Chiudiamo la rassegna delle nuove rendite che la manovra ha previsto per i fondi pensione parlando dei prelievi liberamente determinabili entro limiti definiti. La manovra, infatti, ha previsto che, una volta arrivati in pensione, chi ha aderito a un fondo pensione possa optare per dei prelievi, anziché richiedere, per esempio, l’erogazione di una delle rendite previste. È però necessaria una premessa fondamentale. Non significa che si potrà liberamente attingere dal fondo quando e quanto si vorrà. Non bisogna quindi intendere il termine prelievo in questa accezione: ci saranno comunque dei vincoli.
Un’altra premessa importante è che, oggi, possiamo dare soltanto un quadro generale di come sarà, a grandi linee, questa tipologia di opzione che gli aderenti al fondo pensione avranno a disposizione. Per conoscere i termini precisi bisognerà infatti attendere, come già detto per le altre rendite, il pronunciamento della Covip, cioè un decreto attuativo che stabilirà esattamente come, quando e con quali modalità sarà possibile prelevare i soldi dal proprio fondo pensione.
Quel che si sa oggi è che questa tipologia di opzione prevede la possibilità di prelevare dei soldi dal fondo entro certi limiti. Il prelievo, infatti, non potrà superare la somma delle rate virtualmente maturate che deriverebbero dalla rendita a durata definita. Parlando della rendita a durata definita, avevamo visto che il periodo di erogazione è limitato alla speranza di vita residua dell’iscritto al momento della richiesta, calcolata secondo le tavole di mortalità ISTAT già utilizzate per le pensioni pubbliche. Dunque, se si va in pensione a 67 anni, questo periodo è limitato a 18 anni, perché a 67 anni la speranza di sopravvivenza, secondo le tavole ISTAT, è appunto di diciotto anni. Se quindi all’interno del fondo pensione abbiamo accumulato 100.000 euro, si potranno avere 18 rate da circa 5.555 euro ciascuna.
Se si decide di optare per prelievi liberi, ogni anno si potrà prelevare al massimo questa cifra. Ovviamente questo vale se si è andati in pensione a 67 anni e se, nel momento in cui si andrà effettivamente in pensione, la speranza di vita sarà ancora di 18 anni.
Chi sceglie questa modalità di prelievo non esce dal fondo pensione, perché non lo riscatta per raggiungimento della pensione: continua quindi ad aderire al fondo pensione. Questo comporta alcune conseguenze importanti.
La prima è che il capitale nel fondo pensione continua a essere gestito; quindi, potrà aumentare o diminuire in base all’andamento della gestione del fondo. Per questo motivo sarà sempre molto importante scegliere il comparto corretto, che in questo caso dovrebbe essere un comparto garantito o comunque il più prudente possibile, che investa solo in obbligazioni a breve scadenza o addirittura nel mercato monetario. In questo modo si salvaguarda il proprio capitale.
Il secondo aspetto importante riguarda la tassazione. Poiché si rimane all’interno del fondo pensione, l’anzianità di adesione alla previdenza complementare continua ad aumentare. Questo significa poter beneficiare di ulteriori riduzioni dell’aliquota della tassazione agevolata, compresa tra il 9% e il 15%, se non si era già raggiunto a 67 anni il limite minimo del 9%.
Vediamo ora cosa succede nella pratica con i prelievi liberi
Una persona va in pensione a 67 anni e può decidere di non prelevare nulla dal fondo. Potrebbe, per esempio, aspettare tranquillamente tre anni e poi decidere di prelevare una parte dei soldi presenti nel proprio fondo. Quanto potrà prelevare? Sono passati tre anni: ogni anno, con la rendita a durata definita, avrebbe potuto ritirare 5.555 euro. Quindi potrà ritirare 16.665 euro complessivi, cioè 5.555 euro per tre anni.
Se avesse deciso di ritirarli il primo anno, avrebbe potuto ritirare 5.555 euro. Dopo due anni avrebbe potuto ritirare 11.110 euro, e così via.
Ad oggi non è definito da nessuna parte che i prelievi debbano avvenire ad intervalli regolari. Una persona potrebbe decidere di ritirare il primo anno e poi aspettarne altri quattro; oppure aspettare tre anni, ritirare, poi ritirare di nuovo dopo un anno, poi dopo due, a seconda dei propri bisogni. Anche questo aspetto, però, potrà essere chiarito solo dalla Covip.
Questa opzione è quindi molto interessante, perché è vero che impone dei limiti ai prelievi, ma lascia comunque una forte flessibilità all’aderente al fondo pensione, che potrà modulare i prelievi dal fondo in base alle proprie esigenze. I limiti imposti su quanto si può ritirare di volta in volta non devono invece essere visti come una limitazione della libertà personale, ma devono essere letti nella prospettiva della funzione dei fondi pensione: salvaguardare il risparmio per tutto l’arco della vecchiaia, evitando che una persona utilizzi tutto il proprio capitale pensionistico in poco tempo e rischi di trovarsi scoperta negli anni successivi.
Un primo aspetto strategico di questa opzione è quindi la flessibilità nell’attingere al proprio fondo pensione. Un secondo aspetto strategico riguarda i vantaggi fiscali. Non uscendo dal fondo pensione ma rimanendo al suo interno, con il passare degli anni si abbassa anche l’aliquota con cui vengono tassati i prelievi.
Potenzialmente esiste anche un terzo elemento strategico, che però potrà essere confermato solo dopo il pronunciamento della Covip. Per poter ritirare tutto quanto accumulato nel fondo pensione sotto forma di capitale è necessario rispettare una condizione: il 70% del capitale accumulato trasformato in rendita vitalizia deve essere inferiore al 50% dell’assegno sociale.
È chiaro che, se un aderente al fondo pensione opta per i prelievi e quindi rimane all’interno del fondo pensione, dopo aver prelevato una certa cifra il capitale residuo nel fondo potrebbe soddisfare la condizione per il riscatto sotto forma interamente di capitale. In questo senso, questa modalità potrebbe diventare un modo per rientrare più velocemente in possesso dell’intero capitale.
Attenzione però: questo è solo un ragionamento ipotetico. Potrebbe infatti accadere che la Covip, nel definire i termini precisi di funzionamento di questa opzione, stabilisca che non sia possibile fare quanto abbiamo appena ipotizzato.