Oltre il cacao: la nuova rotta di Barry Callebaut
Barry Callebaut reagisce all'aumento del prezzo del cacao
Barry Callebaut reagisce all'aumento del prezzo del cacao
Negli ultimi anni Barry Callebaut (1.403 Chf; Isin CH0009002962) si è trovata ad affrontare una delle fasi più complesse della propria storia recente. L’esplosione dei prezzi del cacao, spinta da raccolti deboli in Africa occidentale e da una crescente instabilità climatica, ha messo sotto pressione l’intera industria del cioccolato. I numeri dell’ultimo esercizio chiuso, il 2024/25, raccontano bene questa tensione tra crescita apparente e difficoltà strutturali.
Nel periodo concluso ad agosto 2025 il gruppo svizzero ha registrato ricavi per circa 14,8 miliardi di franchi svizzeri, in aumento di oltre il 40% rispetto all’anno precedente. Una crescita molto rilevante, che però non riflette un’espansione dei volumi, bensì l’effetto quasi meccanico dell’aumento dei prezzi del cacao trasferito a valle. Le tonnellate vendute sono infatti diminuite di circa il 6–7%, segnalando una domanda più debole e una maggiore selettività nei clienti serviti.
Sul fronte della redditività operativa, Barry Callebaut ha mostrato una discreta capacità di tenuta. L’EBIT ricorrente si è attestato attorno ai 703 milioni di franchi, con una crescita di poco superiore al 6% a cambi costanti. Il dato indica che il gruppo è riuscito in parte a proteggere i margini, nonostante l’aumento dei costi e le tensioni lungo la filiera. Diverso, invece, il quadro dell’utile netto: il risultato finale ricorrente è sceso a circa 250 milioni di franchi, con un calo di oltre il 30% rispetto all’esercizio precedente. A pesare sono stati soprattutto i maggiori oneri finanziari, gli investimenti in trasformazione industriale e digitale e la contrazione dei volumi.
Un elemento positivo arriva dalla gestione finanziaria. Nella seconda metà dell’esercizio il gruppo ha generato un forte flusso di cassa, riuscendo a ridurre sensibilmente l’indebitamento. Il rapporto tra debito netto ed Ebitda, che aveva superato livelli di allerta, è sceso verso 4,5 volte, con l’obiettivo dichiarato di portarlo sotto 3,5 volte nel corso del 2025/26. Un segnale importante per un’azienda che opera in un settore altamente ciclico e dipendente dalle materie prime.
Le indicazioni più recenti, relative ai primi mesi dell’esercizio 2025/26, confermano un quadro ancora prudente. Barry Callebaut prevede per l’anno in corso volumi ancora in lieve calo, soprattutto nella prima metà, ma si attende una crescita dell’EBIT ricorrente compresa tra il 3 e il 7% e un miglioramento più marcato del risultato prima delle imposte. In altre parole, meno prodotto venduto, ma con una maggiore attenzione alla redditività e alla solidità finanziaria.
È in questo contesto che va letta la partnership commerciale di lungo periodo con Planet A Foods, la start-up tedesca che ha sviluppato ChoViva, un’alternativa al cioccolato senza cacao. L’accordo rappresenta una novità rilevante non tanto per il peso immediato sui conti, quanto per il suo valore strategico. Barry Callebaut rimane fortemente ancorata al cacao, ma riconosce la necessità di affiancare al proprio core business soluzioni capaci di ridurre l’esposizione a una materia prima sempre più volatile.
Dal punto di vista economico, i prodotti cocoa-free come ChoViva promettono una maggiore stabilità dei costi. Utilizzando ingredienti alternativi, spesso coltivati in Europa, queste soluzioni evitano i picchi estremi dei mercati del cacao e consentono una pianificazione più prevedibile. In alcuni casi, il costo della materia prima risulta anche inferiore rispetto al cioccolato tradizionale, un aspetto particolarmente interessante per l’industria dolciaria e per i prodotti a marchio del distributore.
Sul piano della sostenibilità, il potenziale è ancora più evidente. Secondo le valutazioni comunicate da Planet A Foods, ChoViva avrebbe un’impronta climatica fino all’80% inferiore rispetto al cioccolato convenzionale. L’assenza di cacao elimina inoltre alcuni dei problemi storici della filiera, come la deforestazione e le criticità sociali nei Paesi produttori. Tuttavia, non mancano i limiti. Le alternative cocoa-free sono ancora in una fase di crescita, devono dimostrare di poter essere prodotte su larga scala con qualità costante e non possono, almeno per ora, sostituire completamente il cioccolato tradizionale in termini di gusto, percezione e valore simbolico.
Per Barry Callebaut, quindi, la partnership con Planet A Foods non è una fuga dal cacao, ma una scelta di diversificazione intelligente. Accanto a un business storico che resta centrale ma sempre più esposto a rischi esterni, il gruppo costruisce nuove opzioni per il futuro, capaci di intercettare le richieste di sostenibilità, stabilità e innovazione che arrivano dal mercato.
Se hai fatto una scommessa sul titolo, oggi sei in guadagno del 33% circa, in euro e dividendi inclusi, dal nostro primo consiglio, a gennaio 2025, e del 17% circa dal secondo consiglio di ottobre 2025. Le prospettive di Barry Callebaut, a lungo termine, restano positive - secondo il nostro modello di valutazione il momentum è positivo, la qualità dei risultati è nella media; tuttavia, i multipli del gruppo sono peggiori del settore di riferimento. Pertanto, secondo noi, è venuto il momento di portarti a casa i guadagni, vendendo i titoli in tuo possesso.
Barry Callebaut nasce nel 1996 dalla fusione tra la francese Cacao Barry e la belga Callebaut, due aziende con origini che risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. Da allora il gruppo ha costruito una posizione unica nel settore, diventando il principale trasformatore mondiale di cacao e cioccolato. A differenza dei grandi marchi consumer, Barry Callebaut opera prevalentemente come fornitore per l’industria e per i professionisti, controllando l’intera filiera: dall’acquisto delle fave di cacao alla produzione di cioccolato, burro e polveri. Oggi il gruppo è presente in oltre trenta Paesi e rappresenta un punto di riferimento globale per il settore.
Negli ultimi due anni il cacao è diventato uno dei simboli più evidenti di quanto il cambiamento climatico possa incidere sull’economia reale. Tra il 2023 e il 2025 il prezzo delle fave di cacao ha raggiunto livelli storicamente elevati, arrivando in alcuni momenti a superare di quattro o cinque volte le medie degli anni precedenti. Alla base di questa impennata ci sono raccolti particolarmente deboli in Africa occidentale, dove si concentra la maggior parte della produzione mondiale, colpiti da piogge irregolari, malattie delle piante e anni di scarsi investimenti agricoli. Per aziende come Barry Callebaut, che trasformano grandi volumi di cacao, questa volatilità non è solo un problema di costo, ma di pianificazione. Il prezzo della materia prima incide direttamente sui listini, sui margini e sulla domanda finale: quando il cioccolato diventa più caro, consumatori e industrie tendono a ridurre gli acquisti o a cercare alternative.