Fondi pensione: ecco la nuova rendita frazionata
Fondi pensione: rendita frazionata
Fondi pensione: rendita frazionata
Tra le novità della manovra 2026 in ambito di fondi pensione ci sono nuove forme di rendita. Della rendita a durata definita ne abbiamo già parlato; oggi focalizziamo la nostra attenzione su come dovrebbe essere la rendita frazionata. Abbiamo detto “dovrebbe essere” perché la manovra 2026 ha introdotto questa nuova tipologia di rendita, ma ha dato mandato alla Covip di definire le modalità pratiche con cui questa rendita sarà erogata e le caratteristiche specifiche. Di fatto mancano quindi ancora dei tasselli: manca una sorta di decreto attuativo per poter spiegare nella pratica come funziona, come utilizzarla al meglio e quando conviene utilizzarla.
Questo però non significa che non si possa già presentare il funzionamento di questa rendita frazionata. È una rendita: l’erogazione del capitale avviene in un determinato arco di tempo che non può essere inferiore a 5 anni. Come avviene con la rendita a durata definita, anche con la rendita frazionata il capitale rimane investito nel fondo. Questo significa che il capitale all’interno del fondo continuerà a variare a seconda delle performance del comparto del fondo pensione. Prima avvertenza, dunque, è quella di fare attenzione al comparto in cui si lascia il capitale che poi verrà di volta in volta utilizzato per essere trasformato in rendita frazionata. Il comparto più prudente possibile, quindi il garantito, è sicuramente il comparto più adatto in questa fase di erogazione della rendita. Perché? Perché se il comparto perde valore anche il valore del capitale nel fondo lo perde e di conseguenza la quota sotto forma di rendita che può essere erogato diminuisce.
Come funzionerà? Ipotizziamo che un aderente al fondo pensione richieda la rendita frazionata in 5 anni. Il montante accumulato, ipotizziamo, è pari a 100.000 euro: verrà erogato tutto quanto c’è nel fondo all’aderente nell’arco dei 5 anni. Significa che ogni anno l’aderente al fondo pensione riceverà 20.000 euro sotto forma di rendita. Rimane da capire la frequenza di erogazione, quindi con quale periodicità verrà corrisposta: sarà mensile, trimestrale, semestrale, annuale? Tutti elementi che si scopriranno con le indicazioni della Covip. Quel che è certo è il principio di base: con la rendita frazionata, una volta scelto il numero di anni in cui questa rendita viene suddivisa, quanto si percepirà ogni anno sarà il risultato della divisione tra il capitale accumulato e gli anni di frazionamento. Nell’esempio, avendo ipotizzato il minimo di 5 anni definito per legge, dato che è già certo, con un capitale di 100.000 euro si riceveranno 20.000 euro sotto forma di rendita ogni anno (questo ipotizzando che il rendimento del fondo pensione nel frattempo sia nullo).
È un aspetto interessante: questa tipologia di rendita è molto interessante perché consente di rientrare il prima possibile in possesso di tutto il capitale che si è accumulato nel fondo pensione. Il minimo di 5 anni è comunque una limitazione che permette di avere un giusto compromesso tra la preferenza dell’aderente per la liquidità, quindi avere subito a disposizione la maggior quantità di soldi possibile sotto forma di capitale, e la finalità previdenziale tipica di un fondo pensione, che è quella di garantire un’integrazione continua per tutto l’arco della vita da pensionato all’aderente del fondo pensione.
C’è un aspetto relativo alla tassazione. Nel caso della rendita frazionata, la tassazione è sempre più vantaggiosa rispetto a quella del TFR, ma meno rispetto alla tassazione applicata alle altre tipologie di rendite. Infatti, La prestazione frazionata soggetta a:
Ne consegue che l’aliquota massima applicabile è pari al 20%, mentre l’aliquota minima si riduce al 15% per gli iscritti con almeno 35 anni di partecipazione alla previdenza complementare.
Dunque, la rendita frazionata consente di rientrare velocemente in possesso di tutto il capitale che siamo riusciti ad accumulare nel fondo, ma è anche vero che questa maggiore velocità rispetto alle altre tipologie di rendita ha un costo, rappresentato da una tassazione più elevata (rispetto alle rendite, ma sempre vantaggiosa rispetto a quella del TFR).