Lezione intermedio Tempo di lettura: 15 minuti
Dismorfia finanziaria

Dismorfia finanziaria

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Autore: Pia Miglio

Lezione 3 : Sei ricco, povero o semplicemente fuori focus?

Ti sembra che gli altri abbiano tutti maggiori possibilità economiche e ti senti perennemente indietro rispetto a quanto hanno ottenuto gli altri. Oppure, il confronto con gli altri ti ha convinto di avere molte più disponibilità economiche di quanto tu abbia in realtà. Queste percezioni distorte hanno un nome: dismorfia finanziaria. I social amplificano entrambe le illusioni, ma attenzione a non trasformare difficoltà reali in un problema psicologico.

Ti guardi intorno e ti sembra che tutti abbiano comprato casa, anche persone molto più giovani di te, vedi colleghi che cambiano automobile con una certa frequenza, amici che riescono a concedersi vacanze apparentemente al di fuori della loro portata, conoscenti che esibiscono costosi gadget tecnologici di ultima generazione. In realtà, tu non conosci nel dettaglio le loro fonti di reddito, gli eventuali debiti contratti, gli aiuti economici esterni ricevuti o le priorità alle quali hanno rinunciato. Ma nella tua mente il confronto si mette in moto rapidamente e può modificare il giudizio sulla tua situazione economica: ciò che fino a poco prima ti sembrava sufficiente per vivere comincia ad apparirti inadeguato.

Può accaderti anche il contrario. Hai avuto un avanzamento di carriera e, grazie a questo, in questo momento percepisci uno stipendio elevato, hai una buona capacità di spesa o la possibilità di ottenere facilmente del credito possono trasmetterti un senso di sicurezza che, però, non corrisponde necessariamente a un patrimonio solido. Ma riesci a pagare tutte le rate dei prestiti che hai contratto, il tuo tenore di vita attuale ti soddisfa e ti non sembrano esserci ragioni immediate per preoccuparti. Basta, però, un’interruzione imprevista del reddito o una spesa inattesa perché emerga la fragilità di un bilancio privo di riserve.

In entrambi i casi esiste una distanza fra la situazione finanziaria reale, che puoi misurare, e il modo in cui la percepisci. È questa la condizione descritta con l’espressione “dismorfia finanziaria”, dall’inglese money dysmorphia o financial dysmorphia.

Il termine è stato coniato relativamente di recente, ma si è diffuso rapidamente, soprattutto nella comunicazione online. Prima di attribuire alla dismorfia finanziaria tutte le colpe del tuo rapporto con il denaro, è necessario precisarne i confini. Non è una diagnosi clinica, non compare nei manuali dei disturbi psicologici e non dispone di una definizione scientifica universalmente accettata. È solo un’etichetta divulgativa che prova a descrivere un fenomeno riconoscibile: una rappresentazione delle tue finanze sufficientemente deformata da condizionare emozioni, comportamenti e decisioni.

Quando cambia il metro di giudizio

Puoi osservare la tua situazione economica attraverso alcuni dati oggettivi: reddito, spese, debiti, risparmi, patrimonio e capacità di affrontare un imprevisto. Nessuno di questi valori, considerato da solo, ti permette di stabilire se tu sia ricco, povero o finanziariamente stabile. Un reddito elevato può convivere con debiti pregressi consistenti, mentre un reddito più contenuto può accompagnarsi a un patrimonio solido e a spese sostenibili. L’insieme dei dati restituisce comunque un’immagine più attendibile della sola sensazione.

Nella vita quotidiana, tuttavia, difficilmente giudichi la tua condizione esclusivamente attraverso un bilancio. Tendi a valutarla in termini relativi, chiedendoti come stai rispetto alle persone che ti circondano o che consideri simili a te. Il confronto può offrirti informazioni utili, ma diventa fuorviante quando prende il posto dei numeri e quando il gruppo utilizzato come riferimento non condivide le tue condizioni di partenza.

