Birra: tutto quello che devi sapere per investire nel settore nel 2026
Settore birra: tutto quello che devi sapere prima di investire
Settore birra: tutto quello che devi sapere prima di investire
Il settore birrario globale non è in crisi, ma non è più un mercato di espansione quantitativa. Nei Paesi sviluppati i volumi ristagnano o arretrano leggermente; la crescita si gioca su prezzo, mix e posizionamento. Per l’investitore, questo significa una cosa precisa: conta meno chi vende di più, conta di più chi vende meglio.
Nel 2025 i grandi gruppi hanno mostrato una dinamica comune: volumi sotto pressione, margini difesi. La competizione non è più sulla quantità prodotta, ma sulla capacità di proteggere la redditività e generare cassa in uno scenario di domanda più selettiva.
In questo contesto, capire dove si crea valore – Italia, Europa, Stati Uniti o mercati emergenti – è il primo passo per individuare i titoli meglio posizionati nel 2026.
Nel 2024 il mercato birrario italiano ha attraversato una fase di assestamento sul piano quantitativo. Produzione e consumi interni hanno registrato una moderata flessione rispetto all’anno precedente, rispettivamente pari a –1,27% e –1,54%. Si tratta però di un ridimensionamento contenuto, che non altera la dinamica di medio periodo.
Il consumo complessivo ha raggiunto circa 21,5 milioni di ettolitri nel 2024, con un incremento superiore all’8% rispetto al 2017. Parallelamente si osserva una trasformazione qualitativa della domanda: le birre a basso contenuto alcolico e analcoliche hanno segnato una crescita delle vendite intorno al +13%, a conferma di una maggiore attenzione alla salute e di un’evoluzione degli stili di consumo.
Sul piano economico il comparto continua a rafforzare il proprio peso nella filiera agroalimentare nazionale: nell’arco di dieci anni, fino al 2024, il valore generato è passato da circa 7,8 miliardi a 10,4 miliardi di euro.
In Europa il settore si muove in un contesto maturo ma strutturalmente solido. L’industria birraria mantiene un ruolo economico e sociale rilevante, anche se la crescita dei volumi è limitata. I consumi pro capite restano tra i più elevati al mondo: Paesi come Repubblica Ceca, Austria e Germania si collocano ben al di sopra della media globale.
La dinamica non è più espansiva come in passato e il mercato appare sostanzialmente stabilizzato. A sostenere la resilienza del comparto contribuiscono l’aumento dei birrifici artigianali e la continua innovazione di prodotto, con attenzione ai segmenti premium, alla sostenibilità e alle varianti a basso tenore alcolico. La crescita, quindi, è sempre meno quantitativa e sempre più legata al valore.
Negli Stati Uniti il mercato resta tra i più rilevanti al mondo in termini di valore. Il Nord America rappresenta oltre il 21% dei ricavi globali del settore nel 2024, confermando il peso dell’area nell’economia birraria internazionale. Le proiezioni indicano una crescita media annua intorno al 6,6% tra il 2025 e il 2030, sostenuta da innovazione e diversificazione dell’offerta.
Tuttavia, il segmento artigianale mostra segnali di difficoltà: nel 2024 la produzione è diminuita del 4%, segno di un mercato ormai maturo e caratterizzato da una competizione più intensa. Anche qui la selezione dei marchi e il posizionamento diventano determinanti.
A livello globale il settore continua a crescere in valore, pur in presenza di trasformazioni profonde. Il mercato birrario è stimato tra 800 e 840 miliardi di dollari nel periodo 2024–2025 e le previsioni indicano una crescita annua composta tra il 4% e il 5% nei prossimi anni.
La domanda è trainata soprattutto dai mercati emergenti dell’Asia-Pacifico e dell’America Latina, mentre nei Paesi sviluppati la crescita è legata al posizionamento di prezzo e alla qualità del mix. La lager rappresenta ancora oltre l’87% del fatturato globale nel 2025, ma i segmenti analcolici e a basso contenuto alcolico mostrano i tassi di espansione più dinamici.
Nel complesso, il settore non è in contrazione ma in evoluzione: nei mercati maturi i volumi sono stabili o in lieve calo, mentre la creazione di valore si concentra su innovazione e differenziazione.
https://www.altroconsumo.it/investi/lexicon/e/ebitda.
