hanno sede in comuni senza sportelli. Meno banche sul territorio significa spesso meno credito, meno consulenza e un rapporto più distante e impersonale con il sistema finanziario.
Questo processo non è casuale e non nasce oggi. La riduzione delle filiali è strettamente legata al ciclo di fusioni e acquisizioni che da anni attraversa il settore bancario italiano. Ogni grande fusione porta con sé una razionalizzazione delle reti: sportelli considerati “doppi”, “non strategici” o “poco redditizi” vengono chiusi, soprattutto nei territori meno popolati o meno ricchi. È quello che sta accadendo anche oggi, con i grandi gruppi che concentrano sempre di più la propria attività sulla gestione della ricchezza e sui clienti più patrimonializzati, lasciando scoperti interi pezzi di Paese.
Il 2025 è emblematico da questo punto di vista. Le numerose chiusure operate da Intesa Sanpaolo hanno portato per la prima volta il gruppo Iccrea, espressione del credito cooperativo, a diventare il primo gruppo bancario per numero di sportelli.
Non perché abbia aperto nuove filiali, ma perché ha chiuso molto meno degli altri. È un segnale chiaro: mentre le grandi banche riducono la loro presenza fisica, le banche di prossimità restano spesso l’unico presidio per famiglie e piccole imprese.
Ma quando è iniziato davvero questo “restringimento” delle filiali? Il processo affonda le sue radici almeno nella crisi finanziaria del 2008, ma accelera in modo deciso nell’ultimo decennio, prima con la ristrutturazione del sistema bancario italiano e poi con la spinta alla digitalizzazione.
Negli ultimi quattro anni, dal 2021 al 2025, la riduzione è stata particolarmente evidente anche nelle grandi città: Milano ha perso oltre il 16% degli sportelli, Roma circa il 14%. Segno che non si tratta più solo di tagli nelle aree interne, ma di una trasformazione strutturale del modello di banca.
Spesso si sostiene che la chiusura delle filiali sia compensata dall’aumento dell’uso dell’internet banking. I dati raccontano però un’altra storia.
Tra il 2024 e il 2025 l’uso dei servizi bancari online è cresciuto di poco più di un punto percentuale, arrivando al 56%, ben lontano dalla media europea. In alcune regioni, addirittura, l’utilizzo è diminuito. Questo significa che la rete fisica si riduce molto più velocemente di quanto cresca quella digitale, lasciando scoperti milioni di consumatori.
La desertificazione bancaria, quindi, non è solo una questione di efficienza o innovazione. È un tema di diritti, di accesso ai servizi essenziali e di equilibrio tra mercato e interesse dei consumatori. Perché se la banca scompare dal tuo territorio, non è solo una porta che si chiude: è un pezzo di servizio che si allontana, e spesso non torna più.
Quando una banca chiude una filiale, il tuo conto non viene chiuso e il tuo contratto resta valido. La banca è però tenuta a comunicarti la chiusura e a indicarti a quale altra filiale o struttura farai riferimento. Nella pratica, questo significa che molte operazioni che prima facevi sotto casa dovrai farle altrove: in un’altra filiale, a uno sportello automatico o online.
Il primo effetto concreto è spesso la distanza. Se vivi in un piccolo comune o in una zona periferica, la filiale alternativa può trovarsi a decine di chilometri. Questo pesa soprattutto se sei anziano, se non guidi o se hai bisogno di parlare di persona con un operatore, ad esempio per un mutuo, un’eredità o una situazione di difficoltà economica.
Un altro cambiamento riguarda i servizi di cassa. Prelievi, versamenti di contanti o assegni diventano più complicati. Gli sportelli automatici non sempre permettono di fare tutto, e non tutti i comuni hanno un ATM. In alcuni casi, anche semplici operazioni richiedono appuntamenti o spostamenti che prima non erano necessari.
La vicenda Intesa Sanpaolo–Isybank è emblematica del modello che accompagna la chiusura delle filiali fisiche. Con il lancio di Isybank, nel 2023, banca esclusivamente digitale, Intesa ha trasferito una parte della propria clientela verso servizi online, riducendo al contempo la presenza sul territorio. Il passaggio, contestato da molti correntisti perché percepito come poco chiaro e poco volontario, mostra come la digitalizzazione venga spesso utilizzata come alternativa alla rete di sportelli, con il rischio di lasciare indietro chi non è in grado o non desidera gestire il rapporto bancario solo via app.
La prima cosa è verificare se il tuo contratto è cambiato. La chiusura dello sportello può comportare modifiche unilaterali delle condizioni (ad esempio costi, modalità di assistenza o servizi disponibili). In questi casi hai il diritto di recedere senza penali e trasferire il conto altrove.