Prima della diffusione dei social, il confronto avveniva solo con familiari, colleghi, amici e vicini. Era certamente imperfetto, perché anche nelle relazioni più strette non conosci quasi mai la situazione economica completa degli altri, ma rimaneva circoscritto a un ambiente relativamente omogeneo. Oggi il tuo gruppo di riferimento può includere persone che vivono in luoghi molto diversi, appartengono a fasce di reddito eccezionali o hanno costruito una professione sulla rappresentazione pubblica del loro stile di vita.

Il flusso continuo di informazioni che provengono dai social non modifica il tuo reddito, né il saldo del tuo conto corrente, ma può modificare il campione “umano” con il quale li confronti. Se sei esposto soprattutto a persone che mostrano consumi elevati, carriere molto rapide o risultati d’investimento fuori dall’ordinario, una situazione finanziaria “normale” può cominciare ad apparirti insufficiente e insoddisfacente.

La distorsione può operare anche nella direzione opposta. Quando il tuo ambiente sociale normalizza il consumo a credito, le rate e l’idea che un buon reddito equivalga automaticamente alla ricchezza, puoi facilmente sopravvalutare la tua solidità. In questo caso guardi a ciò che entra ogni mese e presti meno attenzione a quanto rimane, ai debiti accumulati e alla tua capacità di assorbire una perdita di reddito.

Da dove viene l’espressione

L’espressione money dysmorphia ha cominciato a circolare negli Stati Uniti tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024. A renderla popolare è stata soprattutto un’indagine realizzata da Qualtrics per Intuit Credit Karma su 1.006 adulti americani.

Nel sondaggio, la dismorfia finanziaria veniva definita come una visione distorta delle proprie finanze capace di condurre a decisioni economiche sfavorevoli per chi le prendeva. Il 29% degli intervistati dichiarava di riconoscersi nel fenomeno. La percentuale saliva al 43% nella Generazione Z e al 41% tra i Millennial, mentre scendeva al 14% fra gli intervistati più anziani.

Tra coloro che affermavano di sperimentarla, l’82% dichiarava di sentirsi finanziariamente indietro. Una parte di essi disponeva però di risparmi superiori ai valori medi della popolazione americana. Era proprio il contrasto fra una situazione relativamente stabile e il persistente senso di inadeguatezza a generare questa convinzione. La ricerca ha avuto fortuna sui social, ma questi dati devono essere interpretati con prudenza.

Il sondaggio è stato commissionato da un’impresa privata, riguarda soltanto gli Stati Uniti e si basa sull’autovalutazione dei partecipanti, senza una verifica concreta e puntuale. Non è stata misurata una patologia attraverso criteri clinici; agli intervistati è stata proposta una definizione nella quale potevano o meno riconoscersi. Le percentuali non possono quindi essere lette come la prevalenza di un nuovo disturbo, né essere applicate automaticamente alla popolazione italiana.

L’indagine resta un’utile fotografia per un atteggiamento culturale. Mostra solo come molte persone, soprattutto fra le generazioni più giovani, percepiscono una distanza fra la propria condizione e il livello economico che ritengono necessario per sentirsi al sicuro o considerarsi realizzate.

Il confronto con gli altri e le informazioni mancanti

Il denaro ti permette di acquistare beni e servizi, ma contribuisce anche a definire status, appartenenza e riconoscimento sociale. I social non hanno inventato il confronto economico, ne hanno però aumentato la frequenza e hanno ampliato enormemente il numero delle persone con le quali puoi misurarti.

La rappresentazione digitale presenta inoltre una forte asimmetria. Di una persona puoi vedere l’automobile, l’abitazione o il viaggio, ma non necessariamente il finanziamento, il mutuo, l’aiuto familiare o il contratto pubblicitario che li ha resi possibili. Allo stesso modo, puoi conoscere un investimento riuscito senza sapere quali perdite lo abbiano preceduto e quale parte del patrimonio sia stata esposta al rischio.

