Streaming musicale nell’era dell’AI: Spotify tra leadership globale e nuove sfide
Musica, algoritmi e streaming: Spotify nell’era dell’intelligenza artificiale.
Musica, algoritmi e streaming: Spotify nell’era dell’intelligenza artificiale.
Nelle ultime settimane Spotify Technologies (498,64 Usd; Isin LU1778762911, è quotata al Nyse) è tornata al centro dell’attenzione per le indiscrezioni sullo sviluppo di Spotify Page Match, una nuova funzionalità che permetterebbe di sincronizzare la lettura di un libro fisico con il relativo audiolibro. Il sistema farebbe leva sulla fotocamera dello smartphone e su tecnologie di riconoscimento del testo, consentendo all’utente di passare senza soluzione di continuità dalla pagina cartacea all’audio.
Se confermata, l’iniziativa rappresenterebbe un esempio emblematico della strategia attuale della società: contrastare gli effetti potenzialmente negativi dell’AI usando la stessa intelligenza artificiale come leva di crescita. Spotify si muove infatti in una fase di consolidamento strategico, in cui il rafforzamento dei fondamentali economici si accompagna alla necessità di presidiare un contesto tecnologico sempre più complesso. La diffusione di contenuti musicali generati artificialmente solleva interrogativi su qualità, diritti e monetizzazione, spingendo la piattaforma a investire in un uso “governato” dell’AI.
Strumenti come Spotify DJ, le playlist contestuali basate su modelli generativi e l’espansione negli audiolibri mirano a rafforzare la relazione diretta con l’utente e a differenziare l’offerta in un mercato musicale sempre più standardizzato e affollato.
Spotify nasce in Svezia nel 2006, fondata da Daniel Ek e Martin Lorentzon, con l’obiettivo di offrire un’alternativa legale e semplice alla pirateria musicale. Il servizio viene lanciato ufficialmente nel 2008, introducendo un modello allora innovativo: accesso gratuito con pubblicità affiancato a un abbonamento a pagamento privo di annunci.
Il modello freemium si rivela decisivo per la crescita della piattaforma, che negli anni amplia il catalogo e sviluppa sofisticati sistemi di raccomandazione. A partire dalla seconda metà degli anni 2010, Spotify estende il perimetro oltre la musica, puntando su podcast e successivamente su audiolibri, con l’ambizione di diventare una piattaforma audio a tutto tondo. Nel 2018 la società debutta a Wall Street con una quotazione diretta al NYSE, rafforzando la propria visibilità internazionale. Dopo anni di investimenti e crescita dimensionale, nel 2024 Spotify raggiunge la redditività operativa, completando il passaggio da start-up innovativa a grande gruppo globale.
Nonostante i risultati positivi, vi sono ancora alcuni aspetti da tenere in considerazione.
I dati del terzo trimestre 2025 confermano la solidità del modello di business di Spotify: la crescita della base utenti, l’aumento dei ricavi e una significativa capacità di generare cassa contribuiscono a rafforzare la flessibilità finanziaria della società.
Sul fronte borsistico, a gennaio 2026 Spotify è quotata al NYSE con una capitalizzazione compresa tra 103 e 130 miliardi di dollari. Nel corso del 2025 il titolo ha registrato una performance positiva di circa +40%, riflettendo il miglioramento della redditività e le aspettative di crescita del mercato.
In vista della pubblicazione dei risultati del quarto trimestre 2025, attesa per il 10 febbraio 2026, le stime indicano 745 milioni di utenti attivi mensili (MAU), 289 milioni di abbonati e ricavi intorno a 4,5 miliardi di euro.
Un elemento strutturale distingue Spotify dai principali concorrenti: nessuno degli altri operatori fa solo streaming musicale. Apple, Amazon e Alphabet integrano la musica all’interno di ecosistemi più ampi (hardware, e-commerce, advertising, video), potendo sostenere l’offerta musicale anche con margini ridotti. Spotify opera esclusivamente invece nello streaming audio, più esposto alle dinamiche specifiche del settore, ma anche più focalizzato.
Le prospettive del settore dello streaming musicale restano positive, anche se il mercato mostra segni di maggiore maturità. Secondo le analisi disponibili, il valore complessivo del comparto dovrebbe passare da 23,18 miliardi di dollari nel 2025 a 34,87 miliardi entro il 2030, con una crescita media annua di circa l’8,5%. Alcune stime, su periodi più lunghi, indicano una crescita più elevata, che potrebbe arrivare fino al 16–17% annuo
La crescita riguarda anche i consumi: nel 2025 il numero di ascolti musicali a livello globale ha raggiunto 5,1 trilioni, con un aumento del 9,6% rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, i ricavi dell’industria musicale continuano ad aumentare, grazie soprattutto allo streaming, che si conferma il principale canale di diffusione della musica, come rilevato dall’IFPI.
Nel complesso emerge un settore in cui l’abbonamento resta la forma di accesso più importante, la crescita è sostenuta dai Paesi emergenti e la pubblicità mostra un andamento meno stabile, influenzato da una concorrenza sempre più intensa e da cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.
Alla luce dei dati disponibili, la qualità dei risultati di Spotify è buona, ma nel breve periodo il quadro resta prudente. Il momentum di Borsa è negativo e i multipli risultano meno attraenti rispetto al settore. Per questo, al momento non consigliamo di posizionarsi sul titolo, che potrebbe ancora scendere.
Tuttavia, sia il settore dello streaming musicale sia Spotify come azienda restano interessanti in prospettiva, soprattutto se la piattaforma riuscirà a trasformare l’innovazione legata all’AI e la crescita degli utenti in valore economico sostenibile nel lungo periodo.

MAU (Monthly Active Users)
Utenti attivi mensili. Indica il numero di persone che utilizzano Spotify almeno una volta al mese. Include sia gli utenti che pagano un abbonamento sia quelli che usano il servizio gratuito con pubblicità. Serve a misurare la dimensione complessiva della piattaforma.
Abbonati Premium
Utenti che pagano un abbonamento mensile per accedere ai contenuti senza pubblicità e con funzionalità aggiuntive. È la componente più importante per la generazione dei ricavi.
Fatturato (Ricavi)
Il valore totale delle vendite realizzate dalla società in un periodo di tempo. Nel caso di Spotify, deriva principalmente dagli abbonamenti Premium e, in misura minore, dalla pubblicità.
Crescita a cambi costanti
Misura l’andamento dei ricavi eliminando l’effetto delle variazioni dei tassi di cambio. Serve a capire se l’attività cresce davvero, al netto delle oscillazioni valutarie.
Utile operativo
Il risultato economico dell’attività caratteristica dell’azienda, prima di considerare imposte e oneri finanziari. Indica quanto il modello di business è profittevole nella gestione ordinaria.
Free Cash Flow (Flusso di cassa libero)
La cassa effettivamente generata dall’attività, una volta coperti i costi operativi e gli investimenti necessari. È un indicatore chiave della solidità finanziaria e della capacità di sostenere crescita, innovazione o ridurre il debito.
Capitalizzazione di mercato
Il valore complessivo dell’azienda in Borsa, calcolato moltiplicando il prezzo dell’azione per il numero totale delle azioni in circolazione. Riflette le aspettative degli investitori sul futuro della società.
Segmento Ad-Supported
La parte di utenti che utilizza Spotify gratuitamente e visualizza o ascolta pubblicità. È importante per la crescita della base utenti, ma genera ricavi inferiori rispetto agli abbonamenti.
Churn
Il tasso di abbandono degli utenti, in particolare degli abbonati a pagamento. Indica quanti clienti smettono di usare o pagare il servizio in un determinato periodo.