Azioni e ETF del settore difesa: opportunità e rischi per gli investitori
Settore difesa: azioni, Etf
Settore difesa: azioni, Etf
La guerra in Ucraina e la prospettiva di un disimpegno militare degli Stati Uniti dall’Europa hanno costretto i governi europei a porre fine alla pratica di attingere ai bilanci della difesa per finanziare altre priorità. Tuttavia, l’abbandono del cosiddetto “dividendo della pace” (vedi box) del periodo post-Guerra fredda resta controverso e l’invecchiamento della popolazione europea fa sì che la pressione sui bilanci nazionali sia destinata a aumentare. Convincere le popolazioni di Paesi stabili o prosperi della necessità di prepararsi a un futuro belligerante è difficile. Per ora, con il conflitto che continua a serpeggiare in Ucraina, in tutta Europa c’è un ampio consenso sull’aumento della spesa militare. I bilanci della difesa di quasi tutti i Paesi europei sono cresciuti tra il 2022 e il 2024. I membri della Nato hanno promesso di destinare il 5% del PIL alla difesa e nel 2025 dovrebbero aver speso oltre 1.500 miliardi, dai circa 1.000 miliardi del 2014. Del resto, a lungo termine, dovranno far fronte all’annunciata volontà statunitense di contribuire meno alla difesa dei confini europei.
La difesa in Borsa, tra ETF e azioni
In Ucraina a gennaio ci sono stati nuovi attacchi, ma a destare maggiore allarme sono stati il blitz degli Stati Uniti in Venezuela e le ripetute affermazioni di Trump secondo cui l’America, e non la Danimarca, dovrebbe controllare la Groenlandia. Molti analisti vedono in queste mosse un chiaro segnale per l’Europa circa la necessità di un serio e rapido riarmo e gli investitori stanno scommettendo proprio su questo. Il rialzo segue il progresso già osservato lo scorso anno, nel 2025 l’Ishares Glob Aerospc & Defence Ucits Etf (8,81 euro, IE000U9ODG19) ha guadagnato il 38,16% (in euro e dividendi inclusi), Invesco Defence Innovation Ucits Etf Acc (8,7 euro, IE000BRM9046) il 40,8%, VanEck Defense Ucits Etf (63,38 euro, IE000YYE6WK5) il 49,56% e quello specializzato sul mercato europeo, il WisdomTree Europe Defence Ucits Etf (35,23 euro, IE0002Y8CX98), dalla data di avvio, l’11/3/2025, ha messo a segno il 18,9%. Nel frattempo, la richiesta di Trump di un aumento di 500 miliardi di dollari del bilancio della difesa di Washington sta contribuendo ad alimentare i rialzi, anche per via dei potenziali benefici per aziende al di fuori degli Stati Uniti. Con la Germania al centro dei piani di spesa militare della regione, il produttore di armamenti Rheinmetall (1909 euro, DE0007030009) dopo il balzo record del 154,7% (dividendi inclusi) nel 2025, sta guadagnando il 22,6% da inizio anno. L’italiana Leonardo (59,56 euro, IT0003856405) dall’inizio del 2026 è salita del 21,2% (nel 2025 hanno guadagnato il 91,8%, dividendi inclusi) e BAE Systems (2066 pence, GB0002634946) del 20,8% (44% il guadagno del titolo nel 2025). Anche la francese Thales (264,3 euro, FR0000121329) ha guadagnato il 68,3% nel 2025 e da inizio anno un ulteriore 15%. Il rally dei titoli sta inoltre spingendo alcuni dei maggiori operatori dell’industria della difesa europea a predisporre piani per la quotazione in Borsa, come ad esempio il produttore di veicoli blindati e munizioni Czechoslovak Group AS, che dovrebbe approdare a breve sulla Borsa di Amsterdam.
Difesa e sicurezza sono emerse anche come temi centrali per gli investitori asiatici all’inizio del 2026, sulla base delle aspettative di un beneficio derivante dagli ordini per l’export. Tra i protagonisti figura il gruppo sudcoreano Hanwha Aerospace Co. (Isin KR7272210006) e il concorrente locale Hyundai Rotem Co. (KR7064350002). Tra le altre società della regione ci sono la taiwanese Aerospace Industrial Development Corp. (TW0002634003) e la giapponese Howa Machinery Ltd (JP3840600005): i loro titoli sono sostenuti da voci che le vedono favorite per aggiudicarsi commesse verso Iraq e Arabia Saudita.
Punti di attenzione
Tuttavia, l’impulso derivante dalla spinta di Trump verso una maggiore spesa militare è stato attenuato dai suoi piani di limitare buyback e dividendi nel settore. Secondo alcuni analisti, questa limitazione alla remunerazione agli azionisti potrebbe tradursi in un ulteriore elemento positivo per le società della difesa al di fuori degli Stati Uniti.
Permangono inoltre alcune possibili criticità per le prospettive positive del settore. Un avanzamento significativo nei negoziati di pace in Ucraina potrebbe frenare la corsa dei titoli. Un’altra fonte di preoccupazione riguarda le valutazioni: l’ultimo rally ha portato i multipli dei titoli a ulteriori aumenti. I rialzi dello scorso anno si sono raffreddati nella seconda metà del 2025, quando gli investitori sono diventati impazienti riguardo ai tempi con cui l’ondata di spesa pubblica per equipaggiamenti militari si sarebbe tradotta nei risultati economici delle aziende.
Quindi, azioni o ETF della difesa?
Per ora, la visione prevalente del mercato sembra essere che i piani di spesa militare dovranno aumentare alla svelta per tenere il passo con l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche. Si tratta di una scommessa, dove i rischi sono alti. Confermiamo, a chi è disposto a tollerare la volatilità del mercato e a monitorare in modo continuo l’investimento, il nostro consiglio di acquisto speculativo su Leonardo, BAE Systems e Thales, meglio evitare Rheinmetall che è troppo cara pur in un mercato con valutazioni elevate. Per stemperare il rischio, si può optare per gli Etf di settore, in particolare su quello WisdomTree Europe Defence specializzato sull’Europa: nel suo portafoglio trovano posto Thales (12,2%), BAE Systems (12%), Rheinmetall (11,4%) e Leonardo (8,45%). Gli altri Etf che consigliamo sul settore (Ishares Glob Aerospc & Defence, Invesco Defence Innovation e VanEck Defense) hanno un’esposizione globale con oltre il 50% del portafoglio investito in società statunitensi. @
Cos’è il “dividendo della pace”?
Quando finisce una grande fase di tensione o di guerra, gli Stati possono spendere meno per le armi e gli eserciti e usare quei soldi per altro. In pratica, dopo la fine della Guerra fredda si pensava che le guerre tra grandi potenze fossero meno probabili, molti Paesi hanno ridotto le spese militari destinando le risorse risparmiate alla sanità, istruzione, infrastrutture o riduzione delle tasse. Questo “risparmio” ottenuto grazie a un contesto internazionale più stabile è ciò che viene chiamato dividendo della pace. Oggi se ne parla perché, con il ritorno di forti tensioni geopolitiche, quel dividendo viene meno: gli Stati tornano ad aumentare la spesa per la difesa e hanno quindi meno risorse da allocare altrove.