Gli algoritmi aggiungono un ulteriore elemento. Se presti attenzione a contenuti dedicati alla ricchezza, agli investimenti o a determinati stili di vita, è probabile che tu ne riceva altri simili. La ripetizione può farti apparire comune ciò che statisticamente è raro. Il fatto che nel tuo feed compaiano molte persone che affermano di avere raggiunto l’indipendenza finanziaria non significa che la maggioranza dei tuoi coetanei si trovi nella stessa condizione.

Il confronto avviene così fra due insiemi di informazioni molto diversi: della tua vita conosci reddito, spese, errori, obblighi e incertezze; degli altri vedi soprattutto ciò che è stato selezionato per essere mostrato. In sostanza, confronti la tua contabilità completa con una rappresentazione parziale, talvolta promozionale.

Questa distanza può diventare anche un modello di business. Alcuni contenuti stabiliscono anzitutto una soglia molto elevata di normalità economica, mostrano poi quanto tu ne sia lontano e propongono infine uno strumento per colmare il divario: un corso, una piattaforma, un servizio o una strategia d’investimento. Non tutti i contenuti finanziari seguono questo percorso e molti creator svolgono un’effettiva attività divulgativa. È però utile domandarti se il messaggio ti stia aiutando a comprendere una materia oppure abbia bisogno di farti sentire inadeguato per convincerti a comprare qualcosa.

Se ti senti più povero di quanto sei

Puoi avere un reddito regolare, debiti sostenibili e risparmi sufficienti per affrontare delle spese impreviste, ma continuare a percepirti in una condizione di precarietà. Il confronto con chi ha acquistato prima una casa, guadagna di più o possiede un patrimonio maggiore sposta progressivamente la soglia dell’“abbastanza”.

Questa forma di insicurezza può indurti a un controllo eccessivo del conto corrente, a difficoltà a spendere anche per obiettivi ragionevoli, all’accumulo eccessivo di liquidità e al rinvio indefinito degli investimenti. Il denaro smette di essere uno strumento di protezione e diventa una fonte permanente di preoccupazione.

In altri casi, la sensazione di essere indietro può spingerti ad assumere un rischio maggiore. Se un rendimento ordinario ti sembra insufficiente a recuperare la distanza rispetto agli altri, cresce l’attrazione per investimenti speculativi, trading e promesse di guadagni rapidi. La stessa percezione può quindi produrre sia immobilità sia eccesso di azione.

Il punto non è stabilire se tu abbia “abbastanza” in senso assoluto. La tua sicurezza finanziaria dipende dalle spese, dalle responsabilità familiari, dalla stabilità del reddito e dagli obiettivi. La distorsione emerge quando nessun miglioramento dei dati riesce a modificare la percezione, perché il parametro continua a spostarsi insieme al confronto.

Se ti senti più ricco di quanto sei

La direzione opposta è meno citata, ma altrettanto rilevante. Un buon reddito e una discreta capacità di spesa possono indurti a confondere il tenore di vita con la solidità patrimoniale. Finché le entrate ti consentono di pagare rate e consumi, il bilancio sembra funzionare, ma resti però esposto a qualsiasi interruzione del flusso.

Questa sopravvalutazione può manifestarsi in modi del tutto ordinari. Potresti scegliere un’abitazione che assorbe una quota eccessiva del reddito, sostituire frequentemente l’automobile, accumulare piccoli finanziamenti oppure utilizzare sistematicamente la carta di credito contando sullo stipendio successivo. Considerate separatamente, le singole decisioni possono sembrarti sostenibili. Sommate, riducono il margine disponibile e rendono difficile costruire risparmio. Anche i tuoi investimenti possono risentirne. Se consideri stabile e abbondante il tuo reddito, puoi sopravvalutare la capacità di sostenere perdite, concentrare eccessivamente il portafoglio o assumere rischi che diventerebbero insostenibili in caso di cambiamenti professionali o familiari.

