La settimana delle Borse: colpo di freno sui listini
Settimana delle Borse 1628
Settimana delle Borse 1628
Settimana di riflessione per le Borse, che dopo la scia di rialzi si prendono una pausa e arretrano, con una flessione un po’ più marcata negli Usa rispetto all’Europa. Questa differenza tra vecchio e nuovo continente non stupisce più di tanto se si considera che il tema dominante sono le discussioni sul fatto che i titoli tecnologici siano diventati o no troppo cari, e infatti è soprattutto il comparto tecnologico ad arretrare, pesando di più sulla Borsa Usa dove è maggiormente presente. Non vediamo, tuttavia, motivi per cambiare i nostri consigli sulle singole azioni, ma a livello di strategie di portafoglio ci sono, invece, dei cambiamenti.
Nonostante il calo del petrolio, passato da 65,1 a 63,4 dollari al barile, le società del settore chiudono in media intorno al pareggio: a influenzare il risultato è la pubblicazione dei risultati trimestrali di molte società. Tra queste, Exxon Mobil (114,5 Usd; Isin US30231G1022) che coi dati consuntivi ha colto l'opportunità di ribadire l’obiettivo di produzione di 5,4 milioni di barili al giorno entro il 2030, rispetto ai 4,7 milioni del 3° trimestre. Il gruppo prosegue la sua strategia di crescita della produzione, con il lancio di nuovi progetti e l’acquisizione di terreni nella regione del bacino del Permiano (Texas e Nuovo Messico). Il gruppo si rafforza anche in Guyana, l'altro suo principale motore di crescita. Risultati superiori alle aspettative, invece, per TotalEnergies (53,24 euro, Isin FR0000120271) grazie alle attività a valle (che includono raffinazione e distribuzione), dove i margini di raffinazione sono in ripresa. Nella produzione/esplorazione, l'aumento del 4,2% della produzione ha, comunque, compensato il calo dei prezzi del petrolio. Un andamento simile si è registrato anche nel Gnl (gas naturale liquefatto), dove l’aumento della produzione del 3,7% ha mitigato il calo dei prezzi di vendita. Entrambi i titoli sono correttamente valutati: mantieni.
Nel terzo trimestre, Telecom Italia (0,48 euro, Isin IT0003497168) torna a registrare un (seppur piccolo) utile, pari a 23 milioni di euro. Contando anche il primo semestre, la perdita si ridimensiona così a 109 milioni di euro (0,01 euro per azione). Non si tratta di dati particolarmente sorprendenti, e la stessa cosa vale per i ricavi. Nei primi nove mesi dell’anno, infatti, il fatturato complessivo è cresciuto del 2,3% rispetto ai primi nove mesi del 2024, con un andamento diverso nelle varie divisioni: se a trainare è stato, ancora una volta, il Brasile con un +4,7%, anche Tim Enterprise (la divisione di Tim focalizzata sui servizi per le imprese) si difende bene con un +4,4%, ma Tim Consumer (la divisione dei clienti al dettaglio nella telefonia in Italia) non tiene il passo, con ricavi in calo dello 0,4%. Alla luce di questi dati, il management conferma le sue previsioni, con un rafforzamento dei conti nel quarto trimestre. Anche noi confermiamo le nostre, che coerentemente con le previsioni del management vedono un ritorno all’utile per l’intero 2025: 0,01 euro per azione. Quanto al 2026 e al 2027, stimiamo utili di 0,02 euro per azione in entrambi gli anni. Mantieni.
I risultati del 3° trimestre di Teva (Isin US8816242098) hanno superato le attese, con un aumento delle vendite del 3% (senza cessioni/acquisizioni e effetti di cambio), trainato dalle belle performance dei suoi farmaci sotto brevetto. Dopo questo undicesimo trimestre consecutivo di crescita, il management ha alzato le previsioni. Questi annunci hanno fatto balzare il titolo dai 22,77 Usd di venerdì scorso a 24,46 Usd attuali. Ciò nonostante, resta correttamente valutato. Mantieni.