Non è tutto oro quel che è verde
Greenium
Greenium
Nel giro di poco più di dieci anni, il mercato dei green bond ha vissuto una trasformazione profonda, passando da strumento marginale a componente strutturale della finanza istituzionale. Dai meno di 200 titoli presenti nel 2014 si è arrivati, nel 2024, a superare i 3.000 miliardi di dollari in circolazione. Una crescita così rapida ha però sollevato interrogativi cruciali: si tratta soltanto di una forma di segnalazioni a livello ESG o esiste un vantaggio finanziario reale e persistente?
Il Working Paper 3176 della BCE fornisce una risposta chiara, individuando nel cosiddetto greenium lo snodo centrale del fenomeno. Il greenium rappresenta lo sconto sul rendimento che il mercato riconosce ai titoli green e testimonia come la sostenibilità non sia più un semplice costo reputazionale, ma un fattore che incide direttamente sul costo del capitale. Tuttavia, l’analisi mostra che il mercato è entrato in una nuova fase: non è più sufficiente un’etichetta generica, poiché oggi gli investitori prezzano con estrema precisione l’identità climatica complessiva dell’emittente.
La sola presenza dell’etichetta “green” garantisce in media un risparmio di 16 punti base (01,6%) sul rendimento a scadenza al momento dell’emissione. Questo vantaggio non è puramente tecnico, ma riflette una dinamica più profonda: gli investitori accettano rendimenti inferiori non solo per vincoli di sostenibilità, ma anche per una crescente disutilità associata al detenere titoli brown in portafoglio. In altre parole, il costo del capitale aumenta per chi resta indietro nella transizione ambientale.
L’elemento più sofisticato dell’analisi emerge però quando si supera la valutazione del singolo progetto finanziato. Il mercato adotta un approccio a due livelli, considerando l’intera performance ambientale dell’azienda. Quando un emittente rientra nel miglior 33% per punteggio ambientale, il greenium quasi raddoppia, arrivando a circa 33 punti base (0,33%). È significativo che solo la componente “E” dell’ESG mostri rilevanza statistica: i fattori sociali e di governance non incidono in modo significativo sulla determinazione dello sconto. Gli investitori, dunque, stanno isolando il rischio climatico come variabile finanziaria autonoma nella valutazione del debito verde.
A rafforzare ulteriormente questo meccanismo interviene la certificazione esterna. I titoli che rispettano standard riconosciuti, come quelli dell’ICMA o della Climate Bonds Initiative, beneficiano di un ulteriore incremento del greenium, pari a circa lo 0,15%. Per le imprese con livelli di trasparenza ancora limitati, la certificazione funge da sigillo di qualità e riduce i dubbi sull’autenticità delle credenziali ambientali. Il vantaggio complessivo per i titoli certificati si attesta così intorno allo 0,25%, confermando che il mercato attribuisce valore concreto alla verifica indipendente.
La trasparenza, tuttavia, non produce effetti positivi solo nel perimetro dei green bond. La semplice pubblicazione di un E-score agisce come un segnale di qualità che riduce l’asimmetria informativa e abbassa i costi di emissione anche del debito convenzionale. Le aziende che rendono pubblici i propri dati ambientali ottengono una riduzione del rendimento richiesto dagli investitori compresa tra lo 0,2% e lo 0,23%. La trasparenza si configura quindi come un vero e proprio asset finanziario, capace di incidere sul costo complessivo del capitale.
Queste dinamiche si amplificano ulteriormente nei periodi di forte incertezza climatica. Quando aumentano l’attenzione mediatica e l’incertezza delle politiche climatiche, il greenium può arrivare fino allo 0,44%. In queste fasi, il vantaggio non è limitato agli emittenti con performance ambientali eccellenti, ma si estende temporaneamente anche a quelli con risultati medi. Nei momenti di stress, il mercato ricerca asset climaticamente resilienti come strumento di protezione dai rischi di transizione e fisici.
Infine, l’analisi mette in luce un aspetto cruciale dal punto di vista economico e politico: il mercato dei green bond non esclude le aziende ad alte emissioni. Anche gli emittenti con bassi punteggi ambientali possono beneficiare del greenium di base, purché il progetto finanziato sia solido. Questo meccanismo evita la “trappola della decarbonizzazione”, nella quale costi di finanziamento eccessivi impedirebbero alle aziende brown di investire nella transizione. Il greenium diventa così uno strumento di incentivo sistemico, capace di accompagnare anche i soggetti più in difficoltà lungo un percorso finanziariamente sostenibile verso modelli produttivi più puliti.
CONSIDERAZIONI FINALI PER L’INVESTITORE
Un aspetto molto importante che emerge dai risultati di questo studio della BCE è che la presenza del greenium, nelle sue diverse ampiezze e nelle varie casistiche analizzate, deve essere interpretata come una migliore valutazione del rischio legato all’emittente dell’obbligazione. In altri termini, un’etichettatura green e una maggiore trasparenza hanno l’effetto di ridurre il rendimento richiesto dagli investitori al momento dell’emissione. Questo avviene per un motivo molto semplice: vi è una maggiore trasparenza e una conoscenza più approfondita dei rischi legati ai fattori ambientali dell’emittente. In sostanza, sono disponibili informazioni aggiuntive che consentono di valutare in modo più completo tutti i rischi che gravano sull’emittente.
Un livello più elevato dell’indicatore di punteggio ambientale significa, nella pratica, che l’emittente è meno esposto ai rischi ambientali. Di conseguenza, l’emittente nel suo complesso presenta un rischio globale inferiore. A un rischio inferiore deve necessariamente corrispondere un rendimento inferiore. Il greenium, inteso come riduzione del rendimento richiesto dagli investitori al momento dell’emissione per sottoscrivere un green bond, deve quindi essere considerato come una correzione per il rischio del rendimento dell’obbligazione. Non bisogna pensare che si tratti di un premio alla virtù del bond, né che l’investitore rinunci volontariamente a una parte del rendimento per motivi etici o valoriali. Non è questo il punto.
Poiché si è consapevoli di acquistare un’emissione meno rischiosa, è naturale che il rendimento associato sia inferiore. Il meccanismo è del tutto analogo a quanto avviene nel caso delle obbligazioni con rating diversi: a un rating migliore corrisponde un rendimento inferiore. Lo stesso principio si applica anche in questo caso. Si tratta dunque di un rendimento aggiustato per il rischio, che porta a una corretta valutazione delle obbligazioni green al momento dell’emissione. Da questo punto di vista, ragionando in termini di rischio e rendimento aggiustato per il rischio, non si sta in realtà rinunciando a nulla.