Quando la percezione modifica le tue decisioni

Esiste anche una reazione apparentemente contraddittoria: potresti spendere proprio perché ti senti economicamente indietro. Acquistare beni associati a un determinato status riduce temporaneamente la distanza percepita dagli altri, anche se peggiora il bilancio. Il fenomeno può incontrare il cosiddetto doom spending, cioè il ricorso agli acquisti per reagire all’ansia e al pessimismo, e le formule di pagamento dilazionato, che separano il beneficio immediato dal costo futuro.

Una funzione simile può essere assunta dagli investimenti. A volte acquisti uno strumento non perché sia coerente con i tuoi obiettivi, ma perché ti permette di riconoscerti in una comunità o di confermare un’immagine di competenza. Quando l’identità diventa più importante dell’analisi, la scelta finanziaria perde il proprio riferimento principale: la relazione fra rischio, tempo e obiettivi.

Non ogni preoccupazione è una distorsione

Il concetto di dismorfia finanziaria presenta un limite che non puoi ignorare: il rischio di trasformare problemi economici reali in difficoltà individuali di percezione. L’aumento del costo delle abitazioni, l’instabilità del lavoro, la crescita dei prezzi, i salari bassi e l’incertezza previdenziale non sono sensazioni. Se lavori e non riesci a sostenere un affitto, accumulare risparmio o progettare l’acquisto di una casa, non ti trovi necessariamente davanti a un’immagine deformata delle tue finanze, ma potresti essere alle prese con un vincolo oggettivo. Una parte della letteratura critica contesta proprio la medicalizzazione dell’ansia economica. Assegnare un’etichetta psicologica alle difficoltà materiali può spostare l’attenzione dalle disuguaglianze e dalle condizioni collettive alla capacità del singolo di gestire le proprie emozioni.

Dalle sensazioni ai dati

Quando pensi di essere finanziariamente indietro, chiediti rispetto a quale obiettivo, scadenza e gruppo di persone stai formulando quel giudizio. Distingui un reddito che non copre le necessità da uno che non consente lo stile di vita preso come riferimento. E ricorda che poterti permettere una spesa significa sostenerla senza nuovo debito e senza sacrificare obiettivi più importanti, non soltanto riuscire a pagarla oggi.

Anche gli investimenti richiedono confronti coerenti. Un portafoglio cresce “troppo poco” solo rispetto a un indice adeguato, a un periodo preciso e al rischio assunto. Il rendimento di un’altra persona non è un parametro significativo se non conosci capitale iniziale, orizzonte temporale, perdite e composizione del patrimonio.

Per definire che cosa sia “abbastanza” per te, puoi partire da tre elementi:

  • il patrimonio netto, ottenuto sottraendo i debiti dalle attività;
  • la resilienza agli imprevisti, cioè per quanto tempo puoi sostenere le spese essenziali senza reddito e quanta parte delle entrate è già assorbita dalle rate;
  • la coerenza fra risorse e obiettivi personali.

Non possedere una casa non indica necessariamente fragilità, se l’acquisto non rientra nei tuoi programmi o non è compatibile con il mercato in cui vivi. Al contrario, un reddito elevato non garantisce sicurezza se tutto dipende dal prossimo stipendio.

Che cosa significa “abbastanza” per te

Per rimettere a fuoco la tua situazione devi costruire parametri personali. Un primo indicatore è il patrimonio netto, che ottieni sottraendo i debiti dalle attività possedute. Non racconta tutto, ma ti aiuta a distinguere reddito, capacità di spesa e ricchezza effettiva.

Un secondo elemento è la tua resilienza agli imprevisti. Devi considerare per quanto tempo riusciresti a sostenere le spese essenziali in caso di interruzione del reddito, quale quota delle entrate sia già assorbita dalle rate e quali debiti abbiano costi particolarmente elevati.

