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Inflazione Usa: com'è andata a dicembre e cosa farà la Fed

Inflazione Usa dicembre 2025 e Fed

Inflazione Usa dicembre 2025 e Fed

Data di pubblicazione 13 gennaio 2026
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Inflazione Usa dicembre 2025 e Fed

Inflazione Usa dicembre 2025 e Fed

Quali indicazioni offre il dato odierno sull'inflazione in ottica decisioni della Fed?

I dati sull’inflazione statunitense di dicembre 2025 confermano un quadro di progressivo raffreddamento delle pressioni sui prezzi, pur con alcune componenti ancora resilienti e pur con una certa lentezza. L’indice core - o di fondo, che esclude le componenti più volatili di alimentari ed energia, è cresciuto dello 0,2% su base mensile, un dato inferiore alle attese di mercato (+0,3%). Su base annua, l'inflazione di fondo si è attestata al 2,6%, segnando il livello più basso degli ultimi quattro anni e rafforzando l’idea che il processo disinflazionistico sia ormai avviato. L’inflazione complessiva è risultata in linea con le stime, con un aumento dello 0,3% su base mensile e del 2,7% su base annua.

Analizzando le singole componenti, emergono dinamiche contrastanti. Da un lato, i costi legati all’abitazione (i cosiddetti shelter cost) continuano a esercitare una pressione al rialzo, con un incremento dello 0,4%, il più elevato da agosto. Aumenti si sono registrati anche nei prezzi dell’abbigliamento, delle attività ricreative e dei biglietti aerei. Dall’altro lato, si osserva un calo significativo dei prezzi di elettrodomestici, auto usate e delle riparazioni dei veicoli, con quest’ultima voce che ha segnato un minimo storico. I beni “core” nel complesso risultano stagnanti, smentendo le aspettative di un possibile rimbalzo.

Un’attenzione particolare merita l’andamento dei servizi “supercore”, una misura che esclude i costi abitativi e che è considerata particolarmente indicativa delle pressioni inflazionistiche di fondo. A dicembre questa componente è aumentata dello 0,29% su base mensile, il rialzo più contenuto da giugno (va comunque ricordata l’assenza di rilevazioni per ottobre e novembre). Su base annua, l’incremento è stato del 2,74%, leggermente superiore al 2,70% di novembre, ma ancora su livelli moderati rispetto agli anni precedenti. Dall’inizio della fiammata inflazionistica nel 2021, raramente si erano osservati valori così contenuti.

Nonostante questi segnali incoraggianti sul fronte dell’inflazione, il contesto di politica monetaria rimane improntato alla cautela. Il rapporto sull’occupazione di dicembre ha di fatto escluso la possibilità di un taglio dei tassi nella riunione della Federal Reserve del 28 gennaio, e il dato sull’inflazione odierno non modifica questa valutazione. Anzi, fattori extra-economici potrebbero rafforzare ulteriormente l’atteggiamento prudente della banca centrale: l’avvio di un’indagine penale nei confronti del presidente della Fed, Jerome Powell, rischia infatti di rendere politicamente sensibile qualsiasi decisione espansiva. Un eventuale taglio dei tassi in questa fase potrebbe essere interpretato dai mercati come il risultato di pressioni politiche, compromettendo la credibilità e l’efficacia della trasmissione della politica monetaria.

Alla luce di questi elementi, lo scenario più probabile resta quello di una Fed ferma nel breve periodo, con il primo taglio dei tassi atteso nel mese di giugno.