Quando il tech rallenta anche Bitcoin soffre
Il 2026 non è partito bene per il mondo delle criptovalute che stanno mostrando una debolezza persistente.
Il 2026 non è partito bene per il mondo delle criptovalute che stanno mostrando una debolezza persistente.
Negli ultimi giorni le criptovalute hanno mostrato nuova debolezza. Il Bitcoin è sceso seguendo i dubbi dei listini tecnologici americani e molte criptovalute hanno perso ancora di più. Non è un caso isolato: sempre più spesso le criptovalute si muovono come investimenti “rischiosi”, un po’ come le azioni delle società tecnologiche, invece che come un bene rifugio alternativo all’oro.
Cosa sta succedendo?
Il primo fattore è il clima generale sui mercati. Quando crescono i dubbi sulla crescita economica, sugli utili delle aziende o sulle prospettive di settori molto “di moda”, come l’intelligenza artificiale, gli investitori tendono a ridurre le posizioni più speculative. In queste fasi si vendono prima i titoli più volatili. E le criptovalute rientrano a pieno titolo in questa categoria.
Negli ultimi mesi l’entusiasmo per l’AI aveva spinto in alto molte azioni tech e, indirettamente, aveva alimentato l’appetito per il rischio anche sulle criptovalute. Ora che il mercato sta diventando più prudente e si interroga su valutazioni eccessive e investimenti molto costosi, la correzione non colpisce solo le azioni: si estende anche a Bitcoin e alle altre monete digitali.
C’è poi il fattore tassi di interesse. Se le aspettative si spostano verso uno scenario di tassi più alti o tagli rinviati, il denaro diventa meno “abbondante” e meno incline a cercare rendimenti nelle aree più speculative. In altre parole, quando la liquidità si restringe, gli asset più volatili tendono a soffrire di più. È per questo che nelle fasi di tensione le criptovalute possono scendere più rapidamente dell’azionario tradizionale (ne abbiamo parlato anche di recente).
Tutto questo indebolisce, almeno nel breve periodo, la narrativa di Bitcoin come “oro digitale”. L’idea di un bene capace di proteggere nei momenti difficili si scontra con i fatti recenti: quando le Borse scendono per paura e aumenta l’avversione al rischio, spesso anche le criptovalute vanno giù, a volte con movimenti amplificati.
Non significa che il settore sia destinato a restare debole per sempre. Le dinamiche possono cambiare se tornano fiducia e liquidità. Ma la fase attuale manda un messaggio chiaro: oggi le criptovalute si comportano soprattutto come investimenti ad alto rischio, sensibili all’umore dei mercati e alle decisioni delle banche centrali.
Chi ci segue da anni non dovrebbe stupirsi di questa situazione. Già in tempi non sospetti (era il 2018) ci trovavamo sostanzialmente d’accordo con l’idea di Warren Buffet che le criptovalute non sono un vero investimento, ma una semplice scommessa sul fatto che qualcuno le voglia comprare dopo di noi a un prezzo più alto (qui l’articolo a cui ci riferiamo). A distanza di sette anni e con un enorme successo alle spalle in alcuni periodi, ma anche enormi perdite in altri momenti,) le criptovalute hanno mantenuto sostanzialmente fede a queste premesse. Certo poi la Berkshire Hathaway di Buffett ha comunque investito in società del settore, ma un conto è lucrare con le società del settore, un altro conto è la sua posizione sulle criptovalute ribadita più volte e incontestabile.
Per chi investe, questo implica una riflessione semplice ma importante: le criptovalute possono talora offrire opportunità, ma vanno considerate per quello che sono e inserite in portafoglio con prudenza, sapendo che nelle fasi negative possono perdere terreno più velocemente rispetto agli investimenti veri e propri. E comunque sono gestibili anche attraverso prodotti finanziari e, assai di recente, non sono pochi quelli sbarcati a Piazza Affari ad esse dedicati.