Viene poi la coerenza fra risorse e obiettivi. Puoi trovarti in una buona condizione finanziaria pur non possedendo una casa, se l’acquisto non rientra nei tuoi programmi o non è compatibile con il mercato nel quale vivi. Puoi, al contrario, percepirti benestante grazie a un reddito elevato ed essere comunque vulnerabile se ogni impegno dipende dal prossimo stipendio.

Infine, devi definire che cosa rappresenti per te una quantità sufficiente di denaro. La risposta dipende da esigenze, responsabilità e aspirazioni, ma dovrebbe poter essere tradotta in obiettivi osservabili. Se stabilisci la soglia soltanto attraverso il confronto con gli altri, tenderai a spostarla ogni volta che incontrerai qualcuno con un reddito, un patrimonio o uno stile di vita superiore.

Come rimettere a fuoco l’immagine

Un primo passo consiste nell’osservare i tuoi numeri con regolarità, senza trasformare il controllo in un’attività continua. Un bilancio mensile può fornirti informazioni utili; consultare ripetutamente il conto durante la giornata tende invece ad alimentare l’ansia senza produrre nuovi elementi.

È altrettanto utile distinguere sicurezza, benessere e status. Un fondo per gli imprevisti produce sicurezza, una spesa piacevole può aumentare il benessere e un bene scelto soprattutto per il suo significato sociale comunica status. Le tre funzioni possono convivere, ma non dovresti confonderle.

Quando il confronto con un’altra persona genera insoddisfazione o eccessiva sicurezza, domandati quali informazioni ti manchino. Reddito, debiti, patrimonio familiare, costo della vita e punto di partenza possono cambiare completamente il significato di ciò che osservi.

Prima di assumere una decisione finanziaria sollecitata da un contenuto, può esserti utile introdurre una pausa. Urgenza, inadeguatezza ed euforia riducono la capacità di valutare costi e rischi. Se una proposta rimane ragionevole dopo qualche giorno e continua a essere coerente con i tuoi obiettivi, potrai esaminarla con maggiore lucidità.

Infine, il tipo di aiuto deve corrispondere al problema. Un consulente o un educatore finanziario può aiutarti a leggere il bilancio e costruire un piano. Quando invece ansia, controllo, privazione o spesa compulsiva compromettono la vita quotidiana, può essere opportuno rivolgerti a un professionista della salute mentale.

Un’immagine meno deformata

Il saldo del tuo conto non cambia quando osservi la vita economica degli altri. Può cambiare, però, il significato che gli attribuisci: improvvisamente troppo basso per farti sentire sicuro oppure sufficiente a convincerti che non sia necessario preoccuparti.

Rimettere a fuoco la tua situazione non significa persuaderti che tutto vada bene né ignorare le difficoltà materiali. Significa distinguere ciò che dipende dai numeri, ciò che nasce dal confronto e ciò che deriva da condizioni economiche più ampie.

La domanda utile non è se tu sia ricco o povero secondo il metro di qualcun altro, ma se reddito, patrimonio, debiti, comportamenti e obiettivi stiano raccontando una storia coerente. Il denaro non può rispondere a ogni domanda sulla qualità della tua vita, ma almeno ha il pregio di non dover costruire un’immagine da mostrare agli altri.

NOTA SUL TERMINE E SULLE FONTI

“Dismorfia finanziaria”, money dysmorphia o financial dysmorphia sono espressioni divulgative e non indicano una diagnosi clinica riconosciuta. La loro diffusione è legata soprattutto a un’indagine realizzata da Qualtrics per Intuit Credit Karma fra il 18 e il 26 dicembre 2023 su 1.006 adulti statunitensi e pubblicata il 17 gennaio 2024. I risultati derivano dall’autovalutazione degli intervistati e non da esami clinici. Per una lettura critica del concetto si veda anche Bojan Savic, “Will There Be a Pill for That? ‘Money Dysmorphia’ and the Medicalization of Struggles for Subsistence”, Emancipations, 2025.

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