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Alimentazione

Alimenti con acrilammide. Linee guida europee da migliorare

25 feb 2019

Bisogna mettere in atto processi industriali efficaci per ridurre al massimo la formazione della sostanza cancerogena. La richiesta col Beuc alla Commissione europea.

Su 69 campioni di alimenti industriali venduti in Italia, tre prodotti - un omogeneizzato e due patatine in busta - superano i valori guida del regolamento europeo sull’acrilammide negli alimenti, la sostanza cancerogena che si forma durante la cottura nei cibi ricchi di amido e zuccheri. Altri sei prodotti si attestano sulla soglia massima indicata dall’UE, mentre tutti gli altri rispettano le norme. Alcuni prodotti risultano addirittura privi di acrilammide, dando così prova che immettere sul mercato alimenti senza la sostanza pericolosa sia una strada percorribile dall’industria.

Sono questi i risultati che Altroconsumo pubblica oggi su Inchieste, il mensile di test, indagini e approfondimenti dell’Organizzazione di consumatori che in sinergia con gli altri Paesi del network Euroconsumers in Europa vuole sensibilizzare sia il mondo della produzione industriale che la Commissione europea a fare meglio rispetto all’acrilammide. Dieci Paesi europei hanno analizzato oltre 500 tra prodotti per l’infanzia, chips, biscotti, crackers, patatine fritte. Il dettaglio dei risultati è visibile su www.altroconsumo.it. Tra gli esiti critici da segnalare livelli di sostanza alti anche nelle chips di verdure, fino a 1.000 mcg/kg, quasi il doppio del valore medio delle chips di patata.

Nel 2018 è entrato in vigore il Regolamento UE che ha avuto effetti positivi, se si confronta l’attuale situazione con le analisi di Altroconsumo del 2014, anno delle ultime indagini in laboratorio in questo ambito. Ma è possibile fare meglio, come dimostrano i risultati di alcuni prodotti segnalati nelle tabelle dove l’acrilammide è assente. Per questo motivo con il BEUC Altroconsumo e le altre Organizzazioni di consumatori in Europa chiederanno in una lettera formale alla Commissione UE di rivedere le attuali soglie minime per la sostanza cancerogena, abbassandole ai migliori risultati possibili, come indicato dall’esito del test internazionale.