La scorsa settimana i rendimenti obbligazionari sono saliti quasi per tutti bond presenti nei nostri portafogli: i titoli di Stato italiani a 10 anni hanno visto salire i tassi dello 0,23%, quelli americani dello 0,24%, mentre la Norvegia guida i rialzi con +0,26%. L'area euro nel suo complesso segna un più contenuto +0,06%. Stabili i bond cinesi. Sono segnali coerenti con un contesto in cui l'inflazione torna protagonista e le Banche centrali di tutto il mondo restano in guardia. Sul fronte valutario, il dollaro si apprezza dell’1,1%, lo yuan dell’1%, la corona norvegese cede invece lo 0,2%.
Il motore principale della tensione sui tassi, ancora una volta, è geopolitico: la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno impresso una violenta accelerazione ai prezzi di energia e materie prime, spingendo l'indice FAO dei prezzi alimentari ai massimi da tre anni. Oli vegetali, cereali e carne guidano i rialzi, mentre il petrolio trasmette pressioni a tutta la catena produttiva globale, dai fertilizzanti ai trasporti.
I rialzi dei prezzi si mostrano anche a livello di singoli Paesi. Negli Stati Uniti l'inflazione ad aprile tocca il 3,8% annuo — massimo dal 2023 — con la benzina in rialzo di oltre il 5% mensile dopo il già consistente +21% di marzo. Gli affitti crescono dello 0,6% mensile e il cibo segna il maggiore incremento da quattro anni. L'inflazione di fondo, quella senza tenere conto di energia e cibo, si attesta al 2,8%, parzialmente gonfiata da effetti statistici legati allo shutdown del 2025.
In Italia l'Istat certifica un balzo al +2,7% annuo ad aprile, dal +1,7% di marzo, con una variazione mensile di +1,1%. Piccola, piccolissima consolazione: la stima preliminare parlava di un +2,8% annuale. A trascinare i prezzi è soprattutto l'energia, ma accelerano anche i prodotti alimentari freschi, mentre i beni ad alta frequenza d'acquisto segnano +4,2%, pesando in misura maggiore sui redditi più bassi. Un segnale incoraggiante arriva, però, dall'inflazione di fondo, che scende all'1,6%: le pressioni strutturali restano per ora contenute, a indicare che il rincaro è in buona parte legato a fattori esterni e temporanei. È, però, un dato che può peggiorare con il prolungamento del periodo di prezzi dell’energia elevati.
La Norvegia registra un'inflazione al 3,4% con i prezzi alimentari a +6,1% annuo, ben oltre l’obiettivo del 2% della Norges Bank, che ha già portato i tassi al 4,25%. In India il dato si attesta al 3,48%, migliore delle attese ma in salita, con il petrolio a fare da costante minaccia su un Paese che ne importa il 90% del fabbisogno. In Brasile l'inflazione accelera al 4,39% annuo, vicina al limite superiore del proprio obiettivo, ulteriormente complicata da un ciclo elettorale che spinge verso sussidi e spesa pubblica, con le previsioni che indicano il tasso sopra il 3% almeno fino al 2029. La Cina, pur con un’inflazione all'1,2%, vede i prezzi alla produzione balzare al +2,8% — massimo dal 2022 — con le imprese incapaci di trasferire i costi crescenti sui prezzi finali, segnale di una fragilità strutturale della domanda.
Tutti questi dati hanno impattato sulle aspettative in ottica tassi: i mercati si aspettano con certezza due rialzi per la Bce e considerano molto probabile un terzo rialzo entro la fine del 2026. Per la Fed, niente tagli quest’anno e aumentano le possibilità di un rialzo entro dicembre 2026.
COME SONO ANDATI I PRODOTTI
- Ishares Eu Govt Bond 5-7y: -0,9%
- Xtrackers iBoxx Corp Bd Yld: -0,4%
- Man Euro Corp Bd D EUR Acc: -0,1%
- Amundi floating rate: +0,1%
- Xtrackers II HY Corp. Bond: invariato
- Nordea 1 European HY: invariato
- Vanguard USD Trea. Bond: +0,2%
- Xtrackers II US Tre. 1D: +0,1%
- iShares $ HY Corp Bond: +0,8%
- UBAM Global High Yield Sol.: +1%
- Spdr Bl 1-10y Us Cor Bond: +0,6%
- iShares China CNY Bond: +1,3%
- Nordea Norwegian bond: -1,2%
