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Acrilammide, un contaminante potenzialmente cancerogeno

I prodotti che abbiamo esaminato rispettano le indicazioni della Ue, ma i valori non ci soddisfano ancora perché non sono i più bassi possibili. Pretendiamo risultati migliori, soprattutto per tutelare i bambini, che sono i più esposti ai potenziali effetti negativi dell'acrilammide.

25 febbraio 2019
acrilammide

Abbiamo analizzato 69 prodotti alimentari soggetti alla formazione di acrilammide, un composto potenzialmente cancerogeno che si sviluppa nelle cotture a temperature elevate dei cibi ricchi di amidi. La situazione è migliorata rispetto a qualche anno fa ma non è ancora ottimale, soprattutto per quanto riguarda la pericolosità per i bambini.

L'acrilammide è una sostanza cancerogena ben conosciuta tra gli esperti, un po' meno tra i consumatori. Non si può evitare ma, poiché esistono diversi metodi per ridurne la formazione, nel 2018 è entrato in vigore un regolamento Ue che stabilisce soglie guida da non superare proposte alle aziende alimentari e ai piccoli esercenti che preparano i cibi che possono essere soggetti alla sua formazione (patate, cereali, biscotti, fette biscottate....). Per controllare se i produttori stanno attenti al problema e rispettano le soglie indicate dalla Ue, abbiamo portato in laboratorio 69 prodotti a rischio. Per conoscere i nomi dei prodotti analizzati e i risultati completi delle analisi, leggi l'articolo pubblicato su Inchieste di marzo.

Cos'è l'acrilammide

L’acrilammide è una sostanza cancerogena con cui l’uomo convive da sempre. Si forma naturalmente durante la cottura a temperature elevate (sopra i 120 °C) nei cibi ricchi di amidi, contenenti zuccheri e l’amminoacido asparagina. Parliamo di patate, cereali, caffè, pane, pizza, biscotti e fette biscottate, durante la frittura, la cottura al forno e alla griglia. Si forma nei prodotti industriali ma anche nelle cotture casalinghe, per cui è importante conoscere il problema e mettere in atto alcuni accorgimenti per limitarne la formazione.

I risultati e la nostra campagna europea

I risultati dimostrano che i produttori si sono allineati alle indicazioni della Ue, sebbene le soglie definite non siano vincolanti e non ci siano sanzioni in caso di sforamento. Quasi tutti i prodotti, infatti, rispettano i valori guida europei. Tuttavia questi valori non ci soddisfano ancora perché non sono i più bassi possibili. E non sono stati indicati per tutti i prodotti a rischio (infatti dove non ci sono i valori di acrilammide che abbiamo riscontrato sono mediamente più alti). Poiché l'acrilammide è una sostanza cancerogena è impossibile stabilire una soglia precisa sotto la quale escludere il suo potenziale effetto negativo sull'organismo. Ecco perché riteniamo importante non fermarsi qui e pretendere di più, soprattutto per tutelare le fasce di popolazione più esposte ai potenziali effetti negativi di questa sostanza, cioè i bambini. Per questo, attraverso il Beuc, l'organizzazione europea dei consumatori di cui Altroconsumo è membro, abbiamo inviato una lettera alla Commissione con i risultati di questa inchiesta, chiedendo di rivedere le soglie, attestandole sul valore minimo possibile.