Le banche vogliono gestire i nostri risparmi o prestarci denaro? A giudicare dai numeri, entrambe le cose. Negli ultimi tempi si è parlato molto di un sistema bancario sempre più orientato verso il risparmio gestito, cioè verso quei prodotti e servizi che permettono agli istituti di guadagnare attraverso le commissioni. Ma i dati raccontano una realtà più articolata. Le banche continuano a prestare denaro a famiglie e imprese, e lo fanno in misura crescente.
Nella nostra precedente analisi avevamo osservato come, alla fine del 2025, il patrimonio finanziario delle famiglie fosse aumentato di 447 miliardi di euro in un anno. Di questi, ben 293 miliardi erano riconducibili alla crescita del valore di azioni e partecipazioni. Non si trattava necessariamente di nuovi risparmi investiti, ma in buona parte della rivalutazione di attività già possedute. Ora possiamo guardare la questione da un altro punto di vista: mentre cresce il valore degli investimenti, che cosa succede alle attività più tradizionali delle banche?
Una risposta arriva dal Rapporto mensile ABI di ottobre 2026, diffuso il 17 ottobre dall'Associazione bancaria italiana. Secondo le ultime rilevazioni, i prestiti a famiglie e imprese sono aumentati del 3,7% rispetto a un anno prima, accelerando dal 3,5% precedente. La crescita prosegue ormai dal marzo 2025: per le famiglie è il ventunesimo mese consecutivo con il segno più, per le imprese il quindicesimo.
Insomma, mentre cresce l'attenzione verso la gestione del patrimonio dei clienti, il mestiere tradizionale della banca, raccogliere denaro e concedere finanziamenti, sembra tutt'altro che passato di moda.
Il credito tradizionale non si ferma
A crescere sono sia i prestiti alle famiglie sia quelli alle imprese. Le ultime rilevazioni dettagliate indicano un aumento annuo rispettivamente del 2,9% e del 4,2%. Il credito bancario non soltanto continua a espandersi, ma mostra un'accelerazione rispetto ai mesi precedenti.
Questo non significa, però, che le banche abbiano improvvisamente aperto i rubinetti dei finanziamenti. Le percentuali misurano la variazione degli importi dei prestiti in essere, non il numero di nuovi contratti firmati. Non possiamo quindi dedurre che mutui e finanziamenti vengano concessi con maggiore facilità.
Resta il fatto che il credito continua a occupare uno spazio importante nell'attività bancaria. È un elemento da non sottovalutare, soprattutto considerando quanto si è insistito, negli ultimi tempi, sul crescente interesse degli istituti per le attività che generano commissioni.
Del resto, prestare denaro rimane un'attività dalla quale le banche possono ricavare guadagni attraverso gli interessi. E il ritorno a tassi più elevati rispetto agli anni in cui il denaro costava pochissimo ha cambiato anche le condizioni economiche in cui operano.
Intanto cresce anche il risparmio gestito
Il credito tradizionale, però, non è l'unica attività in espansione. Il precedente Monthly Outlook dell'ABI, quello di settembre, offre dati interessanti anche sul risparmio gestito, che non sono ancora stati aggiornati nel nuovo comunicato.
Il patrimonio complessivo delle gestioni individuali di banche, società di intermediazione e società di gestione del risparmio aveva raggiunto, a fine giugno 2026, i 1.087 miliardi di euro, con una crescita del 7,6% rispetto a un anno prima.
Ancora più vistoso l'incremento delle gestioni patrimoniali bancarie, arrivate a 263,4 miliardi di euro, l'82,9% in più su base annua. Un aumento considerevole, che va però letto con prudenza: il dato non permette di distinguere quanto dipenda da nuovi investimenti dei clienti, dall'andamento dei mercati o da altri fattori.
Anche il patrimonio dei fondi comuni aperti di diritto italiano ed estero era aumentato dell'8%, raggiungendo circa 1.316 miliardi di euro. In questo caso la rilevazione comprende l'intero mercato dei fondi, non soltanto quelli distribuiti dalle banche.
Il nuovo rapporto ABI aggiunge un altro elemento: la raccolta indiretta, cioè i titoli custoditi dalle banche per conto della clientela, è aumentata di 95 miliardi di euro nell'arco di dodici mesi. Non si tratta necessariamente di nuovo denaro investito: il valore può cambiare anche per effetto delle quotazioni. Inoltre, questa categoria comprende sia gli investimenti gestiti sia i titoli detenuti direttamente dai clienti.
Il quadro è dunque quello di attività che continuano a svilupparsi parallelamente. Da una parte cresce il patrimonio affidato agli intermediari finanziari, dall'altra aumentano i finanziamenti a famiglie e imprese.
