Eredità e separazione: cosa sapere per non avere brutte sorprese
Separazione ed eredità
Separazione ed eredità
Quando si parla di eredità, c’è un equivoco molto diffuso: pensare che la separazione metta automaticamente fine ai diritti tra coniugi. In realtà, dal punto di vista della legge, la separazione non scioglie il matrimonio. Solo il divorzio interrompe in modo definitivo i diritti successori tra marito e moglie.
Questo significa che una persona separata, ma non divorziata, può ancora ereditare dall’altro coniuge. Al contrario, dopo il divorzio i diritti sull’eredità dell’ex partner vengono meno, salvo alcune eccezioni previste dalla legge.
Proprio per questo, la separazione rappresenta una sorta di “zona intermedia”: il rapporto personale è finito, ma sul piano giuridico il legame non è del tutto reciso.
Non tutte le separazioni producono gli stessi effetti sull’eredità. Nella maggior parte dei casi si tratta di una separazione consensuale o giudiziale senza addebito. In questa situazione, il coniuge separato mantiene i diritti successori, resta un legittimario e partecipa all’eredità come se il matrimonio fosse ancora in essere. In altre parole, sul piano successorio non cambia nulla.
Esiste però anche l’ipotesi, meno frequente, della separazione con addebito, quando il giudice attribuisce la responsabilità della crisi matrimoniale a uno dei coniugi. In questo caso gli effetti sono diversi: il coniuge a cui è stato addebitato il fallimento del matrimonio perde i diritti sull’eredità e non è più legittimario. Può avere diritto solo, in circostanze particolari, a un assegno vitalizio, e solo se già percepiva un assegno alimentare ed è in stato di bisogno.
In questi casi l’effetto si avvicina a quello del divorzio, anche se non è del tutto identico.
Lo schema mette in evidenza una regola centrale: nella maggior parte dei casi il coniuge separato continua a essere chiamato all’eredità, spesso insieme a figli o altri familiari, come se il matrimonio fosse ancora in essere.
Il caso più frequente è quello del defunto separato con figli, in cui l’eredità viene divisa tra coniuge separato e figli secondo quote stabilite dalla legge. È uno scenario che spesso genera tensioni, soprattutto quando la separazione dura da molti anni o quando esistono nuovi equilibri familiari.
Anche in assenza di figli, il coniuge separato mantiene un ruolo centrale. Se il defunto lascia genitori o fratelli, questi concorrono all’eredità, ma la quota principale spetta comunque al coniuge separato. È un aspetto che sorprende molti, soprattutto quando i rapporti familiari erano ormai distanti.
Un altro punto spesso frainteso riguarda il nuovo partner convivente. La convivenza, anche stabile e di lunga durata, non attribuisce diritti successori automatici. Senza strumenti specifici, il convivente resta escluso dall’eredità, mentre continuano a valere i diritti del coniuge separato e dei parenti di legge.
Un discorso a parte meritano le polizze vita. A differenza degli altri beni, le somme assicurate non entrano nell’asse ereditario e vengono pagate direttamente al beneficiario indicato. La separazione non modifica automaticamente questa scelta, che può quindi produrre effetti inattesi se non viene aggiornata.
Le polizze possono però essere contestate dagli eredi legittimari quando risultano sproporzionate e lesive delle quote di legittima. Per approfondire il tema: polizze vita ed eredità leggi qui.
L’eredità non comprende solo i beni, ma anche i debiti del defunto. Chi accetta l’eredità subentra anche nelle passività, con la possibilità però di tutelarsi scegliendo il beneficio d’inventario o, se necessario, rinunciando all’eredità.
Cosa fare in pratica
Se sei separato (o vivi con una persona separata), è utile:
Rimandare spesso significa lasciare che sia la legge a decidere, invece della volontà effettiva delle persone coinvolte.