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Il vocabolario delle obbligazioni spiegato in modo semplice

Il vocabolario delle obbligazioni spiegato in modo semplice

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Autore: Alberto Cascione

Lezione 2 : Il vocabolario delle obbligazioni spiegato semplice: concetti da conoscere prima di investire

Capire come funziona un'obbligazione è un primo passo, ora è fondamentale sapere come analizzarla. Due obbligazioni possono sembrare simili, ma essere profondamente diverse in termini di rendimento, rischio e orizzonte temporale. Per questo motivo, è importante prendere confidenza con alcuni termini che aiutano a leggere correttamente le caratteristiche di un titolo. 

Scadenza o maturità 

La prima parola da considerare è la scadenza (o maturità) del titolo, ovvero la data in cui l’emittente dovrebbe restituire il capitale al possessore. Si tratta di un particolare che spiega il comportamento del bond. Le obbligazioni vengono infatti classificate anche in base alla durata, e possono averne differenti: da pochi mesi a decine di anni. In genere si parla di titoli a breve, medio o lungo termine. Dove al prolungarsi della scadenza, il prezzo diventa più sensibile ai movimenti dei tassi di interesse. Per questa ragione un’obbligazione a lungo termine è uno strumento che può oscillare di più. 

Chiarito questo primo concetto, possiamo passare a un altro elemento fondamentale per farti capire come un’obbligazione remunera chi la possiede. 

Cedola 

Per cedola si intende l’interesse che l’emittente riconosce periodicamente al possessore del titolo. È fissata al momento dell’emissione, oppure, nel caso dei titoli a tasso variabile, è il meccanismo di calcolo a essere predeterminato all’emissione. Può essere pagata annualmente, semestralmente o anche trimestralmente.  

La cedola non coincide in automatico con il rendimento reale dell’investimento, questo dipende infatti sia dalla cedola che dalla differenza tra il valore di rimborso e il prezzo di acquisto del titolo.  

Per interpretare correttamente la cedola, però, dobbiamo chiarire anche un altro riferimento essenziale. 

Valore nominale 

Nelle obbligazioni, il valore nominale è l’importo a cui si fa riferimento per il calcolo degli interessi (o cedola). Questo valore, di solito, resta invariato nel tempo e spesso non coincide con il prezzo di emissione e con quello di mercato. 

Nella maggior parte dei casi, invece, il valore nominale corrisponde al valore di rimborso, cioè l'importo che l'emittente restituisce all'investitore alla scadenza del titolo obbligazionario. In alcuni casi, il capitale restituito alla scadenza può essere diverso dal valore nominale, secondo le modalità definite nel momento dell'emissione del titolo. 

Prezzo di emissione 

È il prezzo di offerta iniziale sul mercato primario, per un’obbligazione viene generalmente definito in percentuale del suo valore nominale, che per convenzione è pari a 100. 

Esempio:  

Un'obbligazione ha un valore nominale di 1.000 euro. Se viene emessa a 100, il prezzo di emissione è uguale al 100% del valore nominale, quindi paghi 1.000 euro. Se invece viene emessa a 95, il prezzo di emissione è il 95% del valore nominale, quindi paghi 950 euro.  

Qualunque sia il prezzo di emissione, il prezzo di rimborso finale sarà quasi sempre pari al 100%.  

Una volta emessa, l’obbligazione entra nella vita reale del mercato. 

Corso

Il corso è il prezzo che il titolo finanziario assume sul mercato secondario (dopo l’emissione). A differenza del valore nominale, che resta invariato nel tempo, il corso è soggetto a continue oscillazioni e riflette le condizioni di mercato in ogni momento. 

È un elemento fondamentale, perché impatta sul rendimento effettivo per l’acquirente del titolo sul mercato secondario. Ti potrebbe capitare di comprare un’obbligazione a un prezzo diverso da quello di emissione o dal valore di rimborso previsto alla scadenza.  

Quindi, la tua scelta non dovrebbe fermarsi soltanto alla valutazione della cedola nominale, ma tenere conto anche del rendimento atteso a scadenza, il prezzo di mercato e la liquidità del titolo. Un titolo di debito poco liquido può infatti essere complicato da vendere in tempi brevi e a un prezzo adeguato. 

A questo punto resta da considerare un elemento tecnico che incide sul costo effettivo di acquisto. 

Rateo o interessi maturati 

Se acquisti un’obbligazione tra una data di pagamento della cedola e la successiva, dovrai pagare al venditore anche la quota di interessi che il titolo ha già maturato fino a quel giorno, cioè dalla data della precedente cedola a quella di acquisto del titolo. Nel successivo stacco cedolare incasserai (come possessore del titolo) l’intera cedola. È un meccanismo tecnico da sapere per comprendere come mai il costo reale di acquisto può essere superiore al solo prezzo quotato sul mercato. 

