Le nuove rendite dei fondi pensione: flessibilità e controllo
Rendita durata definita
La manovra ha inserito nuove rendite per i fondi pensione. La notizia è positiva per gli aderenti e per i potenziali aderenti
Rendita durata definita
La manovra ha inserito nuove rendite per i fondi pensione. La notizia è positiva per gli aderenti e per i potenziali aderenti
L'approccio alla fase di erogazione pensionistica cambia radicalmente con la Legge di Bilancio 2026. Se in passato l'aderente si trovava di fronte a un bivio rigido — convertirlo in rendita vitalizia oppure richiedere una parte sotto forma di capitale (limite alzato dalla manovra dal 50% al 60%) e una parte sotto forma di rendita (la possibilità di riscatto al 100% sotto forma di capitale è prevista solo in un caso particolare) — le nuove disposizioni introducono un ventaglio di soluzioni più elastiche, progettate per non snaturare la finalità previdenziale pur garantendo maggiore libertà.
Le tre nuove tipologie di erogazione introdotte sono:
Ognuna di queste rendite ha delle sue caratteristiche specifiche, ma hanno anche un tratto distintivo che le accomuna: la gestione del patrimonio. A differenza della rendita vitalizia tradizionale, infatti, che implica il trasferimento irrevocabile del capitale a una compagnia assicurativa, queste nuove formule mantengono il denaro all'interno del fondo pensione.
Il capitale che rimane nel fondo genera due vantaggi. Il primo è la continuità operativa e fiscale: La posizione, infatti, non viene chiusa a ciò significa che l'aderente può proseguire con i versamenti volontari (continuando a beneficiare della deducibilità fiscale e anche della riduzione dell’aliquota fiscale con cui è tassata l’erogazione della pensione) e mantenere attive le proprie strategie di investimento, anche mentre percepisce la rendita. Il secondo è invece la tutela del patrimonio: il capitale resta di proprietà dell'iscritto, aumentando le probabilità che, in caso di decesso, il montante residuo non vada disperso ma resti a disposizione degli eredi (cosa che non avviene tipicamente con le rendite vitalizie pure).
LA RENDITA A DURATA DEFINITA
Tra le novità, partiamo dalla rendita a durata definita. Il suo funzionamento si discosta dalla rendita vitalizia (che copre l'interessato fino alla morte, a prescindere da quando avvenga) poiché l'orizzonte temporale dei pagamenti è vincolato alla speranza di vita residua.
Il calcolo si basa sulle tavole di mortalità ISTAT (le stesse usate per la previdenza pubblica): il montante accumulato viene diviso per gli anni di vita stimati che restano all'iscritto al momento della richiesta. Questo numero dipende dall’età anagrafica dell’iscritto, per cui il numero di anni di vita usati per dividere il capitale è diverso di volta in volta.
La rata non è necessariamente fissa per sempre. A ogni scadenza, si ricalcola l'importo dividendo il capitale residuo per i nuovi anni di speranza di vita attesa. Per esempio, ipotizziamo un pensionato a 67 anni: la sua vita stimata residua è di altri 18 anni. Il capitale accumulato è di 100.000 euro. Questo valore verrà diviso per 18, quindi la rata il primo anno è di 5.555 euro. Ogni anno si rifà questo calcolo.
L’obiettivo di questa tipologia di rendita è consumare interamente il capitale entro la data stimata. Altro aspetto importante: il denaro resta investito nel fondo e di conseguenza il rendimento (positivo o negativo) del comparto scelto influenzerà l'ammontare delle rate future. Diventa quindi fondamentale la scelta del comparto, tipicamente deve essere il garantito o il più prudente possibile, per evitare di subire perdite e vedersi ridotta la rata.
GLI ASPETTI FISCALI
La rendita a durata definita gode del medesimo trattamento agevolato delle altre prestazioni previdenziali. L'aliquota applicata è del 15%, ma si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione al fondo successivo al quindicesimo, fino a toccare una soglia minima del 9%.
Un dettaglio strategico. Dato che con questa rendita il fondo non viene chiuso ma l'iscrizione prosegue durante l'erogazione, l'anzianità di partecipazione continua a maturare. Questo significa che, anno dopo anno, l'aliquota fiscale sulle rate future può scendere ulteriormente (se non si è già raggiunto il minimo del 9%), ottimizzando il netto percepito.
Esempio. Una persona ha aderito al fondo per 30 anni. L’aliquota applicata sarà del 10,5% (15% per i primi 15 anni, e poi 0,3% moltiplicato per i successivi 15). Dopo un anno di rendita erogata, gli anni di adesione al fondo diventano 31, quindi scattano un’ulteriore riduzione dello 0,3%: l’aliquota scende al 10,2% (e così via fino ad arrivare al 9%).
ASPETTI COMPORTAMENTALE E RISCHI
L'introduzione della rendita a durata definita risponde a specifiche dinamiche psicologiche dell'investitore, offrendo un compromesso tra sicurezza e controllo.
Mitigazione del rimpianto (Regret Aversion). Questa soluzione riduce drasticamente la paura di "sprecare" i risparmi di una vita. Nella rendita vitalizia pura classica (quindi non reversibile, oppure certa, controassicurata), il timore è che una morte prematura (premorienza) consegni tutto il capitale all'assicurazione. Qui, invece, il capitale residuo non scompare ma resta nel perimetro dell'aderente (e dei suoi eredi), attenuando l'ansia della perdita secca.
Mental Accounting e Autocontrollo. Rispetto al riscatto totale del capitale (prendere tutti i soldi subito), questa opzione funge da meccanismo di impegno (il cosiddetto commitment device). L'iscritto mantiene una sorta di controllo perché il capitale è "suo", ma la struttura della rendita impedisce il rischio di over-spending, ovvero di spendere tutto troppo in fretta spinti dall'euforia della liquidità immediata.
Il "Rischio Longevità". Esiste tuttavia un rovescio della medaglia non trascurabile. A differenza della vitalizia assicurativa, che paga finché si è in vita, la rendita a durata definita si esaurisce alla scadenza statistica (nell'esempio, a 85 anni). Se l'aderente vive più a lungo delle stime ISTAT, si ritroverà senza questa integrazione economica proprio nella fase più avanzata della vecchiaia.