Questo non significa necessariamente che le due attività abbiano lo stesso peso nei bilanci bancari. Per stabilirlo bisognerebbe confrontare i ricavi e gli utili generati dai prestiti con quelli derivanti dalle commissioni, informazioni che i rapporti ABI considerati non forniscono. I dati, però, invitano a superare una lettura troppo semplicistica: la crescente attenzione verso il risparmio gestito non comporta necessariamente un ridimensionamento del credito tradizionale.
Quando chiedi soldi paghi, quando li depositi incassi poco
Per capire quanto contino ancora le attività bancarie tradizionali, vale la pena guardare anche ai tassi di interesse.
Secondo il rapporto ABI di ottobre, il tasso medio applicato ai nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni è salito al 3,61%, mentre quello riconosciuto sui conti correnti è arrivato appena allo 0,36% - ci sono alcune eccezioni che trovi nel nostro comparatore.
La differenza è evidente anche senza fare grandi calcoli. Con 10.000 euro lasciati su un conto remunerato allo 0,36%, in un anno si otterrebbero soltanto 36 euro lordi, ipotizzando che il tasso rimanga invariato. Chi chiede denaro in prestito, invece, deve sostenere un costo decisamente superiore.
Naturalmente, non possiamo calcolare il guadagno delle banche sottraendo semplicemente questi due tassi. I mutui e i depositi hanno durate, costi e rischi differenti. Il rapporto ABI fornisce anche un'altra misura del divario tra il costo della raccolta e quello dei finanziamenti: sulle nuove operazioni con famiglie e imprese, la differenza media tra i tassi applicati ai prestiti e quelli riconosciuti sulla raccolta è stata di 1,62 punti percentuali. Non si tratta dell'utile netto della banca, ma di un indicatore che aiuta a comprendere il funzionamento dell'attività creditizia.
Per chi vuole ottenere un rendimento maggiore dai propri risparmi, il conto corrente tradizionale non è generalmente la soluzione più conveniente. Sui nuovi depositi a durata prestabilita, come quelli vincolati, il tasso medio è salito al 2,47% lordo. Una remunerazione decisamente superiore, anche se può comportare limitazioni nella disponibilità del denaro.
Le banche continuano a raccogliere risparmio
C'è un altro dato che completa il quadro. La raccolta diretta delle banche, composta da depositi e obbligazioni, ha raggiunto circa 2.160 miliardi di euro, il 2,5% in più rispetto a un anno prima. I depositi sono aumentati dell'1,9%, mentre la raccolta tramite obbligazioni è cresciuta del 6,4%.
Anche questi numeri riguardano una platea più ampia delle sole famiglie, ma confermano che raccogliere denaro dalla clientela continua a essere un'attività importante per gli istituti.
Naturalmente, la crescita del credito comporta anche dei rischi. Lo stesso rapporto ABI segnala che i crediti deteriorati netti, cioè quelli per i quali ci sono problemi di rimborso, ammontano a 28,2 miliardi di euro, pari all'1,32% dei crediti complessivi. Secondo le previsioni ABI-Cerved, inoltre, il tasso di deterioramento dei prestiti alle imprese potrebbe aumentare nei prossimi anni. Prestare di più, quindi, non significa necessariamente guadagnare di più.
Alla fine, più che una sostituzione di un'attività con un'altra, i dati descrivono un sistema bancario impegnato su più fronti. Le banche continuano a raccogliere depositi e concedere finanziamenti, mentre sviluppano le attività legate agli investimenti e alla gestione del patrimonio.
Per i clienti significa avere a che fare con interlocutori che offrono servizi molto diversi, ma che su ciascuno di questi hanno anche un interesse commerciale. Non c'è nulla di sorprendente: una banca è un'impresa e cerca di guadagnare dalle proprie attività. Il punto è ricordarsi che ciò che conviene alla banca non coincide necessariamente con ciò che conviene al cliente.
La crescita del risparmio gestito non rende meno importante confrontare le condizioni dei mutui, così come quella dei finanziamenti non rende automaticamente conveniente qualsiasi proposta d'investimento.
Le banche, insomma, non sembrano intenzionate a scegliere tra gestire i nostri risparmi e prestarci denaro. Vogliono continuare a fare entrambe le cose. Sta a noi, di volta in volta, scegliere ciò che conviene davvero.
Fonti: Rapporto mensile ABI – Ottobre 2026, diffuso il 17 ottobre 2026. Per i dati di dettaglio sul risparmio gestito, Monthly Outlook – Economia e Mercati Finanziari-Creditizi, settembre 2026, ultimo disponibile nel momento in cui scriviamo. Le rilevazioni si riferiscono agli ultimi periodi disponibili per ciascun indicatore.