Esempio:  

Un'obbligazione paga una cedola di 20 euro ogni sei mesi. La cedola sarà pagata tra tre mesi e tu acquisti il titolo oggi, cioè a metà del periodo. Oltre al prezzo dell'obbligazione, dovrai pagare al venditore 10 euro di interessi già maturati. Tra tre mesi, però, riceverai l'intera cedola di 20 euro, perché in quel momento sarai tu il proprietario del titolo. Quindi hai guadagnato 20 – 10 = 10 euro, esattamente i dividenti relativi ai 3 mesi da quando hai sottoscritto il titolo di debito. 

Sempre guardando ai titoli già in circolazione, c’è poi un altro concetto utile per orientarsi sul mercato secondario. 

Durata residua 

Per durata residua di un’obbligazione si considera il tempo che resta da oggi alla scadenza, essendo il titolo già presente sul mercato secondario. Ed è proprio la durata residua a incidere su sensibilità ai tassi e rischio di prezzo: più la durata residua è lunga, più il prezzo del titolo è sensibile alle oscillazioni dei tassi di mercato, e viceversa. 

Dopo aver appreso i concetti di base, è adesso più semplice comprendere i diversi tipi di obbligazioni. 

Le famiglie di obbligazioni 

Le obbligazioni possono essere suddivise in categorie diverse, in base a criteri come l'emittente, il tipo di cedola e la posizione di rimborso. 

Per tipo di emittente

La distinzione più immediata è quella tra obbligazioni statali e obbligazioni societarie. Le prime sono emesse da uno Stato e rientrano tra i titoli di Stato, mentre le seconde sono collocate da imprese. 

Obbligazioni statali

Queste obbligazioni, dette anche sovrane, sono vantaggiose dal punto di vista del rischio, soprattutto per i Paesi con rating elevato. Dopo l’emissione sono, in genere, facilmente rivendibili grazie alla loro ottima liquidità, ovvero è facile trovare un altro investitore a cui puoi cederle per riavere il tuo capitale prima della scadenza.  

Dall’altro lato della medaglia, sono svantaggiose sul lungo periodo, poiché il rendimento è spesso più basso rispetto ad altre alternative come le azioni. Sono inoltre sensibili all’evoluzione dei tassi d’interesse. 

Esempi di obbligazioni statali: 

_Bund (Germania),   

_I BTP (Italia),  

_Treasuries (Stati Uniti). 

Obbligazioni corporate

Sono emesse da imprese pubbliche e private, di piccole, medie o grandi dimensioni, con un’ampia scelta per settori. Offrono rendimenti spesso superiori ai titoli di Stato, tuttavia portano con sé un rischio di credito maggiore e sono meno liquidabili sul mercato secondario 

Oltre all’emittente, c’è poi un altro criterio molto utilizzato per distinguere i bond, come il tipo di cedola. 

Per tipo di cedola

Possono essere: 

  • a tasso fisso: quando l’interesse è determinato in precedenza; 
  • a tasso variabile: se la cedola segue un parametro di mercato; 
  • indicizzate all’inflazione: nel caso in cui la cedola e, a volte, il capitale si adeguano all’inflazione, spesso misurata con l’indice dei prezzi al consumo; 
  • zero coupon: quando le obbligazioni non pagano cedole periodiche e il rendimento è il risultato solo della differenza tra prezzo di acquisto e rimborso finale. 

Questa appena vista è una classificazione importante perché fa capire subito che cosa ti puoi aspettare dall’obbligazione acquistata: un flusso cedolare stabile nel tempo; una protezione parziale dai rialzi dei tassi; piuttosto che, nel caso degli zero coupon, nessun reddito periodico, con un risultato economico concentrato alla fine. 

Accanto al modo di pagare di un’obbligazione, devi valutare anche la posizione che occupi nel caso in cui le cose vadano male per l’emittente. 

Per posizione di rimborso 

Ecco allora il concetto di seniority, ovvero la priorità di rimborso quando sopraggiunge una crisi dell’emittente.  

Le obbligazioni senior stanno davanti nella fila dei creditori, le subordinate si trovano più indietro e per questo motivo sono più rischiose della media.  

Una spiegazione esaustiva delle subordinate merita una sede dedicata, nelle altre lezioni del sito questo tema viene sviluppato in dettaglio.

Infine, esistono anche categorie particolari che un puoi incontrare con una certa frequenza. 

  • Convertibili: possono essere convertite in azioni dell’azienda emittente secondo determinate condizioni; 
  • Perpetue: non hanno data di scadenza definita e l’emittente non è tenuto alla restituzione del capitale, ma prevedono il pagamento di una cedola periodica all’infinito; 
  • In valuta estera: hanno capitale e cedole in valuta diversa dall’Euro, comportando un rischio di cambio; 
  • Strutturate: combinano una componente obbligazionaria, che prevede il rimborso del capitale a scadenza ed eventuali cedole, con una componente derivata che rende il rendimento variabile. 

