Perché l’oro sta scendendo?
Le ragioni del calo di questi giorni dopo la folle corsa ai massimi di sempre.
Le ragioni del calo di questi giorni dopo la folle corsa ai massimi di sempre.
Negli ultimi giorni il prezzo dell’oro ha registrato una correzione marcata, interrompendo una fase di forte rialzo che aveva portato le quotazioni su livelli storicamente molto elevati. Venerdì 30 gennaio ha chiuso a 5.030,4 dollari l’oncia dopo punte oltre i 5.500 dollari lo scorso 29 gennaio, e anche oggi (lunedì 2 febbraio) ha aperto in calo sfiorando minimi vicini a 4.400 dollari l’oncia per poi risalire un poco mentre scriviamo.
Il movimento violento al ribasso può sorprendere per chi si ferma al fatto che l’oro è tradizionalmente percepito come un bene rifugio. In realtà, il calo è spiegabile combinando diversi fattori e il non trascurabile dato di fatto che ha corso enormemente.
Lo zampino del futuro della Fed
Il primo elemento chiave riguarda le aspettative sulla politica monetaria statunitense. I mercati stanno rivedendo al rialzo la probabilità che la Federal Reserve mantenga i tassi d’interesse elevati più a lungo del previsto, o comunque adotti un approccio meno accomodante. Questo è frutto della scelta del nuovo governatore della Fed (Kevin Warsh) da parte di Trump che ha rassicurato i mercati circa il fatto che la banca centrale americana non diventerà lassista in termini di tassi d’interesse come da alcuni temuto, visti i desideri del presidente Usa. Wars, infatti, pur essendo repubblicano, è visto come un difensore dell'indipendenza della Fed. Il meccanismo in questo senso è semplice: tassi più alti aumentano il rendimento delle attività finanziarie alternative (come titoli di Stato e obbligazioni) e riducono l’attrattività dell’oro, che non produce interessi. In altre parole, cresce il costo opportunità di detenere metallo giallo.
Strettamente collegato a questo punto è la prospettiva di un rafforzamento del dollaro. L’oro è quotato in dollari: quando la valuta statunitense si apprezza, il metallo diventa più costoso per gli investitori che operano in altre valute, con un effetto depressivo sulla domanda globale. Storicamente, dollaro forte e oro tendono a muoversi in direzioni opposte, e quanto accaduto di recente rientra in questa dinamica, anche se, ovviamente, è un ragionamento che va valutato in prospettiva.
Un terzo fattore è di natura più tecnica e riguarda il comportamento degli investitori finanziari. Il rialzo dell’oro nei mesi precedenti è stato rapido e intenso, sostenuto anche da posizioni speculative sui mercati dei futures. Quando il sentiment cambia, anche solo parzialmente, le prese di profitto possono diventare improvvise e concentrate, amplificando i ribassi. In mercati molto liquidi e con leva finanziaria, queste dinamiche producono spesso movimenti violenti in poco tempo.
Infine, il calo dell’oro va letto nel contesto di una maggiore volatilità sui mercati delle materie prime nel loro complesso. In fasi di tensione o di riallineamento delle aspettative macroeconomiche, gli investitori tendono a ridurre l’esposizione agli asset fino a quel momento più richiesti, vendendo in modo trasversale per aumentare la liquidità o riequilibrare i portafogli.
Non cambiano le prospettive "strutturali"
In sintesi, la discesa dell’oro non segnala necessariamente un cambiamento strutturale del suo ruolo di lungo periodo, ma piuttosto una correzione dopo eccessi di breve termine, alimentata da tassi attesi più alti, dollaro forte e prese di profitto. Come spesso accade, il “bene rifugio” resta tale soprattutto nel lungo periodo, mentre nel breve può essere soggetto a oscillazioni anche significative.
In questo contesto ribadiamo il nostro consiglio mantieni su Invesco physical gold (403,83 euro al 31/01; Isin IE00B579F325).