La settimana delle Borse: mercati nervosi
settimana delle Borse 1638
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Negli Usa, il bilancio settimanale è in rosso sia per l’indice S&P500 (-0,4%), sia per il Nasdaq (-0,7%). Non sono cali drammatici, ma sono il sintomo di una preoccupazione diffusa tra gli investitori e alimentata da diversi fattori: dallo scontro “interno” tra Casa Bianca e Fed, che mette in luce l’importanza della questione dell’indipendenza della Banca centrale, allo scontro “internazionale” sulla Groenlandia. Senza dimenticare, poi, altri elementi come la pubblicazione di dati societari non particolarmente entusiasmanti e le incognite sullo sviluppo dell’AI. L’eurozona se la cava un po’ meglio con un +0,5%, con Amsterdam a +2,2% grazie al +7,9% di ASML (1167,20 euro, Isin NL0010273215, acquista) che si conferma il principale titolo europeo. Anche nel Vecchio Continente, tuttavia, la questione Groenlandia non permette di dormire sonni tranquilli: l’annuncio di possibili nuovi dazi Usa, arrivato nel fine settimana, ha portato le Borse ad aprire in negativo lunedì 19 gennaio, al momento in cui scriviamo.
In questo scenario incerto ci sono state, comunque, anche delle notizie positive, come il balzo del 35% annuo dell’utile trimestrale di TSMC, tra i maggiori produttori al mondo di semiconduttori. L’annuncio ha fatto da traino per tutto il comparto (+2,1%) e in particolare per Melexis (65,9 euro, Isin BE0165385973, +4,9% questa settimana), che dopo un deludente 2025 sembra consolidare una fase di ripresa (da inizio anno, il rialzo è del 14,6%). Nonostante la salita, ai prezzi attuali l’azione resta sottovalutata. Acquista.
Conseguenza (neanche troppo indiretta) delle tensioni internazionali è anche il rincaro del petrolio, che porta le società del settore a registrare in media +3,6%. Spiccano titoli come Saipem (2,73 euro, Isin IT0005495657, +6,5%, vendi) o Shell (31,87 euro, Isin GB00BP6MXD84, +4,4%, mantieni), ma anche TotalEnergies (56,80 euro, Isin FR0000120271) segna un +3% dopo aver annunciato che venderà la sua partecipazione nella joint venture Renaissance (petrolio), che opera in Nigeria, ma resterà comunque attiva in questo Paese. Per il momento, inoltre, il gruppo non sembra interessato a tornare in Venezuela, a causa dell’instabilità politica del Paese. Mantieni.