Dopo aver visto come si descrive e si classifica un bond, consideriamo un altro aspetto fondamentale: i rischi.

I rischi di un’obbligazione 

Quando si valutano le obbligazioni, molti guardano prima il rendimento, mentre sarebbe opportuno fare il contrario: osservare prima il rischio, e solo in seconda battuta domandarsi se il rendimento sia adeguato. Un rendimento elevato, infatti, non rappresenta necessariamente un'opportunità, ma può essere il segnale di un rischio maggiore che il mercato sta attribuendo a quel titolo. 

Tra questi rischi, il primo da analizzare è quello di tasso. 

Rischio di tasso d’interesse 

La regola base è che prezzo e tassi si muovono in senso opposto: se i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni scende, mentre se i tassi scendono, il prezzo tende a salire. Questo effetto è solitamente più accentuato nei titoli a tasso fisso e con scadenze più lunghe, siccome gli investitori rimangono vincolati per un periodo maggiore a cedole che potrebbero risultare meno convenienti (rispetto ai nuovi avvenimenti di mercato). Se acquisti un bond dovresti quindi considerare non solo il rendimento, ma anche come la valutazione del titolo potrebbe cambiare nel tempo con i cambiamenti dei tassi di interesse. 

Accanto alle oscillazioni dovute ai tassi, c’è poi un rischio che riguarda direttamente la solidità di chi ha emesso il titolo: il rischio di credito.  

Rischio di credito

Questo rischio consiste nella possibilità che l’emittente si trovi in situazioni di difficoltà finanziarie, tali da non riuscire a pagare regolarmente le cedole o a rimborsare il capitale alla scadenza. In sostanza, è il rischio che l’emittente dell’obbligazione non sia in grado di rispettare gli impegni stabiliti nei confronti degli acquirenti dei titoli. Questo rischio impatta in maniera rilevante nelle obbligazioni societarie, ma si può manifestare anche nei titoli di Stato, soprattutto in paesi finanziariamente deboli. 

Per valutare in modo più concreto questo aspetto, entrano in gioco due indicatori molto citati nel linguaggio finanziario, come il rating e lo spread. 

Rating 

Il rating è un giudizio espresso da agenzie specializzate (Moody’s, Standard & Poor’s o Fitch), sulla capacità dell’emittente di onorare i propri debiti. Più il rating è elevato, maggiore è la fiducia del mercato nella sua solidità finanziaria, al contrario rating bassi indicano una probabilità più alta di insolvenza (o difficoltà a ripagare il debito). 

Accanto al giudizio delle agenzie, il mercato esprime la propria valutazione anche attraverso un altro parametro molto osservato: lo spread. 

Spread 

Rappresenta la differenza di rendimento tra due obbligazioni comparabili e viene utilizzato come indicatore del rischio percepito dal mercato. Nel linguaggio economico, quando si parla di questo termine, ci si riferisce alla differenza tra il rendimento del BTP italiano a dieci anni e quello del Bund tedesco della stessa scadenza, poiché è considerato uno dei titoli più sicuri dell'area euro. 

Per un approfondimento sul tema spread, e sulla sua importanza relativa al rischio di un titolo di Stato, consulta la nostra lezione dedicata allo spread BTP-Bund.  
Oltre ai rischi legati ai tassi e all’affidabilità dell’emittente, ne esiste un altro da considerare quando il titolo è denominato in una moneta diversa dalla propria: il rischio di cambio. 

Rischio di cambio  

Riguarda le obbligazioni emesse in una valuta diversa dall’euro.  

Si manifesta con la possibilità che le variazioni del tasso di cambio tra due valute influenzino il rendimento effettivo dell’investimento. Quando acquisti un titolo di debito denominato in valuta estera, i flussi ricevuti (tramite cedole e capitale rimborsato alla scadenza) dovranno essere convertiti nella propria valuta di riferimento, esponendoti quindi alle oscillazioni del mercato valutario. 

Un’obbligazione in dollari potrebbe apparirti un’ottima opportunità per rendimento e qualità dell’emittente. Tuttavia, se nel frattempo il dollaro si svaluta rispetto all’euro, le cedole e il capitale convertiti in euro saranno valutati meno rispetto alle attese, riducendo o addirittura annullando parte dei guadagni ottenuti dall’investimento. Al contrario, un rafforzamento del dollaro potrebbe aumentare il rendimento finale. 

Takeaway

  • Non farti ingannare dalla sola cedola: il rendimento reale dipende anche dal prezzo d’acquisto 
  • Un’obbligazione acquistata sopra o sotto la pari avrà un rendimento diverso dalla cedola 
  • Il rating di credito è uno strumento utile per valutare il livello di rischio 
  • Prima di investire, considera tutte le caratteristiche del bond, compresa la durata residua e il rischio di default 
     

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