In questi giorni Alphabet e Intesa Sanpaolo hanno fatto parlare di sé non per le azioni, ma per due particolari bond: uno a lunghissima durata, l’altro addirittura perpetuo.
Partiamo dal primo: Alphabet, la holding che controlla Google, ha annunciato una maxi emissione di obbligazioni articolata su più tranche, per finanziare i massicci investimenti nell’intelligenza artificiale (AI). E tra queste tranche, ce n’è una con scadenza addirittura a 100 anni: titoli con una scadenza particolarmente lunga che il mercato in gergo chiama “bond matusalemme”.
Intesa Sanpaolo, invece, ha collocato un bond addirittura “perpetuo”, cioè senza scadenza, per 1,25 miliardi di euro (o meglio, due tranche una da 500 milioni e l’altra da 750 milioni di euro, la prima con una cedola del 5,875% e l’altra con una cedola del 5,5%).
Queste due categorie (bond lunghissimi o perpetui) sono titoli particolari e, non a caso, destinati soprattutto a investitori professionali (gestori di fondi, assicurazioni…). Ma non è escluso che dei bond perpetui o “matusalemme” (di questi o di altri emittenti) possano arrivare sul mercato secondario, cioè in Borsa, in un momento successivo all’emissione, e quindi essere accessibili anche agli investitori “comuni”.
Quindi, cosa conviene fare? Spoiler, te lo diciamo subito: anche se per entrambe le obbligazioni la richiesta del mercato è stata particolarmente robusta, non sono obbligazioni che ti consigliamo di acquistare. Per il bond di Alphabet, oltre alla lunghissima scadenza, gioca a sfavore anche il fatto di essere emesso in sterline, valuta che non ti consigliamo in questo momento. Quello di Intesa Sanpaolo, invece, oltre a non avere scadenza è subordinato, cioè in realtà è una sorta di via di mezzo tra azioni e obbligazioni: in caso di difficoltà della società emittente, vengono rimborsati solo dopo aver ripagato tutti i bond “tradizionali” (sempre che sia rimasto capitale sufficiente per farlo).
Ma il problema principale resta, appunto, quello della scadenza: più un titolo è “lungo”, più il suo prezzo oscilla violentemente nel caso in cui ci sia un rialzo, o un ribasso, dei tassi delle obbligazioni sul mercato. E l’oscillazione dei prezzi è un elemento fondamentale per questi titoli, visto che non avendo scadenza dovrai venderli sul mercato per riavere i tuoi soldi. In altre parole, sono titoli particolarmente rischiosi, che devono essere “maneggiati” solo da investitori particolarmente esperti.
A volte (come nel caso del bond di Intesa Sanpaolo) esiste una data di possibile rimborso anticipato del bond, ma questo mitiga solo in minima parte questo rischio. La facoltà di rimborso anticipato, infatti, significa che è l’emittente a decidere se rimborsarti il bond, non tu: e quindi lo farà solo se, in base al livello dei tassi di mercato in quel momento, avrà convenienza a farlo. Morale: i tuoi soldi potrebbero non essere bloccati “da qui all’eternità”, ma potrebbero esserti rimborsati in un momento non favorevole per te. E anche nel caso in cui non venga esercitata l’opzione di rimborso anticipato, spesso da quella data in poi il titolo cambia il modo in cui paga gli interessi (ad esempio, passando da un tasso fisso a un tasso variabile): un’altra incognita da considerare.
In ogni caso, queste due emissioni rappresentano un segnale della ritrovata attenzione verso strumenti obbligazionari “non convenzionali”. Vale la pena, quindi, conoscere meglio i bond perpetui: come funzionano, come valutarne il rischio, quali sono i pro e i contro per chi li emette e per chi li compra? Trovi tutto nel nostro glossario.