Se non ti trovi a tuo agio con il digitale, è importante saperlo: nessuna banca può obbligarti a usare solo l’online. Puoi chiedere assistenza telefonica, appuntamenti in presenza nella filiale di riferimento o valutare istituti che mantengono una presenza fisica sul territorio, come le banche di credito cooperativo o altre banche locali.
Un’opzione pratica è anche il trasferimento del conto con la procedura di portabilità: è gratuita, deve essere completata in tempi certi e ti permette di spostare conto, domiciliazioni e accrediti senza dover rifare tutto da capo. È una strada utile se la banca non garantisce più servizi adeguati dopo la chiusura della filiale.
Per alcune operazioni quotidiane, può essere utile diversificare: ad esempio mantenere il conto principale in banca ma usare servizi alternativi per pagamenti, bonifici o prelievi, scegliendo strumenti semplici e sicuri. L’importante è non essere lasciati soli nel passaggio, soprattutto se non hai molta familiarità con il digitale.
Qui il problema diventa più serio. Se una persona anziana perde lo sportello di riferimento e non è in grado di usare l’home banking, il rischio è una vera esclusione finanziaria. In questi casi è fondamentale:
Le banche che chiudono le filiali dovrebbero attivare forme di accompagnamento, come sportelli mobili, giornate di consulenza sul territorio o programmi di educazione digitale. Quando questo non accade, è legittimo parlarne come di una responsabilità sociale mancata.
La chiusura di uno sportello non è solo una seccatura personale. È un cambiamento che può ridurre la concorrenza, limitare la scelta del consumatore e rendere più difficile l’accesso al credito e ai servizi essenziali. Per questo è importante non subirla passivamente, ma informarsi, e valutare alternative. Cambiare conto, infatti, non è impossibile: grazie al nostro comparatore puoi trovare il prodotto più adatto alle tue esigenze.
La mia banca chiude lo sportello: rischio di perdere il conto?
No. La chiusura dello sportello non comporta la chiusura automatica del conto. Il rapporto contrattuale resta valido, ma la banca deve indicarti una nuova filiale di riferimento o modalità alternative di assistenza.
Possono obbligarmi a usare solo l’internet banking?
No. La banca non può imporre l’uso esclusivo dei canali digitali, soprattutto se questo limita concretamente il tuo accesso ai servizi. Hai diritto a un’assistenza adeguata e a informazioni chiare sulle alternative disponibili.
Cosa succede alle operazioni in contanti o agli assegni?
Spesso diventano più complicate. Se non c’è un altro sportello vicino o un ATM attrezzato, potresti dover percorrere molti chilometri o fissare appuntamenti. È uno dei disagi più frequenti legati alla chiusura delle filiali.
Se le condizioni del conto cambiano, posso andarmene senza penali?
Sì. Se la banca modifica unilateralmente le condizioni (costi, servizi, modalità di assistenza), hai il diritto di recedere gratuitamente e chiudere il conto senza penali.
Posso cambiare banca facilmente?
Sì. Esiste la portabilità del conto, una procedura gratuita che consente di trasferire conto, accrediti e domiciliazioni in tempi certi. È utile se la banca non garantisce più un servizio adeguato dopo la chiusura dello sportello.
Le banche chiudono le filiali perché “tutti usano il digitale”?
Non proprio. L’uso dell’internet banking in Italia cresce lentamente ed è inferiore alla media europea. La chiusura delle filiali è spesso legata a strategie di riduzione dei costi e alle fusioni tra grandi gruppi bancari, non alle reali esigenze dei clienti.
Chi è più penalizzato dalla desertificazione bancaria?
Soprattutto anziani, persone con scarse competenze digitali, chi vive in piccoli comuni e le micro imprese. Per molti di loro la filiale non è solo un servizio, ma un punto di riferimento.
Le banche hanno obblighi verso i territori?
Dal punto di vista legale gli obblighi sono limitati, ma esiste una responsabilità sociale. Quando una banca chiude una filiale dovrebbe garantire accompagnamento, assistenza e soluzioni alternative reali, non solo teoriche.
Cosa posso fare se mi sento lasciato solo dopo la chiusura dello sportello?
Puoi chiedere chiarimenti scritti alla banca, valutare il cambio di istituto e rivolgerti a un’associazione dei consumatori per segnalare disservizi o criticità, anche a tutela collettiva.
Perché questo problema riguarda tutti, anche chi usa il digitale?
Perché meno sportelli significa meno concorrenza, meno scelta e più difficoltà di accesso ai servizi essenziali. Anche chi oggi è autonomo online potrebbe trovarsi in difficoltà domani.