Parlando di obbligazioni nel 2026, una parola ricorre spesso: carry. Ma cosa significa esattamente, e perché è così importante proprio quest'anno? Il carry è semplicemente quel flusso di interessi che incassi nel tempo, indipendentemente da quello che succede ai prezzi di mercato. Se compri un'obbligazione da 10.000€ con una cedola del 4% annuo, ogni anno incassi 400€. Anche se nel frattempo il prezzo del titolo scende o sale, quei 400€ li hai già in tasca. Sono tuoi. Quando si investe in obbligazioni esistono infatti due modi per guadagnare: incassare le cedole e/o beneficiare della rivalutazione del prezzo del titolo. Nel 2026, però, la seconda fonte di guadagno è incerta e limitata, e dunque è il carry ad essere la fonte vera e certa d guadagno dalle obbligazioni.
Per ottenere significativi guadagni in conto capitale servirebbero tagli dei tassi decisi da parte delle banche centrali. Ma questo scenario è complicato da due fattori. In primo luogo, l'inflazione non è ancora domata: i prezzi dell'energia spinti dalla guerra in Medio Oriente tengono l'inflazione sopra il 2%, rendendo difficile per le banche centrali allentare la politica monetaria in modo aggressivo. In secondo luogo, si rischia addirittura di muoversi nella direzione opposta: se i tassi dovessero alzarsi, a causa dell’inflazione, i prezzi delle obbligazioni europee scenderebbero, l'esatto contrario di quello che serve per guadagnare in conto capitale.
Ed è proprio in questo contesto che il carry torna protagonista, per tre ragioni concrete. Prima di tutto, è certo: se compri oggi un bond con cedola, quella cedola la incassi a prescindere da cosa fanno i tassi o i mercati. In secondo luogo, funziona da cuscinetto contro le perdite: il calo di prezzo deve essere tale per andare in perdita anche considerando le cedole. Infine, oggi è finalmente generoso: dopo un lungo decennio di tassi a zero in cui il carry valeva pochissimo, le cedole sono tornate a livelli che rendono questa strategia concretamente remunerativa.