Nel 2025 i principali gruppi mostrano una dinamica comune: volumi sotto pressione ma difesa dei margini attraverso prezzo, mix e controllo dei costi.
AB InBev ha registrato ricavi per circa 59,3 miliardi di dollari (+2,0% organico), con volumi in calo del 2,3% e un margine operativo lordo vicino al 35,8%. Heineken ha chiuso l’esercizio con ricavi per 28,9 miliardi di euro (+1,6%), volumi in flessione dell’1,2% e margini stabili, sostenuti da un piano di efficienza.
Carlsberg ha riportato ricavi per 89,1 miliardi di corone danesi, in crescita del 18,8% grazie all’acquisizione di Britvic, mentre i volumi organici sono diminuiti del 2%. L’utile operativo è aumentato del 22,7% su base consolidata, con un livello di indebitamento che resta sostenibile rispetto alla capacità di generare cassa.
Molson Coors mostra volumi deboli ma miglioramenti di redditività, mentre Constellation Brands si distingue per una crescita sia dei volumi sia dei ricavi nel segmento birra.
In un settore che cresce più in valore che in quantità, la selezione dei titoli diventa centrale.
Nei prossimi tre-cinque anni la competizione tra AB InBev, Heineken e Carlsberg non si giocherà sui volumi, ma sulla capacità di proteggere i margini, generare cassa e mantenere flessibilità finanziaria.
AB InBev appare oggi il gruppo più solido dal punto di vista strutturale, grazie alla scala globale e all’elevata redditività. Heineken si trova in una fase di transizione, con un programma di efficienza che potrebbe rafforzarne la competitività nel medio periodo. Qui trovi più dettagli e le analisi aggiornate.
Carlsberg rappresenta il caso più trasformativo. L’acquisizione di Britvic ha ampliato il perimetro verso le bevande analcoliche e modificato la composizione dei ricavi. Nel breve termine l’operazione ha spinto i risultati consolidati, ma ha anche aumentato la leva finanziaria. Nei prossimi anni sarà decisiva la capacità di integrare le nuove attività e realizzare le sinergie previste.
Carlsberg: diversificazione e trasformazione strategica
In questo contesto si inserisce la strategia di Carlsberg (991,8 Dkk; Isin DK0010181759) che negli ultimi anni ha scelto una strada in parte diversa. L’acquisizione di Britvic, importante gruppo nel settore delle bevande analcoliche, ha ampliato il perimetro del gruppo e modificato in modo sostanziale la composizione dei ricavi.
Nel 2025 Carlsberg ha registrato ricavi per circa 89 miliardi di corone danesi, con una crescita significativa su base annua dovuta in larga parte al consolidamento delle nuove attività. Tuttavia, sul piano organico, i volumi birrari restano in lieve calo, in linea con l’andamento dei mercati europei.
La trasformazione in gruppo più ampio nel settore delle bevande rappresenta una scelta strategica precisa: ridurre la dipendenza dal solo comparto birrario e intercettare nuove occasioni di consumo. L’operazione ha comportato un aumento dell’indebitamento, ma l’obiettivo dichiarato è generare sinergie e migliorare la stabilità dei ricavi nel medio periodo.
Carlsberg si trova quindi in una fase di consolidamento: non una crescita esplosiva, ma un riposizionamento strutturale che punta a costruire un profilo più resiliente rispetto alla sola dinamica dei volumi di birra.
Se hai comprato il titolo, e hai seguito il nostro consiglio di mantenere il titolo, da luglio 2022, oggi sei in guadagno, in euro e dividendi inclusi, di circa il 17%. La qualità dei risultati del gruppo, secondo il nostro modello, è buona, e i benefici dell’acquisizione di Britvic non si sono ancora manifestati completamente. Per questi motivi, ti consigliamo di mantenere ancora il titolo in portafoglio. E se non ce l’hai? Nell’ultimo mese il titolo ha messo su oltre il 14%. A questi prezzi, secondo noi, non vale la pena di acquistarlo.
Qui Le sanzioni rendono la birra amara, e qui La birra è pronta a rialzare la testa? ti abbiamo parlato di Carlsberg.